domenica, Ottobre 17

Corpi: Padre Pio e dintorni

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Come ha appena avuto modo di gentilmente ricordare dai microfoni della sua ‘Radio Maria’ il fondatore e dominus Padre Livio Fanzaga, chierico degli Scolopi, tutti siamo in tempi più o meno brevi destinati alla morte, e ad un eventuale funerale. Lui, con preveggente misericordia, lo ha rammentato per le vie brevi a Monica Cirinnà, casualmente relatrice della Legge sulle Unioni Civili, ora in discussione al Senato, che al buon Padre non garba moltissimo. Il delicato episodio si intreccia con il ‘ritorno del macabro’ che la Chiesa Cattolica ha appena reinaugurato officiando, all’interno del pur pregevole Anno Santo della Misericordia, il ‘Padre Pio tour’ che consiste sostanzialmente in un giro dal sud Italia a Roma delle spoglie mortali dell’inquietante cappuccino, che dopo una sosta a San Lorenzo al Verano, se ne staranno a San Pietro sino all’11 Febbraio, quando torneranno a San Giovanni Rotondo.

Imbalsamato e ‘siliconato’, con apposita maschera di gomma, sta nella sua bara trasparente Padre Pio, ed a fargli da ‘spalla’ il pur sempre Santo ma meno esibizionista Leopoldo Mandic, croato ed anche lui frate cappuccino, le cui reliquie si trovano abitualmente a Padova, e che pure è stato voluto di persona (o quel che ne resta) in San Pietro da Francesco per l’inizio della Quaresima. Mercoledì delle ceneri, il 10 febbraio, il Papa celebrerà la messa nella Basilica Vaticana davanti ai loro corpi ed invierà in tutto il mondo oltre 1000 sacerdoti ‘missionari della misericordia’ con la facoltà di assolvere i peccati riservati alla Sede Apostolica. Bergoglio ha voluto che proprio per questa occasione fossero presenti le spoglie di Pio e di Leopoldo come testimoni della misericordia di Dio: entrambi trascorrevano moltissime ore delle proprie giornate a confessare.

Che per far questo occorresse ricorrere a tale poco commendevole esibizione di corpi trapassati, è tutt’altra questione. Però l’evento, diciamo così, si intreccia questa volta con un altro, di tutt’altro genere e specie, ma che sempre un corpo ed un frate riguarda. Giordano Bruno, il frate domenicano arso vivo a Roma, in piazza Campo de’ Fiori il 17 Febbraio 1600. E quel giorno, da poco ripartiti Pio e Leonardo per i loro lidi, Giordano verrà ricordato in quella stessa piazza per iniziativa della ‘Associazione Nazionale del Libero Pensiero ‘Giordano Bruno’’, prima con una cerimonia e poi con un Convegno. ’Nel nome di Giordano Bruno. Senza Laicità non c’è Democrazia. Libertà Diritti Dignità Uguaglianza il tema dell’incontro cui prenderanno parte Giuliano Montaldo, Elena Coccia, Antonio Caputo.

Spiega Maria Mantello, che dell’Associazione organizzatrice è Presidente: «Bruno venne ucciso brutalmente perché non voleva sottomettersi a verità supposte ed assolute. Quel tribunale, presieduto dal Papa-re in persona, lo dichiarò eretico. Ma eresia vuol dire scelta e noi vogliamo continuare ad essere eretici, perché come Bruno abbiamo il vizio di pensare». E aggiunge, allargando direttamente il ragionamento all’oggi in cui siamo immersi. «Nei regimi teocratici il fanatismo religioso arriva a diventare, come nel caso dei macellai dello Stato Islamico, pornografia della tortura e della morte. Ma anche in casa nostra il sogno di elevare a legge dello Stato i propri precetti non sembra ancora dismesso, e diventa patetica pretesa di sigillare in stereotipi sessisti e omofobi l’esclusione dal diritto di avere diritti. Siamo chiamati allora a non smettere di vigilare sulle garanzie costituzionali, perché le regole democratiche non vengano né aggirate, né manomesse».

Sempre di corpo, sempre di corpi si tratta. Trattati, per l’appunto, in ben differenti modi e con ben differente rispetto, sia per i morti che per i vivi. Ed a partire da questo e da questi, tra giri d’Italia, ‘calorosi inviti’ (d’ogni genere) e tentativi di riflessione su quello che è stato e quello che è, va in scena un febbraio di ‘esibizioni pirotecniche’ con diversi stili, diverse riflessioni, diverse implicazioni.

 

 

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