giovedì, Luglio 29

Cory Doctorow: per un'Internet libera, equa, aperta field_506ffb1d3dbe2

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Canadese di origini azere, il quarantaquattrenne Cory Doctorow è uno dei più noti attivisti al mondo nel campo delle libertà digitali. Per quattro anni è stato coordinatore per l’Europa dell’Electronic Frontier Foundation, organizzazione non-profit statunitense per la difesa dei diritti digitali, occupandosi soprattutto dei problemi causati dagli eccessi legislativi nella difesa del diritto d’autore. L’intenso impegno politico non gli ha impedito di diventare il cofondatore di uno dei blog più influenti e seguiti al mondo, Boing Boing, nonché di portare avanti una brillante carriera di scrittore di fantascienza.
In Italia quasi tutte le sue opere di narrativa sono inedite, ma fanno eccezione i romanzi per ragazzi ‘Little Brother‘ e ‘Homeland‘, recentemente pubblicati dall’editore Multiplayer (il primo era già uscito per Newton Compton col titolo di ‘X‘). Sono libri che, pur avendo dei ragazzi come protagonisti, affrontano in modo serio e realistico il tema dell’abuso di sorveglianza da parte dei poteri dello Stato. Abbiamo chiesto a Doctorow come è possibile difendersi dagli attacchi sempre più intensi che la nostra privacy sta subendo.

 

9788863553109Cory, il tuo romanzo Little Brother si rivolge a un pubblico giovane presentandogli dei giovani eroi che si oppongono agli eccessi di sorveglianza digitale da parte di agenti governativi. Quale pensi che sia la consapevolezza de i ragazzi sul tema della privacy?

I giovani provano sulla propria pelle la sorveglianza di massa. Certe tecniche vengono applicate inizialmente ai carcerati, poi ai giovani, poi alle persone che lavorano al salario minimo, poi agli impiegati, e infine a tutta la popolazione. È questa la curva di adozione per le tecnologie di sorveglianza e controllo. I giovani hanno molto ben presente l’esistenza della sorveglianza, e hanno un disperato bisogno di sfuggirle. Tendono a sottostimare l’importanza della sorveglianza di Stato, e a sovrastimare quella da parte delle autorità loro più vicine come gli insegnanti e i genitori. Ma comprendono il significato del problema.

 

Visto che ci stiamo rassegnando a essere sorvegliati qualunque cosa facciamo, sono gli hacker le uniche persone che sono rimaste veramente libere?

No, non penso che essere un hacker ti renda libero. Penso che per avere la libertà si debba far parte di un movimento. Questo perché qualunque cosa tu faccia al tuo computer sarà comunque insufficiente: dovrai comunque comunicare con altre persone. La privacy è uno sport di squadra. Io ho il mio server di posta personale, gestito da un amministratore di sistema estremamente competente, e non lo uso per conservare la posta ma la cancello dopo averla scaricata. Però è una precauzione che non serve, dato che tutti coloro con cui corrispondo usano Gmail, e quindi tutta la mia posta finisce comunque memorizzata dai server di Google. Perciò non importa quanto abile tu sia come hacker, per salvaguardare la tua privacy devi comunque essere politicamente informato e impegnato, e lavorare insieme alle altre persone che vogliono cambiare le cose.

 

Come si stimola l’attenzione delle persone in proposito? In fondo anche il caso Snowden non ha smosso l’opinione pubblica come avrebbe potuto, ed ha toccato solo le persone già interessate a questi temi…

Non so quanto questo sia vero. Guardando ai sondaggi di opinione sull’atteggiamento degli americani verso Internet eseguiti tre mesi dopo le prime rivelazioni di Snowden, nel giugno 2013, risulta che l’87% aveva preso delle precauzioni per proteggere la propria privacy. Ovviamente quasi tutto quello che avevano fatto non era servito a niente: non è mettendo un segno di spunta da qualche parte su Facebook che si risolve il problema, è Facebook nel suo insieme a essere una terribile minaccia per la privacy. Io, dal canto mio, ho lavorato con progettisti, programmatori e altre persone per aiutarli a creare prodotti che aiutassero le persone comuni a proteggere la loro privacy. Una cosa necessaria, perché quasi tutti i prodotti di questo tipo partono dal presupposto di essere usati da persone tecnicamente molto sofisticate. È un po’ come è avvenuto per il desktop publishing e il software di impaginazione: tutto il software inizialmente dava per scontato che tu fossi un tipografo, perché si pensava che solo un tipografo fosse interessato a impaginare. Invece con i programmi di desktop publishing odierni anche una persona non esperta può fare quasi tutto quello che può fare un tipografo. Forse non tutto, ma una grandissima parte. Penso che con la privacy accadrà esattamente la stessa cosa.

 

Quindi è sufficiente dare alle persone strumenti più facili da usare?

Le persone hanno improvvisi picchi di interesse per l’argomento privacy quando vengono a sapere qualcosa, per esempio se giunge notizia di un furto di identità, o se qualcuno che conoscono subisce del bullismo perché la sua identità online è trapelata. In questo modo vengono a sapere delle minacce relative alla privacy e alla sorveglianza, e cercano di accedere agli strumenti per proteggersi. Poi, visto che sono troppo difficili da usare, lasciano perdere e si dimenticano tutto. Tuttavia, a mano a mano che gli strumenti diventeranno sempre più facili da usare, sempre più persone normali vorranno usarli, e arriverà il momento in cui il loro numero sarà sufficiente da causare uno spostamento normativo. È molto facile dimenticarsi della privacy quando non c’è niente che puoi fare al riguardo. La tensione tra l’essere preoccupati e il sentirsi impotenti finisce per evaporare, e si ritorna da capo. Quando invece si ha la sensazione di poter cambiare le cose, le si cambia, ed è un processo che si autoamplifica: tante più saranno le persone interessate agli strumenti per la difesa della privacy, tanto maggiore sarà la spinta a renderli più facili da usare. Più saranno facili da usare, più saranno efficaci, e più grande sarà il numero di persone che vorranno usarli quando si verifica una minaccia alla privacy. Per questo ritengo che cambiare le cose sia davvero possibile.

 

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