sabato, ottobre 20

Cosa governa il governo Conte? Sul piano veramente politico la fiammata populista lascia, come ogni fuoco, solo cenere

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Nessuno dei punti politici tanto sbandierati sono presi seriamente in considerazione dall’attuale governo Lega-5S. La prudenza di approvare provvedimenti dagli effetti devastanti per il Paese li ha già fatti mettere in soffitta. Per esempio la flat tax: così com’è concepita avvantaggia i redditi bassi e quelli alti. I redditi intermedi, quelli che una volta si chiamavano della classe media, pagheranno cara la flat tax, che sarà un’altra decisione volta a estinguere la classe media, quindi il 30% della popolazione e italiana.

Allora, che governa questo governo? Governa i temi più caldi perché su quei temi si giocheranno i prossimi consensi. Sarà la più anomala campagna elettorale della storia perché condotta dai protagonisti direttamente dal governo, che permette loro visibilità continua. Questo governo sta amministrando la pancia populista e ogni membro del governo avrà il compito di andare all’arrembaggio  finale della pancia degli italiani: i migranti, la difesa personale (ossia, uso delle proprie armi contro l’intrusione dei ladri in casa), le tasse, in vista di propaganda elettorale, non fiscale. Un arrembaggio anche molto sospetto come la liberalizzazione senza limiti del contante, un provvedimento che avvantaggia l’illegalità.

Il problema è che una tal campagna politica usando le Istituzioni rappresenta uno screditamento delle Istituzioni. Non era mai successo, neanche nell’epoca di Berlusconi, che le istituzioni fossero tanto smaccatamente usate per tornaconto personale.

Il più lesto nell’uso personale delle Istituzioni è Matteo Salvini: non sta facendo nulla dal punto di vista economico e politico; sta facendo campagna acquisti tra i 5S, ormai una formazione a ruota della Lega, poiché applica i temi che hanno in condiviso ma silenzia del tutto quelli che non condivide, quelli che sono vicini all’anima di sinistra del movimento. In mezzo c’è Luigi Di Maio, la cui immaturità politica lo sta riducendo a yes man del vero primo ministro, ossia Salvini. Con buona pace di Giuseppe Conte, voluto da Di Maio perché vicino a lui sotto il profilo dell’immaturità politica, ma autorizzato a esserlo visto che di politica non si è mai interessato. Così Salvini, politico consumato visto che non fa altro da quando vive, ha trovato un’autostrada davanti a sé per raggiungere i suoi obiettivi.

Solo che Salvini è astuto perché si confronta con i polli. Perché sul piano veramente politico la fiammata populista lascia, come ogni fuoco, solo cenere. Ma non finisce qui la fortuna di Salvini (e quanta ragione aveva Machiavelli quando diceva che la fortuna è il primo alleato del politico. Il primo ma anche il più temibile, visto che la fortuna è una palla che gira…). Ne ha due immense: la fine politica di Berlusconi e quegli uomini stoccafissi dell’opposizione, il PD. Quando parlano sono già vecchi. Quando si parla dei migranti mettendo davanti il senso dell’umanità, non c’è nessuno dell’opposizione che si chieda dove inizi questo senso, se al momento dell’accoglienza o quando qualcuno inizia a spostare i migranti dai loro Paesi per farli entrare nel girone della morte. Uno spostamento che avviene per puro disegno politico e che l’appello al senso dell’umanità legittima. Legittima la tratta dei migranti, fatta di trafficanti di uomini e di oscuri disegni di qualche Paese che ha al centro l’indebolimento dell’Europa.

Il migrante ha fatto crescere il populismo, lo hanno capito tutti. Possibile che i non populisti non abbiano saputo affrontare in altro modo questo problema? E’ possibile, ancora, che le condizioni sociali globalmente cambiate dalla comunicazione non abbiano fatto capire ai non populisti che i flussi demografici non riescono più a essere gestiti sotto il profilo culturale ma esclusivamente finanziario?  Possibile che i non populisti non vedano che il miraggio del denaro trasforma i migranti in strumenti finanziari senza riuscire a far passare un contenuto culturale fatto di confronto tra cultura d’origine e cultura di destinazione? Ce ne siamo resi conto tutti quando un migrante circolava nella Metropolitana di Milano con un fucile dentro ai pantaloni: se un Paese sapesse affermare il suo sistema culturale, fatto di regole e comportamenti, nessun migrante sarebbe andato in giro in quel modo. Ma i non populisti si preoccupano solo della provenienza del migrante, non del destino del Paese ospitante. Uno squilibrio impressionante, uno squilibrio che si può solo spiegare dicendo che i non populisti sono pure loro, come i trafficanti di uomini e i Paesi che organizzano gli spostamenti, correi con la legge principale della globalizzazione,  ossia la legge del denaro.

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