domenica, Agosto 1

Corruzione e riforme in Tunisia field_506ffb1d3dbe2

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Ben ali

Dopo essere riuscita a portare a termine il processo di redazione della Carta costituzionale e aver costruito un Governo d’intesa nazionale che sembra aver garantito nuova stabilità al Paese, la Tunisia cerca di guardare avanti, divisa tra timori riguardanti una possibile ripresa degli attacchi terroristici che l’hanno destabilizzata negli ultimi anni e fiducia nel futuro. Uno dei principali obiettivi del nuovo esecutivo guidato da Mehdi Jomaa sarà riuscire a garantire una ripartenza dell’economia nazionale, impantanata tra bassi livelli di produttività, alta dipendenza dall’estero e difficoltà del creare impiego.

Numerose e ben identificabili sono le problematiche che stanno mettendo nei guai lo Stato tunisino post-rivoluzionario. Alcune sono di natura puramente socio-economica: la stagnazione seguita alla crisi internazionale dell’economia che dal 2008 ha arrestato la crescita di una nazione fortemente legata all’Occidente; l’enorme disomogeneità tra Nord e Sud del paese e più nello specifico tra una Tunisia urbana e progredita e una rurale e povera; l’alto tasso di disoccupazione, soprattutto tra i giovani. Un concorso tra tutti questi fattori e l’esasperazione per le corruzione politica e il personalismo di Ben Alì e dei suoi prossimi ha portato all’unificazione del movimento rivoluzionario e ha condotto al sollevamento popolare, alimentando la speranza in un futuro migliore: la neonata democrazia è stata però da subito caricata di responsabilità cui era prevedibile che sarebbe stato difficile assolvere in tempi brevi.

Il Centro-Sud della Tunisia è schiacciato dalla disoccupazione e dalla depressione economica. Nel 2010, la cattiva distribuzione del benessere tra le varie macro-aree fu uno degli elementi che fece montare la rabbia nelle grandi città operaie del Sud (Gafsa in primo luogo) e alimentò l’impeto rivoluzionario che ha portato alla destituzione di Ben Alì. L’aumento progressivo del livello medio di istruzione e del numero di laureati si è sempre più scontrato con la diminuzione dei posti di lavoro disponibili e con il mancato sviluppo del settore terziario in numerose parti del paese, causando una crescita incontrollata della disoccupazione giovanile. Il malcontento derivante da una simile situazione si è sposato a perfezione con le istanze portate avanti dagli altri manifestanti in piazza nel corso della Primavera tunisina, contribuendo alla sua riuscita.

Una serie di processi di liberalizzazione e apertura all’investimento estero avevano fatto sì che nel corso degli anni Novanta e Duemila la Tunisia sia riuscita a raggiungere interessanti livelli di crescita economica. Tra il 1990 e il 2010, anno in cui è esplosa la rivolta che ha portato al crollo della familiocrazia di Ben Alì, il Prodotto Interno Lordo pro capite annuo della Tunisia è passato da 1.500 dollari statunitensi a 4.200, trasformando il Paese nordafricano in un polo di crescita e sviluppo. La trasformazione innescata dagli eventi della “Primavera araba” hanno però mostrato come le fortune della Tunisia poggiassero le proprie basi su un sistema corrotto, che produceva ricchezza ma la metteva in mano a un’élite chiusa, legata ai vertici della famiglia di Ben Alì e della consorte, oltre che ai quelli del partito dominante.

A fine marzo, la Banca Mondiale ha reso pubblico uno studio dal titolo “All in the Family, State Capture in Tunisia”. Il lavoro contiene un’indagine sul sistema di corruzione cui Zine Abidine Ben Alì aveva dato forma durante i suoi anni al potere, riuscendo a riservare a sé e alla sua cerchia i principali vantaggi garantiti alla Tunisia dalla sua crescita economica. Il regime di Ben Alì è riuscito a costruire e potenziare nel corso degli anni un sistema di regolamentazioni economiche in grado di portare vantaggi a un’élite ristretta, garantendole una presa totale sulle fortune economiche del Paese. Nella ricerca gli autori hanno raccolto un insieme di casi che rivelano connessioni tra i clan dell’ex Presidente e attori economici che gestivano monopoli all’interno del Paese e le varie burocrazie che regolavano il sistema economico del Paese. Le relazioni informali tra i vari nuclei di potere e la gestione disinvolta della legislatura da parte dell’elite politica ha permesso lo sviluppo di un sottobosco di corruzione che ha condizionato per anni il modello capitalistico tunisino, impedendone la crescita corretta. «La corruzione della famiglia Ben Alì era ampiamente nota ed era una fonte di palpabile frustrazione per il popolo tunisino […]» è scritto nella presentazione al lavoro degli esperti della World Bank. «Le prove della corruzione sono state ampiamente trasformate in aneddoti […] L’analisi dei dati non rivela solo la correttezza di tali aneddoti, ma anche il fatto che è stata messa in atto una sistematica perversione della politica industriale del Paese».

Una serie di step andranno presi in considerazione per far sì che la Tunisia riesca a ottenere stabilità macroeconomica e fugga dal suo passato di corruzione: costruzione di istituzioni in grado di tenere sotto controllo la spesa del denaro pubblico, monitorandone la giusta distribuzione; trasparenza nella gestione delle gare d’appalto, cercando di dar forma a misure utili a ridurre la portata dei fenomeni corruttivi; l’implementazione delle istituzioni preposte al controllo dell’evasione fiscale, cercando di ricostruire il rapporto tra fisco tunisino e aziende per renderlo più trasparente; l’introduzione di misure per diminuire la dipendenza economica dall’Europa, cercando di incentivare la nascita di un commercio stabile tra i Paesi del Maghreb tramite la riduzione delle barriere doganali presenti; ricapitalizzazione delle banche tunisine per dar loro nuova forza e trasformarle nella spina dorsale della crescita del Paese; cercare di riavviare il turismo ai livelli precedenti al 2010, continuando a combattere il terrorismo sul territorio nazionale. Solo tramite la combinazione di queste misure sarà possibile guardare avanti e immaginare un futuro per l’economia della Tunisia, distante dalla stagnazione che ha caratterizzato questi ultimi anni.

 

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