lunedì, Novembre 29

Corsa al Quirinale: un tressette a perdere Il progetto di Berlusconi di usare la candidatura alla presidenza per spaccare la destra isolando gli estremisti e costruire il grande centro; l'idea di Giorgetti di un semi-presidenzialismo de facto con Draghi che guida il 'convoglio' del governo dal Quirinale

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Invero di cose sconvenienti, di maleducazioni, di ipocrisie, di doppiezze, la nostra ‘politica’ è piena da non poterne più. Preciso che ho virgolettato la parola ‘politica’ solo per mostrare e fare condividere il dato di fatto secondo il quale, la nostra in questo Paese è una politica dappoco, in nulla paragonabile a quella alta politica che perfino noi talvolta abbiamo avuto. Ma il livello di rozzezza che si sta raggiungendo per quanto attiene lacorsaal Quirinale credo sia davvero senza precedenti, e comunque è massimamente sfrontato e offensivo.

Ho detto ‘corsa’, ma già questo è un termine inadatto. Perché, come nelle migliori comiche, lacorsaè … all’indietro.
Molti di voi conoscono sicuramente il tressette, io confesso no, perché sono incapace di giocare a carte, e nelle carte ‘napoletane’ confondo sempre le figure e quindi pasticcio al massimo, ma sta in fatto che avendo assistito ai giochi di qualche amico, mi ha sempre stupito che vi sia una forma di questo gioco, che si chiama ‘tressette a perdere’. In sostanza, non si gioca per fare punti, ma per perderne. Boh, per me è arabo. Ma per la corsa alla presidenza, siamo al tressette a perdere.
Vediamo bene, prima in quale clima e con quali intenzioni si sta giocando la partita. Cominciando proprio dal ‘gioco’. Ne ho più che abbastanza di questa manfrina di considerare la politica un gioco. Si tratta di una cosa che può cambiare la vita di tutti e io di giocoso non ci vedo nulla.
Vediamo il clima in cui si gioca la partita. Una buona parte dei politicanti nostrani, vuole portare a termine la partita al solo scopo di potere andare poi subito a nuove elezioni. È la destra sostanzialmente che lo vuole, ovviamente osteggiata dalla sinistra, e in particolare dagli stellini alla canna del gas. Invero non solo, perché quanto a canna del gas, i renziani mica ci scherzano e vari altri gruppuscoli.
Comunque, per giocare la partita occorrono delle candidature. Mentre ogni possibile candidato, Sergio Mattarella incluso, si schermisce pudicamente, e finora l’unico che si è candidato esplicitamente è Silvio Berlusconi, che, però, non né matto, né scemo. Sa benissimo quanto sarebbe difficile una sua elezione, per motivi di larga ovvietà, anche se sa pure che questa è l’occasione, ora o mai più … se non altro per motivi anagrafici, anche se ora compare in pubblico che sembra un cinquantenne invecchiato male!
Però, come mi è già capitato di scrivere, Berlusconi non è scemo e forse sta giocando la sua ultima partita: seria, però. Che consiste nello spaccare la destra, isolando la parte più retriva e ignorante, per permettere al resto di essa (in cui quindi FI sarebbe più ‘pesante’) di concorrere a formare quel grande e indistintocentro‘, composto da lui stesso (o meglio, dai suoi) e da Matteo Renzi sostanzialmente. Cui siappenderebberoi vari gruppuscoli che si sono fin qui formati: Calenda, Toti, Carfagna, e chi più ne ha più ne metta. È il sogno di Renzi, che ha già fatto le prove generali con il trucco della legge Zan, in cui tra i franchi tiratori c’è stata sicuramente quella frangia non indifferente del PD, che sta nel PD in nome e per conto di Renzi. Lo sappiamo tutti che c’è, e quindi finiamola qui.
Solo che, non potendo seriamente contare su una Presidenza Berlusconi, le cose si complicano, al punto che lo stesso Berlusconi accetterebbe, ne sono certo, di confermare Mattarella per un altro po’. Una cosa vergognosa, ma si sa, la politica secondo costoro si fa così.
Ovviamente questa ipotesi fa impazzire Matteo Salvini e Giorgia Meloni (quando non litigano anche tra di loro) che vogliono unarapidaelezione di Draghi al Quirinale, per toglierselo dai piedi, mica per altro!, per poi andare alle elezioni, fiduciosi nei sondaggi che li danno possibili vincenti. Tenendo conto che, molto scorrettamente, in tutti i sondaggi dai quali siamo subissati, non si cita mai la percentuale dei non votanti, che è molto ampia, in gran parte è composta da gente disgustata e arrabbiata, e quindi non si sa mai bene che voterebbero se cambiano idea e vanno a votare.


Sbaglierò, ma il progettino di Berlusconi comincia a prendere forma. Il livido Giancarlo Giorgetti, che afferma di avere ora anche una buona caratura internazionale (sic!, si dice anche del Parmigiano reggiano), se ne esce con un’idea manco male: prorogare Mattarella per un anno (e che fa, una elezione a scadenza?), oppure, bontà sua, «se questo non è possibile, va bene Draghi» (come se Draghi fosse l’apprendista del barbiere … ‘dai fai tu la sfumatura a quello, che ci sono altri clienti’), che potrebbe continuare a guidare il convoglio (che sarebbe né più né meno che il Governo) dal Quirinale. E si vanta pure di questa assurdità, dicendo che così si realizzerebbe un semi-presidenzialismo de facto‘ (lui conosce il latino, forse?), e si andrebbe allegramente alle elezioni, tanto sempre Draghi governerebbe in realtà.
Orbene, a parte il fatto che solo in Italia è possibile che un Ministro della Repubblica immagini un ‘gioco’ in plateale violazione della Costituzione e non sia cacciato illico et immediate (tanto Giorgetti conosce il latino?),
mi pare che una cosa la dica: senza Draghi si va a finire in un pozzo nero. Giorgetti, in questo, è lividamente realista, come tutti quelli che guardano seriamente alla realtà: senza Draghi, si affonda. Del resto, provate a immaginare un Governo senza Draghi ma con tutta la gente che c’è oggi: un incubo, impossibile.
Altrettanto risibile e offensiva è la discussione incredibile dell’altra sera da Lilli Gruber in cui si discetta sull’evidente indifferenza ai problemi del clima da parte dei partecipanti al G20, come dimostrato dal fatto che, con le spalle all’acqua (bene prezioso) e ad un capolavoro di scultura (bene preziosissimo), gettano la monetina, che dimostra la loro cinica indifferenza al problema. Discussione che poi si è conclusa con articolate e funamboliche interpretazione della Costituzione, anzi, della Costituzione vivente, sulla possibilità o meno che Draghi, eletto Presidente, guidi di fatto un Governo … di chi, gli illustri partecipanti non ce lo hanno detto!
Ciò posto,
siamo giunti al punto fermo. Senza Draghi qua non si va avanti. Credo che sia giusto, purtroppo aggiungo, perché Draghi fa necessariamente una politica che io talvolta faccio fatica a condividere, ma che ha il grande pregio di essere una cosa seria, fatta da una persona seria, capace di parlare con i nostri partner europei e non solo, ma specialmente in grado di zittire tutti i galletti del pollaio governativo. Sarà un caso, ma il capo stellino con pochette l’altro giorno dichiarava che sì, forse Draghi andrebbe bene … purché non si voti subito dopo: una affermazione che nega sé stessa … e poi non è un abile avvocato il nostro?
I motivi per i quali il PD non gradisce Draghi a Palazzo Chigi sono solo nella mente di Letta, ma stiamo parlando di un partito e di una mente dove non si capisce niente da un bel po’.
Tanto più che, si dice, oltre Mattarella e Draghi non ci sarebbe nessuno eleggibile. E la famosa donna? Parrebbe che l’idea sia tramontata, e sono tentato di aggiungere “meno male”. In realtà, benché non sia donna, ci sarebbe Romano Prodi, che, però, dice ogni giorno che non se ne parla nemmeno, e quindi ci terrebbe, ma sa benissimo che troverebbe sulla sua strada tutti i ben noti 101 e quindi, anche per scaramanzia tace!


La verità è che Draghi al Quirinale sarebbe un disastro per l’Italia, perché è certo che sarebbe ben capace di guidare la baracca dal Colle per un po’, ma, appunto, per un po’.
Io sono convinto che Draghi possa non puntare affatto al Quirinale, ma davvero e non nel proprio interesse, ma nell’interesse dell’Italia. Sempre che -ma la battaglia è appena cominciata- si modifichino, come ho scritto più volte, alcune carte in Europa. Allora per Draghi potrebbe essere il momento di prendere lui l’Europa in mano, e attraverso di essa salvare anche l’Italia, dove la parola importante è ‘anche’. ‘Anche’, dico, perché l’Europa è su una china scivolosa come poche. Da un lato i Paesi dell’Europa orientale, che dall’Europa vogliono soldi e poi vogliono fare i fatti loro; dall’altro i Paesi taccagni, che non hanno mai fatto altro e non faranno altro che bloccare il bloccabile per cavarne qualche beneficio a spese altrui; dall’altro ancora c’è una Francia in bilico sul precipizio Marine Le Pen, ma sempre piena della sua, ormai inesistente, grandeur. Ma specialmente, l’Europa ha solo poco tempo per muoversi e diventare un blocco attendibile, che sia un vero terzo polo tra Cina-Russia da una parte e USA dall’altra. Per fare ciò occorrono in Europa menti grandi e realiste, lontane dai barcameni di Angela Merkel, decise nell’avere una politica. E chi meglio di Draghi potrebbe non solo dargliela, ma pensarla?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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