giovedì, 26 Gennaio
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Corto circuito in Parlamento

Laura Boldrini gives a speech after the vote electing her as the new lower house president at the Chamber of Deputies in Rome

I senatori di Forza Italia vanno all’attacco del Presidente del Senato, con una violenza verbale molto simile a quella usata dai grillini alla Camera, per la sua scelta di far costituire il Senato parte civile al processo che vede Silvio Berlusconi imputato per la compravendita di senatori.

Il via libera agli attacchi è partito ieri direttamente dal cavaliere sia attraverso gli organi di informazioni di famiglia (‘il Giornale‘, ad esempio, ha definito «boia» sia Giorgio Napolitano che Grasso») sia attraverso le dichiarazioni dei parlamentari del centrodestra. Micaela Biancofiore parla di «colpo di Stato» (l’ennesimo nelle ultime settimane stando alle dichiarazioni dei politici), Elisabetta Casellati invita Grasso alle dimissioniSe vuole fare politica, la faccia ma non da quello scranno»), Mara Carfagna allude ad un ruolo del Quirinale nella scelta di Grasso («ci troveremmo di fronte ad un’ingerenza gravissima») mentre Daniele Capezzone parla di «fatwa contra personam nei confronti di Silvio Berlusconi».

L’odore di probabili elezioni politiche con l’Italicum (che costringe i partitini ad allearsi con i più grandi pena la scomparsa) ha spinto anche i senatori di altre formazioni minori a difendere chi gli garantirà un seggio (forse) e ad attaccare la terza carica dello Stato. Il problema è che a chiedere le dimissioni di Grasso sono stati anche esponenti della maggioranza in procinto di passare dalla parte di Berlusconi (con calma, però). Il capogruppo del Ncd al Senato, Maurizio Sacconi, ha infatti dichiarato che «è venuta meno quella terzietà che deve caratterizzare il ruolo del Presdiente» mentre il segretario dell’Udc, Pierferdinando Casini, ha definito «grave spaccare il Senato o l’organo di presidenza su un giudizio di carattere morale espresso dal Presidente».

Casini, però, non considera che l’Aula si sarebbe «spaccata» comunque anche nel caso in cui Grasso avesse deciso il contrario, perché il M5S avrebbe scatenato la stessa bolgia andata in scena alla Camera una settimana prima con la differenza che, questa volta, i grillini avrebbero avuto l’appoggio della base del Pd e di Sel. Con l’ulteriore paradosso che sarebbero apparsi i grillini gli unici difensori della onorabilità delle istituzioni.

Grasso ha deciso di chiarire di persona in Aula questa mattina per evitare (inutilmente) che la polemica montasse. «Ho deciso da solo: sono e sarò superpartes» ha dichiarato oggi in Aula oggi motivando la sua decisione: «Ho agito per difendere la dignità del Senato». Il fatto che non ci sia mai stato un precedente, ha spiegato ai senatori di centrodestra, non significa che il Senato avesse dovuto rinunciare a costituirsi parte civile. Soddisfatti i grillini: «Tutto M5S è favorevole alla scelta da lei fatta – ha dichiarato in Aula Maurizio Santangelo, capogruppo del M5S – finalmente l’istituzione restituisce dignità ai senatori e ai cittadini».

Quindi, ricapitolando, abbiamo: grillini «eversori e stupratori» alla Camera e «difensori delle istituzioni» al Senato, il Presidente della Repubblica sotto impeachment, il centrodestra che chiede le dimissioni del Presidente del Senato e il M5S che chiede quelle della Presidente della Camera. 

E nel governo va meglio? Non proprio. Matteo Renzi interviene nella direzione del Pd, convocata proprio per verificare lo stato di salute del governo, e mette i paletti a Enrico Letta: le valutazioni dell’operato dei membri del governo spettano al premierLa discussione sul governo deve vedere la chiarezza innanzitutto del governo»), di rimpasto non se ne parlaun meccanismo che andava di moda nella prima repubblica»), l’impianto dell’Italicum non si tocca, il Senato dev’essere quello dei sindaci e non dei consiglieri regionali, Letta lo deve ringraziare se il governo si è rimesso in marcia («Se siamo ad un passo dal pacchetto delle riforme è perchè ha preso un’iniziativa il Pd»). 

Zero solidarietà a Grasso per gli attacchi subiti e nemmeno un grazie a Letta per i 500 milioni portati in dote dai Paesi arabi. Letta prende la parola dopo il segretario ma chi si aspettava una sfida a carte scoperte è rimasto deluso. Il premier assorbe come una spugna e declina le nobili intenzioni del governo come fa in ogni conferenza stampa. Aspetta al varco il primo errore di Renzi. Tanto,con questa velocità, prima o poi andrà a sbattere. 

 

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