mercoledì, Ottobre 20

Corrado Passera: la velleità al potere Come Manager ha ben fatto (almeno rispetto agli standard italiani). Come Politico promette, promette e poi…

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Quando sentì parlare di Piano Passera, Silvio Berlusconi pensò di avere finalmente trovato l’erede. Disillusione come per Italo Bocchino (“Credevo fosse il programma”). Si trattava, invece, del Piano per il riassetto del comparto Radiotelevisivo, con il quale Corrado Passera, alla guida di tutto il settore dell’economia produttiva del Governo (Sviluppo Economico, Infrastrutture, Trasporti), voleva mettere ordine nel cuore del sistema delle comunicazioni. Disperso tra mancati Decreti Attuativi e ricorsi al Tar delle emittenti locali. Come le mirabolanti promesse del primo Piano Passera, che, consegnato al più sobrio Giorgio Napolitano nell’Estate del 2011, spinse il Presidente a farlo cooptare da Mario Monti nel suo Governo  qualche mese più tardi, virtuale numero due. Enormi promesse, seppur ammantate da britannico understatement,  aspettative ancora maggiori, risultati non pervenuti. 

Perseguitato probabilmente sin dall’asilo dai giochi di parole sul cognome, come quei poveri disgraziati che sadici genitori chiamavano Aldo Maria o Stefano Maria, Passera deve aver imparato sin da allora ad evitare trappole e lusinghe dei compagni, bulli o apparentemente amichevoli che fossero. Per questo dopo aver partecipato con quel gran ruolo a quell’avventura, ed aver preso parte con gran peso all’elaborazione del progetto politico di Scelta civica, (enormi promesse, seppur ammantate da britannico understatement, aspettative ancora maggiori, risultati non pervenuti) si tirò provvidenzialmente indietro all’ultimo momento, prima di salire sul Titanic con Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. Ricostruita una qualche verginità, Corradino nostro ha aspettato fremente. Governo Letta, Governo Renzi, elezioni Europee, e lui che annuncia a ripetizione la sua discesa in campo, infine con il marchio di Italia Unica, strumento per salvare il Paese ed occupare il suo tempo libero. Ché senza dirigere, risanare, guidare, lui non ci sa stare.

Laurea in Bocconi nel 1977, dal 1980 al 1985 nella società di consulenza McKinsey. Direttore Generale della Mondadori (1990-1991). Amministratore Delegato in sequenza di: Gruppo Espresso-La Repubblica (1991-1992), Olivetti (1992-1996), Banco Ambrosiano-Veneto (1996-1998). Dopo essere stato Direttore Generale delle Poste (1998-2002), torna al suo diletto ruolo di AD, a Banca Intesa (2002-2006), e poi, sino all’entrata nel Governo del Novembre 2011, di Intesa San Paolo, nata nel 2007 dalla fusione di Banca Intesa e Sanpaolo Imi. (Ma anche. Nel giugno 2012 iscritto nel Registro degli Indagati dalla procura di Biella per reati di natura finanziaria risalenti al  2006. Il 17 ottobre 2013 il Tribunale ha archiviato l’inchiesta, stabilendo che la notizia del reato è del “tutto infondata”. Nel gennaio 2014 iscritto nel Registro degli indagati dalla procura di Trani: truffa pluriaggravata per fatti avvenuti tra il 2004 ed il 2008 concernente una serie di strumenti finanziari collocati sul mercato da Banca Intesa).

Comunque in generale non se l’era cavata male, sino a quando non aveva raggiunto il suo ‘livello di incompetenza’. Specie alle Poste. “Esistono due tipi di pazzi” si diceva un tempo, “quelli che si credono Napoleone e quelli che vogliono risanare le Ferrovie o le Poste”. Poi è arrivato lui, che con mirabile sintesi si credeva Napoleone (al suo confronto un accidioso privo di ambizioni) e voleva risanare le Poste. Ed ha dimostrato che era (quasi) possibile. Considerato tutto il pregresso, in quella fatidica, ed in parte ancora misteriosa, estate del 2011 pensò di raccogliere da terra il bastone da Maresciallo, periclitante nelle mani dell’eretto di Arcore, presentando quel famoso originario Piano di cui dicevamo. Da lì tutto ciò che è seguito.

Ed ora Italia Unica, appunto. Di cui si ricorda qualche sua conferenza stampa, l’annuncio del  “Piano shock di oltre 400 miliardi per rimettere in moto l’economia del Paese”.qualche adesione da riciclo, l’apprezzamento trasversale del Cardinal Bagnasco, CL, Opus Dei e di Marco Pannella. E il formidabile titolo della suo libro-manifesto recentemente edito da Rizzoli: Io siamo. Per il resto enormi promesse, seppur ammantate da britannico understatement,  aspettative ancora maggiori, operatività non pervenuta.

In positivo del manager che vuole risanare l’Italia, fisico atletico e altezza da cestista, vanno ricordate le mogli. La prima, bella ed intelligente, amava presentarsi come ‘Signora Passera’ (normale per la ‘Signora Rossi’. In questo caso…). La seconda, che l’ha reso nuovamente padre nel gennaio del 2012, è Giovanna Salza, manager di valore, volto e fisico da  top model, dietro cui erano impazziti legioni di industriali e politici. Forse Berlusconi, indubbio talento nell’individuare il vero talento di ciascuno, ci aveva preso.

 

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