domenica, Aprile 11

Coronavirus: rotti i freni Fontana, certo che «E' in atto un attacco contro di noi», vuole aprire tutto, Zaia ha già aperto, De Luca sbraita. ‘Aprire’, vuol dire prima stabilire chi, come e con quali misure di sicurezza. E invece qui si fa il contrario, si apre e poi si vede che succede. E ripartono le manovre dei politicanti

0

Deve proprio essere finita l’epidemia, ormai, non se ne parla quasi più, e, garruli, politicanti, esperti, commissari partecipi di misteriose ‘task force’ (pare che siano novecento, capito novecento, Vittorio Colao incluso) tutti lì a fare capire che ora è tutta apparenza, siamo liberi.
Pare, dico pare, ma sono certo ho i testimoni, che a Milano Domenica e Sabato si entrava liberamente nei supermercati, senza file … ehilà.
Oddio, con il suo solito tono funereo, Domenico Arcuri, capo di una delle cinquanta task force in giro (ma me lo spiegate che cavolo è una task force?), osservava che durante i cinque anni di guerra (la seconda mondiale intendo, una robetta da niente!) in Lombardia sono morti 2.000 civili, con il coronavirus in due mesi ne sono morti (dati di Venerdì) circa 12.000, tutti lombardi doc, e sono solo quelli ufficiali, perché, sempre dalle dichiarazioni delle varie miriadi di partecipanti alle task e delle centinaia di virologi e non so che altro che sono spuntati come la gramigna, per ogni morto accertato in ospedali o altro, ce ne sono almeno 6 o 7 altrinascosti’. Una bazzecola, per tacere della strage di vecchi, lasciati nei depositi generosamente messi a disposizione dei discendenti, incapaci di occuparsene da soli, ma tanto sono vecchi con altre malattie pregresse.
E quindi
Attilio Fontana, fiero di sé e del suo inutile ospedale in Fiera, certo che «E’ in atto un attacco contro di noi», vuole aprire tutto; Luca Zaia ha già aperto, altri tentennano, Vincenzo De Luca sbraita, ma tanto ormai è, una volta di più, la macchietta di sé stesso: non che abbia torto, ma così si fa spettacolo, non fatti.
Per non parlare del nuovo capo degli industriali,
Carlo Bonomi, che, tanto per presentarsi gentilmente, ha detto peste e corna del Governo, delle Regioni, dei Sindacati, del suo predecessore, non ho controllato se anche del Papa, ma è probabile, su suggerimento di Salvini … . Ora, per carità, io sono non d’accordo, d’accordissimo, ma ‘aprire’, vuol dire prima stabilire chi, come e con quali misure di sicurezza. E invece qui si fa il contrario, si apre e poi si vede che succede.

Ma appunto, ormai i freni non ci sono più, siamo in vacanza. Secondo me è stata decisiva la decisione di Angelo Borrelli & co. (anche quelli, numerosi e sempre diversi … anche a non amarsi troppo!…ma no, dai, io sono un malpensante di natura) di smettere quelle singolari conferenze stampa, nella quali il numero dei morti si diceva alla fine e mai, dico mai, si diceva se erano più o meno del giorno precedente.
In compenso, il segreto era ferreo (quasi quanto quello dei novecento di cui sopra, vincolati al segreto per contratto … roba da matti) su chi era contagiato, per la privacy.
Ora, diciamoci la verità, la privacy è importante, però, se ho capito bene, l’epidemia derivava dal piccolo particolare che chi era infetto infettava gli altri o, scoperto infetto, li aveva già infettati. Logica vorrebbe e avrebbe voluto che invece si dicessero, con tante scuse, i nomi e i cognomi. Insomma, se io so che Adalberto Quattrocchi che ho incontrato ieri dal dentista, era o è infetto, la prima cosa che faccio è di autoisolarmi e correre a dire di farmi il tampone, no? Invece no, si è proceduto facendo indagini discrete. E va bene.
Ma poi il medesimo Arcuri, se ho ben capito, o Colao, o Borrelli, o Brusaferro, o, insomma qualcuno ha deciso, senza minimamente consultarci, di tirare fuori una bellaapp’, grazie alla quale -ditelo come volete, ma il risultato è quello- si può sapere non solo ogni minuto dove sei ma anche con chi, quando e quanto.
Beh, colgo l’occasione qui per dirlo, io non la installerò, perché la mia amante principale ama la privacy e non vuole che si sappia della nostra relazione, le altre sono indifferenti, ma quella proprio no! Certo, sempre che non ce la inoculino di nascosto sui telefonini: sappiamo benissimo che si può fare e ormai io da questi novecento più i politicanti ufficiali mi aspetto di tutto. Come ho intravisto ieri mattina su ‘La7’ dire ad una giovane dottoranda (o dottore?) in diritto dell’economia (mi scuso, ma non sono riuscito a leggere il nome) nel caso prenderebbe a martellate il proprio cellulare: anche io! Ai carcerati, almeno, lo sanno che gli mettono il braccialetto.

Ma tornando al tutti liberi, sono ripartite alla grande le manovre politiche (beh, vabbè, si fa per dire, sempre di politicanti si tratta) dei vari nostri beneamati. Iniziano in contemporanea pochette e Dibba, quest’ultimo sul foglio ufficiale del partito dice, dall’alto della sua superiore conoscenza del diritto, dell’economia, della sociologia e della filosofia analitica (taccio della falegnameria dove è maestro) dice no al MES, perché se se ne andasse l’Italia la UE crollerebbe. Non sono certissimo di avere capito bene il suo discorso (troppo raffinato per me), ma credo che si voglia dire che gli possiamo agli europei fare paura minacciandoli di andarcene. Sarà. Io non ci proverei, lo ho scritto molte volte (vero direttore?) molti non aspettano altro!
Contemporaneamente pochette si fa intervistare dal ‘Giornale’, per fare capire che è pronto ad allearsi con Berlusconi, se gli stellini gli mettono i bastoni fra le ruote. Non vale la pena nemmeno approfondire su questo: è alta politica, io non sono capace.
Siamo, insomma, alle solite cose, mosse e contromosse, da parte di gente che al massimo potrebbe essere paragonata a Planchet, ma crede di essere Richelieu. Ma sta in fatto che il clima politica si riscalda, secondo le solite strade disgustose e indifferenti agli interessi degli italiani.
E infatti, la cosa piacerebbe a Matteo Renzi, ma senza Conte, e quindi, da una parte ne è lieto, anche perché potrebbe essere la sua ultima occasione di sopravvivere, sia pure non lasciando la palla in mano a pochette. E quindi manda avanti Sandro Gozi, il suo amico di sempre, deputato europeo, transfuga in Francia per ‘suggerire’ (dice lui) cose e Macron, il quale, Gozi, magnifica l’idea, anche se la mette giù molto complicata per allargare le allusioni e lasciare cadere come per caso l’ipotesi Draghi … ma no per carità, non hai capito. Va bene. Ma comunque poco dopo, lascia cadere la bomba grossa, e cioè dice che in realtà pochette ha già deciso (che pochette decida qualcosa io non ci credo per nessun motivo, neanche se lo vedo!) di prendersi il MES, ma non ha il coraggio di dirlo agli stellini … con i quali (questo Gozi non lo dice, anche perché Renzi se ne è largamente avvantaggiato) si è appena spartita mezza Italia, nominando una miriade di satrapi di aziende varie, profittando che eravamo tutti intenti a difenderci dal virus e non da loro.
E quindi … no, scusate io non ce la faccio, mi verrebbe da ridere se non fossi sull’orlo di piangere. E poi, che vi aspettate, che dica la mia sul MES? No, ne parliamo nei prossimi giorni e poi più o meno quello che penso lo sapete.

Ah, dimenticavo. Perdura il silenzio dell’Accademia dei Lincei e quindi, care signore depresse, spicciatevi a trovarvi marito.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->