venerdì, Aprile 23

Cosa c’è dietro la guerra commerciale Usa-Cina Secondo alcuni, i dazi non sarebbero altro che la conseguenza dell’incapacità statunitense di competere con il progresso tecnologico cinese. Ma è così?

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Si combatte l’ennesima ‘battaglia’ della guerra commerciale sino-americana, che vede da un lato i dazi imposti dagli Stati Uniti e dall’altro le risposte e i ‘contro-attacchi’ cinesi. L’ultimo atto si è consumato mercoledì 4 aprile, quando l’Amministrazione di Donald Trump ha reso pubblica la decisione di imporre nuovi dazi su 1.333 prodotti di origine cinese, soprattutto appartenenti all’area industriale, come ad esempio: componenti di reattori nucleari, automobili elettriche o motori jet.

La motivazione del Governo americano è la denuncia di una violazione di proprietà intellettuale, che secondo gli Stati Uniti, le industrie cinesi avrebbero fatto nei confronti di quelle americane. La risposta cinese non è tardata ad arrivare e il Paese ha reagito annunciando che avrebbe posto dei dazi su 106 prodotti americani tra cui agenti chimici, semi di soia e automobili. Proprio sulle automobili, il Presidente Trump, accusa su Twitter la Cina di aver posto «tasse inique sulle auto Usa». «Quando un’auto viene mandata negli Usa dalla Cina, c’è una tariffa del 2 1/2%. Quando un’auto viene spedita in Cina dagli Usa, c’è una tariffa del 25%. Questo sembra commercio libero ed equo? No, sembra commercio stupido. Ed è proseguito per anni!», scrive Trump.

Le parole di ieri del Presidente della Repubblica cinese Xi Jinping, sono sembrate la chiara risposta alle accuse di Trump. Xi è intervenuto con un discorso al Baoao Forum in corso sull’isola di Hainan, promettendo di ridurre, non appena possibile, le tariffe sulle importazioni delle auto ed ha ribadito l’intenzione cinese di aderire alle regole del mercato libero assicurando maggiore libertà per quanto riguarda esattamente la proprietà intellettuale contestata dagli Stati Uniti.

Alcuni analisti sostengono che gli Stati Uniti da un lato stanno cercando di strangolare lo sviluppo high-tech cinese mentre dall’altro contengono l’ascesa della Cina attraverso la guerra commerciale. Secondo un articolo del ‘Global Times’, quotidiano cinese in linea col Governo, Washington ha paura della crescente competitività della Cina nel campo delle alte tecnologie e adotta una misura di isolazionismo invece di motivare gli Stati Uniti a competere.

Le ‘paure’ statunitensi che si celano dietro la guerra dei dazi, che in realtà potrebbe rivelarsi una vera e propria ‘guerra tecnologica’, sono fondate. Infatti, il ricercatore del Centre for Research on Globalization, James Petras, nell’articoloTrump’s Protectionism and China’s Emergence as a World Economic Power’ pubblicato da ‘Global Research’ scrive di eccellenti esempi dei progressi della Cina nell’innovazione tecnologica. Un esempio è dato dal «gruppo Huawei, che nel 2017 spese 13,8 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo e prevede di aumentarne il budget annuale a 20 miliardi di dollari». Dunque, secondo alcuni, i dazi non sarebbero altro che la conseguenza dell’incapacità statunitense di competere con il progresso tecnologico cinese; la sinofobia di cui sarebbe affetta la Casa Bianca, avrebbe spinto il Presidente Trump ad escludere i cinesi dal mercato statunitense, adottando una politica commerciale del tutto protezionista.

Secondo i dati della Federal Reserve Bank of St. Louis, in termini di intensità di ricerca e sviluppo (R&S), gli Stati Uniti sono stati un leader globale nell’innovazione negli ultimi 20 anni. Tuttavia, la Cina ha recuperato rapidamente negli ultimi anni. Nel 1996, la Cina ha investito lo 0,56% del suo PIL in R & S, mentre gli Stati Uniti hanno investito il 2,44% del PIL. Nel 2015, la Cina ha investito il 2,06% del suo PIL, mentre gli Stati Uniti hanno investito il 2,79%. Cioè, l’intensità della R & S in Cina è aumentata di 1,5 punti percentuali e negli Stati Uniti di soli 0,3 punti percentuali. Gli Stati Uniti tentano di attaccare il piano cinese ‘Made in China 2025’. Tuttavia, le industrie cinesi in ambito di astronautica e aeronautica hanno una forte capacità di ricerca e sviluppo indipendente. La Cina ha superato gli Stati Uniti in settori chiave come le tecnologie di comunicazione 5G e la sua tecnologia robotica è molto competitiva.

Gli attuali punti di forza della Cina sono il suo pool di capitale finanziario e un crescente bacino di capitale umano. Secondo Ross Feingold, consulente politico di Taipei, il capitale finanziario consente alla Cina di replicare rapidamente le buone idee che arrivano da altre località dell’Asia come Giappone, Corea e Taiwan, o dagli Stati Uniti, dal Canada o dall’Europa occidentale. “Lo vediamo sia nel settore manifatturiero, dove, ad esempio, la Cina produce per acquirenti locali o globali, sia in software, dove la Cina riesce ad adattare rapidamente idee di e-commerce e ad utilizzarle all’interno del Paese”.

Secondo Feingold, per aumentare lo sviluppo tecnologico è necessario un grosso capitale umano e la Cina ha un numero crescente di professionisti qualificati nel campo della tecnologia, compresi quelli che hanno studiato all’estero e tornano in Cina per sviluppare le imprese, piuttosto che rimanere all’estero al termine della loro istruzione . “Un esempio recente che combina la forza del capitale finanziario e del capitale umano è la cripto-valuta, un concetto che non viene dalla Cina, ma che aziende cinesi, investitori e utenti hanno abbracciato con entusiasmo”, afferma Feingold.

Tuttavia secondo Feingold il Paese deve affrontare ancora numerose sfide, ed è qui che la Cina continua a rimanere indietro rispetto ad altre località. Lo stato di diritto, il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale e un ambiente educativo e imprenditoriale che promuove la creatività e l’innovazione, per ora, sono aree che hanno tutte bisogno di miglioramenti, e “il progresso tecnologico della Cina resterà sempre indietro rispetto ad altri luoghi che eccellono in queste cose”.

Sia gli stakeholder commerciali che quelli governativi in ​​Cina sanno che le tecnologie più innovative, per ora, vengono create in hub tecnologici fuori dalla Cina, sia dalla Silicon Valley, dal Cambridge Cluster, che da luoghi simili in tutto il mondo. Sebbene si investano molti soldi per sviluppare hardware e software a livello nazionale, il modo più rapido per migliorare il know-how interno è acquisirlo acquistando da società straniere o imponendo il trasferimento tecnologico a società straniere che fanno affari in Cina.Le società cinesi, alcune di proprietà statale o, se no, che lavorano a stretto contatto con il Governo, hanno beneficiato di entrambe queste strategie, l’acquisizione di società estere o il trasferimento di tecnologia”, afferma Feingold e continua: “Dopo molti anni ci si è accorti che questi eventi possono avere implicazioni negative di tipo commerciale, tecnologico e persino di sicurezza nazionale, il Governo americano sta finalmente rispondendo. Così ora vediamo un Governo degli Stati Uniti che sta osservando la situazione più da vicino; ha proposto acquisizioni di società statunitensi da parte di società cinesi, e negli attuali negoziati commerciali, vuole che la Cina cessi di richiedere trasferimenti tecnologici”.

Dopo anni di furti di proprietà intellettuale o trasferimenti tecnologici forzati, ora vediamo che le parti interessate negli Stati Uniti stanno iniziando a fare qualcosa. Queste parti interessate sono numerose e includono l’industria statunitense, i membri del Congresso, la sicurezza di stabilimento nazionale, le agenzie di intelligence e i militari, così come la Casa Bianca e le agenzie esecutive come il Dipartimento del Commercio e il rappresentante commerciale degli Stati Uniti”, spiega Feingold.

Alla luce di tutto ciò, non è ancora chiaro se la guerra commerciale sia stata scatenata dagli USA per una sorta di sinofobia in ambito tecnologico, o per rivendicare, come affermato dal Presidente Trump la cosiddetta ‘proprietà intellettuale’, ‘rubata’ dalle aziende cinesi. L’unica cosa che sembra  scaturire da quanto sta accadendo è che dietro la guerra dei dazi di nasconde quasi sicuramente una guerra tecnologica che ad oggi, lascia un grosso punto interrogativo sul quanto e sul come si evolverà.

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