mercoledì, Luglio 28

Coronavirus: l’insostenibile piccineria della settima potenza industriale L’economia in campo: si sprecano i lamenti disperati di industriali e commercianti, che vogliono l’aiuto del Governo. Giustissimo, ma c’è modo e modo, c’è tempo e tempo. L’immagine è quella di un sistema di imprese a dir poco debole

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Che si stia vivendo un periodo di crisi, crisi apparentemente esasperata, è evidente, palpabile, benché non del tutto giustificatamente.
Dico ‘apparentemente’ esasperata, perché l’esasperazione, mi sembra, è più indotta che ragionevole. Indotta, sia dai comportamenti non certo limpidi delle ‘Autorità’, sia dalle ‘uscite’ irresponsabili di politicanti e ‘operatori’ economici, sia dalla insistenza acritica con cui si continua a parlare del coronavirus, come di una banalità di poco più seccante di una influenza o come una sorta di bomba cadutaci sulla testa, e non di qualcosa da combattere e battere, razionalmente, ordinatamente, e insieme. Ecco la parola importante: insieme. Che, credo, sia la cosa che manchi più di tutte.

Insieme, e infatti Matteo Salvini gioca la sua partita contro il Governo, cioè contro sé stesso, ma è difficile che lo capisca lui e chi lo voterebbe.
Il Governo si arrabatta in qualche modo per affrontare la situazione, in un modo a dir poco confuso e incerto, certo, ma sussiegosamente e altezzosamente criticato dai ‘commentatori grandi firme’ … vorrei vedere loro! Vero, peraltro, che un Governo decente a certe cose deve essere preparato; veri anche, però, che ogni Governo che si rispetti dispone di una Amministrazione che si rispetti, cioè che sia preparata.
Peraltro, dopo l’exploit inverecondo di Giuseppe Conte, sempre più solo e sempre pochette, in tutti gli studi televisivi possibili, evidentemente non avvisato dai suoi curatori di immagine (come il, per me innominabile, Rocco Casalino) che 16 interventi TV in un giorno, per di più a dire cose rassicuranti’, evidentemente insincere e poco sensate, non solo non servono a tranquillizzare, ma hanno esattamente l’effetto opposto, ciò che colpisce è la confusione e l’opportunismo, e non solo dei politicanti, che hanno dimostrato (senza quasi eccezioni) di essere solo questo, ma penso anche ai depredatori di supermercati, ai venditori a prezzi folli di amuchina, eccetera, vergognatevi, cioè: vergogniamoci.

Per non parlare dei ‘rassicuratori’ ufficiali, che infatti, hanno ottenuto il risultato previsto: contribuire al panico.
Tanto più che, oltre a ciò, è iniziata la invereconda e irresponsabile ondata di dichiarazionipiù o meno belluine delle varie opposizioni: da Renzi a Salvini, che non hanno risparmiato occasione per fare rumore, senza costrutto.
Quando si chiedono interventi per almeno 50 miliardi di euro, è evidente il gioco a chi la spara più grossa. Un gioco, diciamolo francamente, del tutto indecente, ma prevedibile: questo è il nostro ceto politico -e non solo- e non c’è da stupirsi. Magari ci sarebbe da dire che sorprende (e nemmeno tanto) che tutti i politicanti che siamo abituati a vedere in TV a tutte le ore del giorno, sono improvvisamente scomparsi … perfino Giggino, perfino Grillo che fa delle battute di una irresponsabilità nemmeno degna di essere discussa, ma si ferma lì.

Quanto alle ‘autorità’ locali, c’è anche qui solo da vergognarsi, nel senso che loro dovrebbero, e molto, vergognarsi. Il guaio è che per vergognarsi occorre la coscienza della vergognosità di ciò di cui ci si deve vergognare.
Ora escono anche dalla mitica Lombardia ‘studi raffinatissimi’ sul fatto che il virus è particolarmente dannoso per le persone anziane (accidenti, meno male che la scienza meneghina una ne fa e dieci ne pensa) ma la Lombardia, e per essa il suo l’Assessore al Welfare, Giulio Gallera, ne sanno una più del diavolo e anche del virus e quindi ‘raccomanda’ ai vecchi di restare a casa, salvo che la Lombardia organizzerà un servizio a domicilio, tanto credibile quanto assurdo. Non ci avevamo pensato: tenete i vecchi a casa!
Siamo, insomma, alla improvvisazione più completa. Aggravata sia dalla volontà di questi presidentucoli regionali di apparire più bravi e più forti e più leghisti del Governo, e quindi, a parte i commenti sui cinesi che mangiano i topi vivi che fa perfettamente il paio col ‘giornale’ francese che mostra la foto di una pizza su cui un italiano sputa, la scena assurda della conferenza stampa quotidiana organizzata pervicacemente poco prima di quella del Governo, che oltre a fare confusione di dati, aiuta (deliberatamente o stupidamente, o forse buffonescamente fate voi) ad aumentare l’ansia, con assessori e presidenti ripresi nelle proprie camerette dove si sono autoisolati … per rassicurare.

Ma non basta. Come si dice, noi non ci facciamo mancare mai nulla.
Perché l’economia è scesa in campo. E si sprecano i lamenti disperati di industriali, commercianti, eccetera, che vogliono l’aiuto del Governo. Giustissimo, per carità, ma c’è modo e modo, c’è tempo e tempo, diamine aspettate un mese e intanto rimboccatevi le maniche! Qui si deve, però, necessariamente toccare un altro argomento importante.

L’immagine che traspare da questa ondata di richieste e di proteste, è quella di un sistema di imprese a dir poco debole. Insomma ciò che appare è che le nostre imprese, dal ristorante alla fabbrica, non hanno margini operativi di più di una settimana, anzi, nemmeno.
Ripeto: non vi è dubbio alcuno che questa situazione avrà effetti economici gravissimi, specialmente sul turismo, a favore del quale si dovrà intervenire. D’accordo. Ma… Possibile che un ristorante, dove il solo coperto costa più di quanto costa alimentare una famiglia senegalese per un mese, se resta per dieci giorni senza clienti rischia la fine? il fallimento e, naturalmente subito, il licenziamento dei dipendenti, quelli in nero inclusi?!

Se ci pensate non è una banalità superficiale, questa: è un tema di fondo. Perché obbliga a domandarsi quale sia la consistenza del nostro sistema economico -industriale e terziario- in termini di oculatezza gestionale e di disponibilità di capitale.

Non è certo questo il momento di porsi simili enormi problemi, ma credo che il tema vada affrontato, non appena questa situazione sarà stata superata. Saremo pure la settima potenza industriale del mondo, ma se lo siamo solo grazie agli interventi dello Stato, non credo che la questione possa essere trascurata.
A tacere del fatto che, forte è sulla pelle di chi le tasse le paga, la sensazione, che è una certezza, che una volta di più c’è chi, non solo non le paga strutturalmente, ma che, al momento della difficoltà, piagnucola per avere soldi di aiuto da quell’odioso Stato che pretende, senza successo, che si paghino le tasse, per salvargli quelle aziende spesso ereditate dai padri che si sono rotti la schiena per farle e che i rampolli, una volta salvati dallo Stato, vendono all’estero.
Sì lo so, esagero, tiro la palla in tribuna, ma è ora di capire con che ceto industriale abbiamo a che fare in Italia, per sostenere validamente e bene i meritevoli, ma non gli altri.

Ma nemmeno questo basta, perché in questa situazione a dir poco complicata, i patrondelle squadresportive’ -tra di loro così si chiamano- si insultano e litigano sugli spostamenti delle partite: neanche un minimo di pensiero sul fatto che forse ci sono questioni giusto un tantinello più importanti e … serie, che quattro scalmanati in mutande che corrono dietro una palla, pagati a peso d’oro. E nemmeno si vergognano, anzi.

Il quadro, insomma, è davvero desolante. Suvvia, direte, la sto facendo troppo grossa. In fondo è poco più di una banale influenza, che, certo, propone ai giapponesi di rinviare le Olimpiadi, agli svizzeri di annullare il Salone dell’Auto, alla Germania di annullare il mercato mondiale del turismo, alla Francia di chiudere il Louvre, ma quelle sono persone impressionabili, instabili, deboli di nervi, noi siamo moderni, maturi, progrediti: che aspettiamo ad aprire le mostre di Sgarbi, il Museo egizio, i ristoranti e i bar per la happy hour, suvvia, prendete un’aspirina e la cosa finisce lì.
Che, quando sarà finita -perché prima o poi finirà perfino questa- sarà davvero il caso di cercare un modo per scaraventare giù questo ceto di politicanti da quattro soldi e dei loro amici, per ricostruire dalle fondamenta questo Paese, che ha le potenzialità di essere il primo al mondo per tutto, ma si riduce a mangiare i topi vivi, come i cinesi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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