lunedì, Settembre 27

Corpo Forestale, addio? Il Governo presenta un ddl per abolire il CFS, ma sindacati e società civile non ci stanno

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 Quella di quest’anno potrebbe essere ricordata come la stagione estiva meno calda di sempre, parlando di meteo. In quanto a calore sul versante legislativo e dei tagli alla spesa pubblica, invece, pare che quella del 2014 debba proprio continuare ad essere un’estate rovente. La scure del Governo Renzi, infatti, non sembra accennare a fermarsi, sotto l’impeto della garanzia (assicurata anche attraverso le dichiarazioni del titolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan) che non sarà necessario in autunno mettere nuovamente le mani in tasca agli italiani con una ulteriore manovra correttiva e che, anche per il 2015, verranno confermati in busta paga ai cittadini italiani gli ’80 euro’.

La mannaia della spending review, quella dei tagli lineari e della soppressione dei servizi pubblici, alla ricerca di una soluzione quasi ‘eroica’ ai problemi finanziari del Paese, sta per calare, infatti, anche sul Corpo Forestale dello Stato.

Nell’ambito delle proposte di riforma presenti nel disegno di legge “Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, presentato al Senato lo scorso luglio (con atto n. 1577) dal Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia dal già citato Ministro Padoan e dello stesso Presidente del Consiglio, Matteo Renzi si prospetta la vera e propria soppressione del Corpo Forestale, con successivo trasferimento delle relative maestranze agli ordini di altre forze di polizia nazionali.  

Nel dettaglio, all’Art.7 (comma 1, lettera ‘a’) del ddl (che è stato già licenziato dal Consiglio dei Ministri e che approderà in Commissioni Affari Costituzionali entro settembre, presumibilmente), si specifica la volontà di operare una riorganizzazione dell’apparato della Pubblica Amministrazione anche nell’ottica di un «riordino delle funzioni di polizia di tutela dell’ambiente e del territorio, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, con riorganizzazione di quelle del Corpo forestale dello Stato e eventuale assorbimento delle medesime in quelle delle altre forze di polizia, ferma restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente e del territorio e la salvaguardia delle professionalità esistenti».

Una situazione che è stata accolta in modo negativo non solo dai lavoratori che operano nell’ambito della tutela ambientale e territoriale garantita dalla Forestale, ma anche dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (dal quale il Corpo Forestale dipende), guidato da Maurizio Martina (che non figura tra i firmatari della proposta di legge). Infatti, pochi giorni fa il Ministro Martina ha dichiarato all’ ‘Ansa’ che«se c’è da gestire un confronto, benissimo si fa ed è quello che stiamo facendo sul tema di riorganizzazione funzionale e di risparmio economico che si può affrontare, ad esempio, iniziando a riconfigurare una nuova organizzazione che semplifichi le polizie provinciali, l’Icqr e alcuni Corpi regionali; personalmente combatterò per dimostrare la validità e la centralità del Corpo Forestale dello Stato, per questo chiedo la collaborazione del Parlamento per dimostrarlo. Avere riorganizzato il lavoro nella Terra dei Fuochi, assegnando al Corpo Forestale dello Stato una funzione di coordinamento, è un cambio di passo notevole». 

Nei giorni scorsi, infatti, qualche risultato è stato ottenuto. Secondo quanto approvato dal Senato con la conversione del Dl 91/2014, approvata in via definitiva il 7 agosto 2014, il Corpo Forestale dello Stato avrà accesso al nuovo SisTRi (Sistema di controllo per la Tracciabilità dei Rifiuti), con un’autorità equivalente a quella che già possiede l’Arma dei Carabinieri in materia. Inoltre, se la prima stesura del ddl prevedeva un vero e proprio smembramento del CFS e il suo assorbimento da parte degli Enti locali, nella versione approvata in CdM si parla ‘solo’ di riorganizzazione e eventuale assorbimento del Corpo da parte della Polizia di Stato.

Ad ogni modo (e c’era da aspettarselo), l’approvazione del ddl ha messo sul piede di guerra i sindacati che rappresentano i lavoratori del Corpo Forestale, i quali puntano pesantemente il dito contro l’Amministrazione Renzi: “Puntualmente, quando è a Palazzo Chigi un Governo di centrosinistra si tende sempre a voler sopprimere, cancellare o tagliare il Corpo Forestale dello Stato” spiega Andrea Laganà, segretario del Sindacato Nazionale Forestale. “Il Partito Democratico è già dalla scorsa legislatura che cerca di farci scomparire. Al Ministro Martina abbiamo chiesto prima di tutto di chiarire con il Governo la linea che intende seguire nell’affrontare la questione: c’è stata una certa ambiguità in tutta la vicenda, dal momento che, da un lato, l’Esecutivo ha stabilito che vuole cancellare Il CFS mentre, dall’altro, il Ministro Martina (che comunque fa parte del CdM) intende battersi per noi per far si che questa proposta di legge non cancelli il Corpo.

“Cosa ne vuole fare il Governo di 8mila uomini (e donne) e di 192 anni di storia del nostro Paese?” si chiede Laganà, che aggiunge: “Se tutta la questione si dovesse ridurre a dei tagli che hanno lo scopo di distruggere il CFS per farne un atto di ‘propaganda’, dicendo ai cittadini che il Governo ha risparmiato nell’ottica della ‘razionalizzazione del comparto sicurezza’ dello Stato, allora noi, come sindacato, saremo pronti a scendere in piazza e a piantare le barricate ovunque per far valere le nostre ragioni. Sia chiara una cosa: una riorganizzazione del Corpo Forestale è certamente necessaria e anche bene accetta da parte nostra, ma non in questo modo. C’è da dire anche che i ‘numeri’ non giocano a nostro favore: un organico di 8mila maestranze non ha molto ‘appeal elettorale’, se confrontato con quello che hanno, invece, altri Corpi.

Sulla stessa linea, le dichiarazioni di Danilo Scipio, segretario nazionale del sindacato Ugl Corpo Forestale dello Stato, che afferma: “La stragrande maggioranza dei membri della Forestale vuole continuare far parte e ad operare all’interno del Corpo. Certamente esistono dei margini di miglioramento, sia in termini di efficienza, sia di operatività che è possibile raggiungere, ma ciò che è più importante è proseguire nello svolgimento delle mansioni che tradizionalmente sono affidate da quasi due secoli all’esperienza e alla professionalità del CFS”.

Una tradizione che nasce, infatti, con la fondazione, avvenuta nel 1822 e che oggi vanta un organico specializzato nella difesa del patrimonio agro-forestale italiano, nella tutela dell’ambiente, del paesaggio e del controllo sulla sicurezza della filiera agroalimentare. Non solo. Gli uomini (e le donne) della Forestale concorrono all’espletamento di servizi di ordine e sicurezza pubblica, nonché al controllo del territorio, con particolare riferimento alle aree rurali e montane.

Un’eventuale trasferimento di queste competenze presso altre Forze di polizia nazionali, secondo i sindacati, porterebbe a una progressiva inefficienza nello svolgimento delle mansioni. Secondo Scipio, infatti, “se il Corpo fosse eliminato e il suo organico fosse trasferito presso la Polizia di Stato, si darebbe priorità allo svolgimento di altri tipi di attività (orientate più alla pubblica sicurezza) mentre all’ambiente e alla tutela del territorio verrebbe dato, probabilmente, meno spazio. Senza contare che il risparmio dell’operazione sarebbe davvero risibile, dato che il 90 per cento del bilancio del Corpo Forestale dello Stato è attualmente impiegato per coprire i costi di gestione del personale”

Da qualche parte, però, bisogna pur riuscire a risparmiare. Che fare allora? La ricetta proposta  dal numero uno dell’ Ugl Corpo Forestale (e condivisa anche da altri membri del mondo sidacale) si basa su una riorganizzazione in chiave di efficienza, lasciando da parte gli attuali intenti di ‘demolizione’: “In Italia gli Enti e le organizzazioni che si occupano di tutela dell’ambiente sono tantissimi. Un’alternativa al ddl potrebbe essere quella di accorpare, prima di tutto, i Corpi Forestali autonomi delle Regioni a Statuto speciale e quelli delle Provincie autonome in un unico Corpo Nazionale, con una contemporanea espoliazione dalle competenze di polizia ambientale delle Polizie provinciali (anche nell’ottica di riorganizzazione delle Provincie che è attualmente in atto) e dell’Arma dei Carabinieri, a beneficio di un unico Corpo Forestale nazionale. In questo modo si ridurrebbero le sovrapposizioni e anche i costi”

Già, perché l’attuale situazione organizzativa del CFS è parecchio intricata. All’Ispettorato generale (con sede a Roma) e ai Comandi regionali da esso dipendenti, si sommano quelli autonomi che sorgono nelle Regioni a Statuto speciale e nelle Provincie autonome di Trento e Bolzano. Senza contare i numerosissimi Enti che in tutto il Paese si occupano di tutela ambientale in modo autonomo, compresi quelli di amministrazione dei Parchi nazionali. A questo si sommano le competenze (e l’autorità in materia) che la Forestale si trova a dover condividere con le altre Forze di polizia nazionali.

Parlando ancora di costi, il Presidente dell’Associazione Nazionale Funzionari Forestali, Stefano Cazora, sostiene che “il Corpo Forestale così com’è, grava sulle casse dello Stato per meno di un terzo del bilancio, ad esempio, della Camera dei Deputati nel suo complesso, a fronte della resa di un servizio che ha certamente diversi margini di miglioramento, ma che già oggi opera con diligenza ed efficienza per la tutela del territorio. Ricordiamoci che il Corpo Forestale è costantemente impegnato, tra le altre cose, nelle operazioni di contrasto alle eco-mafie e nell’ambito della vicenda della Terra dei fuochi. Senza contare che recentissimamente il CFS ha attivamente contribuito alle operazioni di contenimento dei focolai di incendio e di ricerca dei 4 militari precipitati pochi giorni fa in Abruzzo” (quando è avvenuto lo scontro tra i due caccia ‘Tornado’, costato la vita ai Capitani dell’Aeronautica Militare Mariangela Valentini, Alessandro Dotto, Giuseppe Palminteri e Paolo Piero Franzese, ndr). “Il fatto stesso di avere una polizia con il compito specifico di tutelare e mantenere sicuro l’ambiente e il territorio”, conclude Cazara, “rappresenta un fattore di unicità del nostro Paese cosa che, tra l’altro, è molto sentita e voluta da tutto il popolo italiano”.

Diversi membri della Società civile, infatti, si sono mossi in contrasto al ddl licenziato dal CdM lo scorso luglio. Attraverso il sito ‘Change.org‘ è stata promossa una petizione (mentre scrivo, è stata già firmata da 34.912 sostenitori), per accorpare le Polizie Provinciali ed i Corpi Forestali delle Regioni e Province a Statuto Speciale (che attualmente sono alle dipendenze dei rispettivi Enti locali) all’interno del Corpo Forestale dello Stato (che attualmente è sotto organico con 7615 unità). L’obiettivo della petizione è ottenere una modifica al ddl che preveda la creazione di un unico Corpo Forestale presente in tutta la nazione, con un organico idoneo a svolgere i propri compiti istituzionali. Una posizione che, a quanto pare, sembra essere largamente condivisa sia tra i sindacati, sia nel mondo dell’associazionismo. La ‘battaglia per la vita’ del CFS adesso si sposta in Parlamento. Staremo a vedere come il Governo Renzi gestirà la situazione.

 

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