mercoledì, Maggio 12

Cosa c’è dietro il gioco d’azzardo field_506ffbaa4a8d4

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Il gioco d’azzardo è una pratica antica. Giocavano ai  dadi i cinesi già 5 mila anni fa, Greci e Romani, si sa,  giocavano d’azzardo, la passione dei   romani erano le scommesse sulle corse delle bighe o sui gladiatori, puntando i loro sesterzi, assistiti, credevano, dalla dea Fortuna. Il fenomeno dunque è antico e non  stupisce il fatto che coinvolga giovani e anziani, bambini e vecchi, insomma che abbia una sua trasversalità. Ciò che colpisce, invece, è la sua rilevanza crescente, anche qui, nel nostro Paese, ove esistono più punti giochi che posti letto in ospedale. Di questo  fenomeno, che è  sociale ma soprattutto comportamentale e,  culturale in senso lato,  ne abbiamo parlato con uno dei massimi studiosi della materia, Filippo Torrigiani, empolese, dal febbraio scorso consulente  sulla materia  per la Commissione  parlamentare Antimafia. Sui temi della legalità e del contrasto al gioco d’azzardo Filippo è impegnato da anni, tanto da dedicarvi anche un libro ( ‘Nel paese dei balocchi’, ed. Ibiskos, uscito nel 2014).

A Filippo quale chiedo: qual ‘è la dimensione del fenomeno del gioco d’azzardo in Italia, secondo i dati in tuo possesso?

 E’ assai ampia, ed in preoccupante espansione ed il suo fatturato complessivo, fra gioco legale ed illegale, è di circa 88 miliardi di euro l’anno. Una cifra davvero impressionante. Ovviamente tale gettito va scomposto, comparto per comparto.  Prendiamo ad esempio il popolare “gratta e vinci”, che si trova in bar e ricevitorie. In Italia, ogni secondo,  60 persone tentano la fortuna con un “gratta e vinci” , sono circa 2 miliardi le Lotterie istantanee giocate ogni anno, con una spesa totale di 9 miliardi e 500 milioni, 158 euro per ogni italiano, bambini compresi. Se si pensa che nel 2013 erano stati spesi 1 miliardo e 970 milioni,  in soli due anni, si è avuto un balzo di 7 miliardi e 730 milioni di “fatturato”.  Insomma, vengono comprati 3.600 “gratta e vinci” al minuto.

In realtà, chi gioca vince assai poco, o quel tanto che lo invoglia a tentare di nuovo la sorte, non è così?

 Esatto, vince sempre chi tiene il banco. In tutti i giochi.

Ma il “gratta e vinci” è solo una delle tante tipologie  di gioco, forse la più innocua. Quali le altre?

 In Italia abbiamo 63 tipologie di lotterie istantanee ( gratta e vinci, appunto), 8 di giochi a distanza, 308.230 di  New Slot e 51.939 di video Lottery di ultima generazione, i dati si riferiscono alla fine del 2015. Insomma, siamo in presenza di un’offerta smisurata. Il mercato del gioco d’azzardo è gestito da 13 concessionari, che hanno una capillare rete industriale che coinvolge 7 mila imprese e 100 mila persone. Ma quello che preoccupa è la spesa complessiva, escluso   il gioco on line. Nel 2012 la spesa pro-capite nella pratica del gioco è stata di 1.417, 80 euro a testa. La Basilicata è la regione in cui si è speso di meno, con 1.060 euro a persona, l’ Abruzzo in cui si è speso di più, con 1.756,70 euro a persona. Soldi sottratti all’economia reale, denari che potrebbero essere investiti in abbigliamento, cultura, viaggi, benessere.

 Tornando alle slot machine quante  risorse assorbono  ?

 Importanti società private gestiscono il mercato  dell’automatico, fino a raggiungere la percentuale di raccolta del 55%. E’ vero che la legge stabilisce una percentuale minima di restituzione delle vincite che è scesa al 74%, ma  gli apparecchi non rilasciano la medesima vincita ogni ciclo di partite  e varia da modello a modello.

La presenza delle slot  è più marcata al Sud?

Direi di no, la Lombardia è quella in cui sono distribuiti 38.941 apparecchi, seguono Campania (34.538), Lazio (31.833),  Sicilia (17.301),  Toscana (15.333). La più virtuosa, anche per  la scarsa densità di popolazione, è la Val d’Aosta  (105 apparecchi), preceduta da Molise e Basilicata.

E come si distribuisce il fatturato?

in Lombardia  si ha il gettito maggiore  con un gettito  di  14 milioni di euro l’anno,  seguita da Lazio, Campania, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte con raccolte che vanno dai 5 ai 7 milioni. Ultime Basilicata, Molise e Val d’Aosta. A ridosso delle prime, Toscana, Puglia, Sicilia, Liguria e a scendere tutte le altre. E’ escluso  da questi dati il gioco d’azzardo on line, non identificabile territorialmente,

Si è visto come il gioco d’azzardo legalizzato, autorizzato dallo Stato, assorba molte risorse. Ma c’è anche un gioco parallelo clandestino, quante risorse riesce a drenare dalle tasche dei giocatori ?

 Il suo “ fatturato” annuo è di circa 10 miliardi l’anno. Ciò è stato accertato da decine  d’inchieste ( comprese quelle della Commissione antimafia) e dagli interventi delle Forze dell’Ordine e  della Magistratura. Sono 40 le organizzazioni malavitose che traggono profitto dal gioco d’azzardo clandestino, i numerosi interventi delle Forze dell’Ordine contro i più agguerriti clan mafiosi e camorristici lo stanno a dimostrare. I magistrati De Raho e Di Palma hanno dichiarato che quello del gioco d’azzardo, assieme al traffico degli stupefacenti, appare l’affare più lucroso col quale rimpinguare le casse delle cosche. Purtroppo, maggiore è l’offerta legale, più facile è per i gruppi malavitosi introdursi con pratiche di usura, ricatto, riciclaggio, estorsione

 Riepilogando, fra fatturato legale e illegale si ha un prelievo dalle tasche dei giocatori di circa 88 miliardi. E’ così?

 Il gettito totale ammonta ad 88 miliardi di euro l’anno!  Una cifra  davvero consistente. Quello clandestino è stimato approssimativamente in 10 miliardi, calcolati  per difetto.  Dunque, 88 miliardi annui, sottratti a spese e consumi più utili, per il  benessere mentale e fisico dei giocatori,  per accrescere il loro grado di conoscenza, di cultura, di responsabilità sociale e anche per le spese di sussistenza.

Purtroppo,   nei momenti di maggior crisi,  di mancanza di lavoro, di prospettive o in presenza di pensioni inadeguate, si continua ad affidarsi  alla ruota della Fortuna, perdendo anche quel poco che si ha… So di persone che passano intere giornate nei bar a giocare con le slot, gente di ogni età.

 Fortunatamente c’è qualche esercente che, mosso da compassione nel  vedere persone di una certa età  trascorrere intere giornate davanti alle macchinette e uscirne a sera distrutte e avvilite per aver perso  anche le poche risorse investite, sottratte al latte o all’acquisto del pane, hanno deciso di dire basta!  Da parte nostra stiamo facendo una campagna di dissuasione  dall’uso di tali macchinette da parte dei gestori per i quali le slot costituiscono una discreta fonte di introito. E,  nonostante il facile guadagno,  qualcuno ha già aderito a questa iniziativa, rinunciando alle “macchinette”.

Nel film Infernet, per citare un esempio recente ed emblematico, il protagonista interpretato da Ricky Tognazzi, si gioca tutto, casa, impresa, auto e si indebita fino al collo, per morire di crepacuore davanti al pc, proprio mentre il video segnala  la sospirata vincita! Cosa si sa del gioco d’azzardo on line e dei suoi effetti negativi?

 Per quanto riguarda gli effetti, in molti casi si crea una vera e propria dipendenza, come dalle droghe, dall’alcolismo, dal tabacco. La dipendenza patologica da gioco d’azzardo, di tutto il gioco d’azzardo non solo on line, ha assunto una dimensione tale che è salita dalle  300.000 persone ad 1 milione e 300.000 di coloro che sono bisognosi di cure. Già nel 1980, l’OMS, l’organizzazione Mondiale della Sanità, segnalava allo Stato italiano la necessità di includere nei Lea ( Livelli essenziali di Assistenza) anche le patologie da  gioco d’ azzardo e di provvedere alle spese per le cure. Sono occorsi 32 anni, prima che ciò avvenisse nel 2012 col decreto Balduzzi.

Lo Stato dal gioco d’azzardo ricava una bella fetta.

E’ solo apparente. Nel 2012 lo Stato ha ricavato oltre 80  miliardi, ma solo 8 sono rimasti nelle sue casse, da cui vanno detratti 5 per i costi sociali. Quest’anno  la Legge di Stabilità  prevede  un gettito dai giochi di 84 miliardi, il 56% dei quali dalle  slot, l’8% dal Lotto, l’11% dalle Lotterie, il 16% dall’on line, il 9%  da totocalcio, bingo, giochi numerici, tris.  La realtà è che  fino ad oggi le scelte di carattere politico hanno assecondato l’offerta senza preoccuparsi delle sue ricadute negative. Ci hanno raccontato che il sostegno al gioco lecito sarebbe stato un forte deterrente per il gioco d’azzardo illecito.  Non è andata così. E ancora oggi il Paese non  si è dotato di una puntuale legge  sul gioco d’azzardo.

Sono più di 150 anni che lo Stato gestisce le Lotterie, no?

 Nel 1861, il Governo assunse il monopolio delle Lotterie, molto sentite dalla gente, poi nel 1932, si ebbe la prima Lotteria in chiave moderna, abbinata ad una gara automobilistica: “La Lotteria di Tripoli”…

Tripoli bel suol d’amore, cantavano  allora  nell’11, per esaltare la l’impresa coloniale Italiana in Libia.

Dal 1946, i biglietti delle Lotterie,descrivono l’evoluzione del nostro Paese…ma, vista la dimensione del problema oggi, occorre giungere ad una legge organica che disciplini la complessa materia, attualmente regolata dai Codici Civile e Penale, da sentenze della Corte di Cassazione e da Decreti riguardanti il testo unico di pubblica sicurezza.

 Ci si arriverà?

Me lo auguro,  grandi interessi vi si oppongono, intanto ci stiamo battendo per sensibilizzare l’opinione pubblica, attraverso conferenze, incontri, iniziative a vari livelli, per facilitare un cambio di mentalità che è anche culturale, e far sì che anche i media abbiano  maggiore consapevolezza dell’ampiezza del fenomeno: nel  primo  semestre del 2012 gli  operatori del gioco hanno investito  in pubblicità sui media 70 milioni di euro. Attori e sportivi ci hanno raccontato che con un semplice gesto si può cambiare la vita. Ma è proprio così? Bisogna che i media si sappiano guardare dalla pubblicità ingannevole.

 Personalmente penso di no. Ma si è fatto un calcolo circa le probabilità di vincita?

Certo! Si dice, vincere facile, ma lo è davvero? Prendiamo ad esempio il gratta e Vinci “Natale in famiglia”, costo 3 euro a tagliando, con il quale si  potevano vincere  200 mila euro; in realtà, su 37 milioni e 440 mila tagliandi stampati, solo 3 hanno vinto 200 mila euro,con una probabilità di 1  su 12 milioni e 480 mila, stesso discorso per Superenalotto: le probabilità sono di fare  6  sono una su 622 mila 614 e 630. Altro che vinci facile!

Quando dici ci stiamo battendo a chi ti riferisci?

A tutti coloro che  hanno dato vita alla Campagna nazionale “Mettiamoci in gioco”, alla quale aderiscono tanti organismi, Acli, Anci, Arci, CGIL, Cils, Azione Cattolica, Uisp, Cnca, e altri ancora,  si è creato anche un gruppo interparlamentare di contrasto all’azzardo.

 Filippo, su quali punti si basa questa Campagna?

Chiediamo una moratoria sull’introduzione di nuovi giochi con vincita in denaro, il divieto di pubblicità ingannevole ( prevista dal Decreto Sulla Sanità),   la tracciabilità dei flussi finanziari  nella raccolta fisica di giochi e scommesse, mediante codice fiscale o tessera sanitaria,  l’istituzione dei registri  delle  scommesse e dei concorsi pronostici.

La Campagna Mettiamoci in gioco ha già dato qualche risposta?

 Sì, alcune Regioni hanno già legiferato al riguardo ( Toscana e Lombardia) introducendo criteri di premialità economici nei confronti degli esercenti che rifiutano le slot  nei loro locali e punitivi ( tassazione)  verso chi continuerà ad offrire gioco d’azzardo. Se il proibizionismo non paga, nemmeno l’anarchia legalizzata dell’offerta paga, noi  ci riconosciamo nella Costituzione che  all’art.32 stabilisce la tutela della salute da parte della Repubblica e all’art.47 tutela e incoraggia il risparmio  in tutte le sue forme. Siamo  contro lo spreco che aggrava la situazione economica dei giocatori accaniti e provoca anche dipendenza patologica. Che è una malattia.

 

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