sabato, Maggio 15

Corpo Forestale dello Stato: è riforma

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Da allora a oggi, c’è stata un’ulteriore metamorfosi del Corpo forestale dello Stato. I sindacati insorgono parlando di militarizzazione.

Un’accezione condivisa da Marco Moroni, segretario generale del Sapaf (Sindacato Autonomo Polizia Ambientale Forestale). “Il rischio è che con questo decreto il Corpo Forestale dello Stato perda la sua funzione di prevenzione e di presidio del territorio e che, assimilandosi alle altre forze armate, diventi preponderante la funzione repressiva”.

Un pericolo che categoricamente Antonio Pappalardo, presidente del Supu (Sindacato Unitario Personale in uniforme), si sente di escludere: “Bisogna eliminare le catene corporativistiche e di comando per rendere le forze dell’ordine più produttive e funzionali. Sul rischio di cooptazione del personale che verrebbe snaturato delle sue competenze professionali, Pappalardo precisa: “È esattamente il contrario. Il Corpo forestale avrebbe una propria direzione generale, e sarebbe considerato al pari di altri nuclei speciali dell’Arma dei Carabinieri (Ros, Nas, Ris). Conserverebbe la sua integrità ed eccellenza”.

Per Pappalardo dunque la riforma è un traguardo che andava raggiunto da tempo, e che metterà ordine a una organizzazione amministrativa frastagliata e ricca di sovrapposizioni nello svolgimento di compiti e funzioni.

Il Corpo forestale ha l’importante funzione di tutelare il quotidiano dall’abusivismo edilizio, dagli eccessi di urbanizzazione, dall’abbandono dei rifiuti urbani e speciali, con compiti che vanno dalla  garanzia nello smaltimento della differenziata fino al monitoraggio nello smaltimento abusivo dell’Ethernit. Tra le sue responsabilità vi è anche il rinvigorimento delle foreste e gli interventi contro il disboscamento selvaggio, la tutela contro gli incendi boschivi.

Funzioni che saranno accorpate in un organo speciale all’interno dell’Arma dei Carabinieri.

La matrice ambientale, inoltre, comprende anche il controllo delle riserve naturali (parchi e aree protette) che garantiscono la biodiversità.

Con Giuseppe Di Croce, ex Direttore generale del Corpo Forestale dello Stato, attualmente in pensione, approfondiamo tutti i retroterra politici che hanno portato alla situazione attuale.

 

Dottor Di Croce, ci spieghi qual è l’importanza di un Ente di polizia civile come il Corpo Forestale, che svolge attività di presidio sul territorio su due principali fronti, quello della tutela ambientale e forestale e quello della sicurezza agro-alimentare. E soprattutto, qual è la differenza rispetto alle altre forze di polizia?

Il CFS è sempre stato un organismo duttile, nel senso che ha sempre adattato la propria missione a sostegno delle mutevoli esigenze socio-economiche dei territori montani e soprattutto nell’affrontare le criticità ambientali. Quali appartenenti al Ministero dell’agricoltura, non potevamo non interessarci anche dei problemi collegati alla sicurezza agro-alimentare. La differenza con le altre forze di polizia risiede nel ruolo specifico del CFS, specializzato e finalizzato a presidiare gli ecosistemi naturali in tutte le sue componenti  e le sue fragilità. Le altre Polizie hanno compiti più generali di ordine pubblico, di sicurezza nazionale e di salvaguardia della legalità.

 

Veniamo alla riforma Madia che tanto sta facendo discutere, nelle ultime settimane, il mondo forestale, soprattutto quello legato agli ambienti sindacali, che però sostengono di rappresentare  il 98% della protesta dei lavoratori. Quali sono, secondo lei, le ragioni di tale protesta?

La protesta in linea di principio è sacrosanta in quanto non si comprende perché l’Esecutivo abbia deciso di sopprimere un Organo dello Stato, protagonista per eccellenza del presidio del territorio in termini di sicurezza dalle calamità naturali, di sviluppo e di tutore della ‘bellezza’, in senso lato senza una preventiva, approfondita e allargata  riflessione politica sulle conseguenze che un tale provvedimento andrà a provocare. Questo in via generale. Se invece analizziamo a fondo la vicenda vediamo che ci sono delle responsabilità precise a carico di più soggetti che giustificano in qualche modo la decisione del Governo. Prima di tutto si rileva che la ratio e le finalità della legge di riforma, di cui rivendico la paternità, sono state completamente travisate. Chiarisco in proposito che la qualificazione ‘polizia ambientale e forestale’, introdotta nella riforma, non significava la istituzione di una nuova forza di polizia, ma il mezzo per salvare il Corpo Forestale dello Stato dalla regionalizzazione decretata nel 2001. Per sopravvivere ai cambiamenti in atto avevamo costruito con la riforma una veste giuridica tale da consentire di valorizzare e rafforzare la specificità di forestali quali detentori di un know-how esclusivo per la gestione sostenibile delle foreste, la difesa del suolo, la prevenzione e repressione degli incendi boschivi, la salvaguardia delle risorse agro-ambientali, forestali e paesaggistiche.

Il nuovo  CFS ha scelto invece di autoreferenziarsi mediante la nomina sconsiderata di un esercito di Colonnelli e Generali, e soprattutto di privilegiare le funzioni di polizia a scapito di quelle tradizionali, mettendosi in competizione con le altre forze di polizia che certamente non hanno gradito il protagonismo fine a se stesso e la ostentata esposizione mediatica messa in atto. Di fatto questa amministrazione ha ripudiato totalmente le funzioni forestali, tanto che la stessa formazione è basata sul Codice e sulla Procedura Penale e non più sulle materie forestali.

Il Governo perciò ha preso atto di questa deriva e ha deciso di semplificare il quadro istituzionale, tanto più che ciò risponde alla logica della riduzione delle cinque forze di polizia. I sindacati, salvo una sigla minoritaria di funzionari, sono stati complici e fautori di questa scellerata quanto improvvida avventura, quindi hanno poco da recriminare. Anche durante la mia direzione avevano cercato invano di spingere l’amministrazione su queste frontiere improprie.

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