venerdì, Aprile 16

Coronavirus: tutto previsto e simulato. Ma non preso sul serio Il Center for Strategic and International Studies a ottobre 2019 aveva simulato una pandemia da coronavirus praticamente identica a quella del COVID-19. Avvertimenti che non sono stati presi abbastanza sul serio, dicono dal Centro

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L’intelligence no, non aveva previsto il coronavirus COVID-19, cioè i servizi di sicurezza nazionale degli Stati, i servizi segreti, non avevano preventivato che il 2020 vedesse lo scagliarsi, dalla Cina all’Europa alle Americhe all’Africa, di un coronavirus così devastante. Quanto sta accadendo non era nelle predizioni. Ma nelle simulazioni di alcuni tra i più quotati (e ascoltati) centri studi, qualcosa del genere, un virus altamente contagioso che colpisse improvvisamente la popolazione mondiale, era stato ipotizzato e previsto nei dettagli.

Forse anche sulla scorta del Worldwide Threat Assessmentdel 2019, nel quale, a pagina 21 del documento, si sosteneva testualmente: «The United States will remain vulnerable to the next flu pandemic or large-scale outbreak of a contagious disease that could lead to massive rates of death and disability, severely affect the world economy, strain international resources, and increase calls on the United States for support», il Center for Strategic and International Studies (CSIS) lo aveva considerato lo scoppio di una pandemia e aveva condotto una simulazione.

«Per noi l’epidemia è stata più simile a déjà vu», affermano Samuel Brannen, a capo del Risk and Foresight Group del CSIS, e Kathleen Hicks, vicepresidente senior del CSIS e Direttore dell’International Security Program. Nell’ottobre 2019, «abbiamo convocato un gruppo di 20 esperti in salute globale, bioscienze, sicurezza nazionale, risposta alle emergenze ed economia per lavorare su ciò che sarebbe accaduto se una pandemia globale avesse colpito improvvisamente la popolazione mondiale. La malattia al centro del nostro scenario era un coronavirus nuovo e altamente trasmissibile». Da sottolineare la data: ottobre 2019, e a ottobre in Cina COVID-19 iniziava la sua cavalcata.
Gli esperti hanno analizzato «il modo in cui gli americani e la comunità globale se la sarebbero cavata, in che modo la pandemia avrebbe stressato risorse, burocrazie e relazioni internazionali». La simulazione ha mostrato come «il mondo è cambiato in modi che rendono molto più difficile contenere le malattie -e alcuni degli errori che alimentano la sua diffusione sono già avvenuti nell’attuale epidemia» di COVID-19, e i «parallelismi tra il nostro esercizio e il vero scoppio di oggi non sono esatti».

«Abbiamo scelto un nuovo ceppo di coronavirus per il nostro scenario perché gli scienziati hanno concordato che questo era un probabile patogeno per una futura epidemia; focolai recenti come SARS e MERS sono stati causati anche dalla famiglia dei coronavirus», spiegano Brannen eHicks.
«Abbiamo ipotizzato che un virus creato da un laboratorio di ricerca sia stato rilasciato per la prima volta in Europa». «Il coronavirus nel nostro scenario si è diffuso in modo molto simile al virus di oggi, saltando tra i Paesi attraverso i viaggi aerei internazionali, causando problemi non solo per i loro sistemi sanitari, ma per economie e leader politici».
L’epidemia immaginaria si diffonde rapidamente -conun tasso di mortalità del 3,125%, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità circa il 3,4% dei casi riportati di COVID-19 è deceduto dall’aeroporto di Berlino Tegel a una serie di destinazioni internazionali di collegamento. Un individuo infetto ha trasmesso il virus mentre transitava dall’aeroporto tedesco, quindi proseguendo per l’aeroporto internazionale John F. Kennedy di New York e viaggiando verso diverse destinazioni aggiuntive nell’area di New York, continuando a trasmettere il virus. «Nei tre mesi successivi alla sua prima trasmissione da uomo a uomoall’aeroporto di Tegel, il nostro virus si è diffuso rapidamente in Europa, Nord America, Nord-est asiatico e Medio Oriente».
Quello che segue è praticamente quanto sta di fatto accadendo, sottolineano Brannen e Hicks. I governi iniziano adottare misure a breve termine per cercare di rallentare la diffusione, come i divieti di viaggio e la chiusura delle frontiere. Divieti ben poco efficaci nel rallentare la diffusione del virus, in quanto quando quelle misure sono state adottate il virus aveva già iniziatodiffondersi attraverso i corridoi aerei internazionali e un’ulteriore trasmissione da uomo a uomo, considerato che, come per il COVID-19, il coronavirus simulato era trasmissibile prima che i portatori mostrassero sintomi gravi, quindi le autorità -come sta accadendo– si sono ritrovate spiazzate.

Lattività economica è notevolmente rallentata, a causa degli effetti diretti sulla salute dei lavoratori e degli sforzi del governo per prevenire un’ulteriore diffusione del virus.La vita normale, insomma, è stata messa ‘in pausa’ e le Nazioni decidono stimoli fiscali e monetari per calmare i mercati e sostenere la crescita -come sta accadendo.
Nei tre mesi successivi allo scoppio della pandemia,
governi, comunità scientifiche e produttori di farmaci,corrono per sviluppare terapie e un vaccino per questo nuovo coronavirus, trattamenti per i quali si prevede ci voglia un anno almeno per averli.

Molti, secondi il CSIS, gli elementi che la simulazione ha prodotto e che possono essere utili per affrontare COVIN-19.

In primo luogo: «le azioni preventive sono fondamentali». Organizzare la cooperazione a livello nazionale e internazionale tra governi, aziende, lavoratori e cittadini è importante prima che la crisi scoppi.

La «cooperazione internazionale è fondamentale. Un virus non conosce confini, come abbiamo già visto con l’epidemia del mondo reale», uno stress come una pandemia «aumenta la sfiducia tra i Paesi. Nel mezzo delle tensioni commerciali, della crescente ingerenza di un Paese nella politica interna di un altro e delle crescenti tensioni militari nei punti caldi di tutto il mondo, organizzazioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono sempre più prese di mezzo, incapaci di svolgere la loro funzione neutrale prevista . Gli Stati sono in competizione l’uno con l’altro anziché cooperare, ignorando la natura intrinsecamente transnazionale della minaccia, mentre cercano di minimizzare gli aspetti negativi per le loro popolazioni, economie e partito al potere. Nel nostro scenario, queste tensioni internazionali hanno inibito la condivisione delle informazioni, proprio come abbiamo visto inizialmente dalla Cina con COVID-19», e come sta accadendo in Europa.

Altro elemento centrale: la comunicazione su di un substrato di fiducia è vitale. La necessità di «messaggistica coerente e fonti attendibili di informazioni». Un «ingrediente fondamentale per affrontare le pandemie è l’ordine pubblico e l’obbedienza a protocolli, razionamento e altre misure che potrebbero essere necessarie. Oggi la fiducia del pubblico nelle istituzioni e nei leader è fragile», complice anche ladisinformazione intenzionale da parte di attori stranieri e fazioni politiche o anche non intenzionale- in particolare scientifica. «Non è necessario guardare oltre il movimento anti-vaccinazione per vedere come la disinformazione può effettivamente compromettere gli obiettivi di salute pubblica. E l’uso su larga scala, da parte di attori statali e non statali, della disinformazione online per diminuire la fiducia del pubblico nei governi e nelle istituzioni è particolarmente pericoloso in un ambiente di crisi già fragile».

Altro grande avvertimento che ha prodotto la simulazione è che «il settore privato sarà vitale per la gestione dell’epidemia», visto che è il settore privato che detiene la maggior parte dell’innovazione tecnologica per la produzione di cure e vaccini.

Le conclusioni alle quali giunge il CSIS al termine dello scenario sono preoccupanti: «i leader semplicemente non prendono la salute abbastanza seriamente come un problema di sicurezza nazionale», affermazione sostenuta guardando agli Stati Uniti, ma non solo. «C’è anche una debolezza a livello globale: sebbene esistano organismi dedicati al coordinamento globale, in particolare l’OMS, i Paesi danno la priorità alle considerazioni interne in tempi di crisi a scapito del coordinamento e della collaborazione internazionale. Anche all’interno dell’Unione Europea, i Paesi prendono le proprie decisioni indipendenti in risposta a un’epidemia. Vediamo già crescenti attriti dalle chiusure delle frontiere e dai divieti di viaggio alle restrizioni all’esportazione dei medicinali».

«Il nostro», affermano Brannen e Hicks, «non è stato il primo scenario pandemico a sollevare seri interrogativi sulla forza del sistema sanitario globale. Il Johns Hopkins Center for Health Security ha sviluppato un esercizio pandemico particolarmente eccezionale, Clade X», ma «questi avvertimenti non sono stati presi abbastanza sul serio», con i leader che si affrettano a reagire all’epidemia in corso, rimanendo incapaci di prevenire la prossima. Rincorrere le crisi «ha un costo sbalorditivo in vite e dollari». Nella crisi attuale «verranno spesi decine se non centinaia di miliardi di dollari, ma poco di quel denaro affronterà le questioni di fondo», la preparazione alla prossima pandemia».

E in conclusione un elemento positivo: «il fatto che l’epidemia del mondo reale sia scoppiata in Cina potrebbe in realtà essere stata una fortuna: la Cina è la seconda economia più grande del mondo, con una base scientifica relativamente avanzata e un sistema di governance dall’alto verso il basso, che le conferisce un’insolita capacità di controllare e monitorare popolazione enorme», così la Cina è riuscita affrontare in modo aggressivo il focolaio. Ma ora attenzione: «la prossima pandemia è molto più probabile emerga in un Paese o in una regione che è povera, governata debolmente e con infrastrutture di sanità pubblica deboli».

L‘individuazione precoce, la fiducia pubblica e internazionale, la condivisione delle informazioni e lo sfruttamento dell’innovazione nel settore privato sono fondamentali per un’efficace riduzione del rischio. «La politica, la salute e la nostra stessa sopravvivenza sono sotto il nostro controllo. Scenari e lungimiranza possono essere strumenti potenti per immaginare un possibile futuro. Ma dobbiamo fare di meglio. Dobbiamo mettere in atto una politica che prevenga e, ove necessario, prepari a quei futuri che non desideriamo».

«nel nostro scenario, il virus era altamente trasmissibile e presentava un tasso di mortalità del 3,125%. Finora, il tasso reale del nuovo virus non è noto, ma secondo l’Organizzazione mondiale della sanità circa il 3,4% dei casi riportati di COVID-19 è deceduto».

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