domenica, Maggio 16

Corpo Forestale dello Stato: è riforma

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La riforma nasce con l’intento di razionalizzare i costi e di ridurre gli sprechi. Eppure nel mondo del monitoraggio ambientale e agro-forestale ci sono molti enti doppioni. Le chiedo: chi trarrà vantaggio e svantaggio da questo accorpamento?  

È indubbio che l’accorpamento produrrà una riduzione di costi e una razionalizzazione della spesa. La soppressione di una Direzione Generale e di circa 150 Uffici periferici, nonché la re-immissione in servizi operativi di 3/4000 persone costituiscono un buon viatico per far digerire questa contestata operazione.

Allo stato delle cose non prevedo particolari disservizi. Il cruccio semmai è che tramonta definitivamente la speranza di un organismo capace di occuparsi professionalmente degli ecosistemi forestali, una preziosità straordinaria che copre un terzo del territorio nazionale e che contiene la più ricca biodiversità d’Europa.

 

Lei è d’accordo sul fatto che l’assorbimento del CFS nell’Arma dei Carabinieri potrebbe rafforzare l’aspetto repressivo del reato e non quello preventivo legato alla rieducazione del cittadino e alla tutela degli abusi quotidiani? 

Nel nostro Paese la propensione alla illegalità è molto alta. La cultura della legalità si forma prima di tutto nella famiglia e nella scuola, meno con le operazioni di polizia.

 

Tra le varie contestazioni vi è anche la questione della cooptazione del personale con l’impiego in qualifiche non spettanti alla funzione per la quale sono vincitori di concorsi. Che ne pensa?

Questo è l’aspetto più controverso e inquietante della faccenda. Prevedo una serie di ricorsi e controricorsi, soprattutto riguardo al cambiamento dello stato giuridico e ordinamentale del personale, che subirà i maggiori disagi.

 

Non crede che sia necessaria una riforma anche all’interno del CFS? In quali termini?

Troppo tardi: in 10 anni è stato dilapidato un patrimonio bicentenario. Si doveva intervenire a tempo debito, ma la politica consociativa ha preferito voltare la testa altrove. Ora ci penserà l’Arma dei Carabinieri.

 

Insomma quali sono gli aspetti su cui il Governo e il Ministro della pubblica amministrazione dovrebbero lavorare ancora per migliorare la qualità degli interventi?

La situazione ormai è compromessa. Quando si cominciò a paventare la soppressione del CFS scrissi al Ministro Madia, dicendole che si stava assumendo la grave responsabilità di privare il Paese di un presidio collaudato a difesa dell’ambiente. Anziché sciogliere il CFS le consigliai di restituirlo alle sue funzioni originali. Aggiungevo che in alternativa la soluzione meno traumatica per il personale sarebbe stata il passaggio in una costituenda struttura autonoma della Polizia di Stato con il quale il CFS condivide stato giuridico e ordinamento.

A corollario di quanto sopra posso affermare che questa operazione è paradigmatica della rozzezza della classe politica italiana e del livello infimo di certa burocrazia.

 

 

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