venerdì, Ottobre 22

Cosa accadrà ai disabili 'Dopo di Noi'?

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Sui limiti e le opportunità di questa legge, ne abbiamo parlato anche con Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione ‘Zancan‘ che si occupa di Ricerca sociale anche, e non solo, nel campo della disabilità.

Il primo limite è che eccede in un approccio ideologico al problema, prospettando dei valori che fanno già parte della cultura legislativa, ma a cui non corrispondono soluzioni tecniche e politiche all’interno di questa legge. Assegna delle aspettative che sono eccessive rispetto a quelle che, concretamente, va a garantire. Poi, ci sono dei limiti tecnici che non credo saranno affrontati nella approvazione finale. I limiti riguardano l’investimento dei beni (messi in trust), dopo che la persona destinataria ne avrà beneficiato. Su questo aspetto la legge è molto vaga e lascia spazio alla discrezionalità. Il problema sussiste nel momento in cui si vuole trasformare un’accogliente situazione alloggiativa in un bene sociale e comune, naturalmente dopo che il destinatario ne avrà tratto tutto il beneficio possibile. La legge dice genericamente che il bene sarà destinato ad usi sociali, ma non pone un forte accento sull’uso solidaristico e generativo di questi beni, durante e dopo che il destinatario non potrà più usarli“, dichiara Vecchiato.

In sostanza, la legge non guarda in prospettiva futura, a cosa ne sarà di quel bene dopo la morte del disabile, e non considera sufficientemente con quali modalità quel bene possa diventare collettivo, ed essere utile ad altri disabili e familiari che vivono le medesime situazioni di difficoltà. Non prospetta, ad esempio, soluzioni solidaristiche che scongiurino il rischio di confluire in quelle strutture che ancora si avvicinano agli istituti di ricovero: gli RSA (residenze sanitarie assistite), per quanto queste si siano, negli ultimi anni, notevolmente evolute.

In realtà, ci sono altri aspetti più ‘tecnici’ verso cui la legge non si pone con un orizzonte di vera innovazione. Non introduce nuovi LEA (livelli minimi di assistenza) ma rappresenta soltanto uno sprono affinché i gestori della solidarietà sociale intervengano nel modo migliore per assicurare al ‘minore’ una vita dignitosa.

Non precisa quali debbano essere questi criteri di rafforzamento del sostegno alle famiglie da parte di terzi enti, ma “dà la possibilità a chi vuole integrare gli attuali livelli di assistenza con proprie risorse (tipo il trust) di creare una maggiore protezione , ma soltanto nei confronti di chi ha le risorse e i beni da lasciare ai propri figli“.

In sostanza, per Vecchiato, non è una legge che si estende a tutti i disabili, ma soltanto alle famiglie economicamente benestanti.

Tutti gli altri disabili potranno trarne beneficio solo nel caso di un co-housing, cioè nel caso in cui nel bene immobile (che può essere una residenza o un gruppo-appartamento) venga accolta con oneri agevolati anche un’altra persona, migliorandone la qualità della vita“.

Ci sono, naturalmente, anche alcuni risvolti positivi e degli spunti per ampliare l’orizzonte delle opportunità per il futuro. “L’aspetto positivo è che si parli di questi problemi e si incomincino a intravedere quali soluzioni trovare in termini concreti e non soltanto ideal-civici. E’ un incentivo a sperimentare soluzioni e a trovare risorse economiche“.

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