Coronavirus: quegli abbracci non più scontati Abbiamo rischiato di perdere quello che per la nostra natura di esseri umani e di animali intelligenti e sensibili, davamo per scontato

Sembra impossibile, eppure per qualcuno l’esperienza Covid-19 è stata anche interpretata come un gioco, alla moda.

Al contrario è stato un obbligo inevitabile, che c’ha imposto a tutti di vivere con il timore dell’altro, con certi sguardi che sembravano dire non ti avvicinare, non venire a ungermi, anche se moltissime delle persone mascherate ci apparivano uomini soli e donne sole, colpite da una paura mai prima provata.

E infatti da questa brutta avventura, durata tanto e ancora per nulla conclusa, abbiamo perduto l’attaccamento psicocorporeo, quella bella prossemica intima che ci permetteva di incontrare gli altri, famigliari, amici, amanti, per condividere quell’antico contatto di pelle, olfattivo, termico, che grazie a un sensibile abbraccio, ci rendeva veri esseri umani.

Abbracciarsi a un’altra persona, sia questa vecchia, adulta, giovane o bambina, o diversa per il colore della pelle, per cultura e per religione, significava unire i corpi per condividere e riconoscere assieme il diritto alla vita, alla vita di noi due diversi e abbracciati, e dunque alla vita di tutti gli esseri umani diversi.

In questo lungo periodo di distanza imposta, moltissimi di noi hanno dimenticato quel bisogno vitale che l’arte, lungo tutta la sua storia, ha sempre sentito il dovere di descrivere, di fermare sulla tela, sulla pietra o con le foto, tutte quelle diverse forme di contatto umano, dalla mano sulla spalla all’intrecciarsi delle braccia e da lì, il grande passo degli amanti che si esalta con il bacio, quel bacio che ancora oggi ci neghiamo per l’ormai più che patologica paura dello scambio di liquidi malsani.

Abbiamo rischiato di perdere quello che per la nostra natura di esseri umani e di animali intelligenti e sensibili, davamo per scontato. No nulla di tutto questo è scontato, perché sin da ora ognuno di noi avrà l’obbligo tutto umano e umanitario di riattaccarsi alla vita.