venerdì, Aprile 16

Coronavirus e il Conte solitario, ovvero il crash del sistema e il medico-dio L’insufficenza del sistema sanitario, l’ipotesi che i medici scelgano quali ammalati curare e quali no. No, la scelta non può essere del medico, della società, dello Stato

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È difficile nascondere, è difficile nascondersi, che una volta di più, per opera di molti, abbiamo mostrato innanzitutto a noi stessi e poi al mondo, purtroppo, la nostra scarsa serietà e poca affidabilità. No, mi correggo: abbiamo mostrato come l’irresponsabilità di alcuni, l’egoismo e la ignoranza di molti, l’incompetenza di moltissimi, il gioco politico rivoltante di altri, possano mettere ancora di più in ginocchio un Paese che lo è già per conto suo e per opera del suo ceto politico non solo di ora ma di molto tempo.

Eliminiamo subito ogni possibile equivoco. Fatte pochissime mirate eccezioni, questo Governo dimostra ogni minuto che passa non di essere incapace, ma di non avere gli strumenti intellettuali e umani necessari per affrontare seriamente un dramma di questo genere, ma, del resto, anche una situazione ordinaria.
Il che non vuol dire assolutamente che il Governo precedente fosse meglio o peggio. Il giudizio riguarda tutta quella che si chiama, chi sa perché, ‘classe politica’, quando addirittura non si autodefinisce ‘classe dirigente’: votata o non, mai, credo, ceto politico peggiore ci ha allietati, e li abbiamo provati tutti sia pure in diverse combinazioni. E la colpa, tra l’altro, è nostra che li abbiamo votati e che ci siamo adagiati sullo ‘stellone’ italico.

Dopo lunghe convulse consultazioni, forse solo con sé stesso, il seducente e sedicente ‘premiersi dedica ad adottare alcune misure di sicurezza. Ovvie, ma da scrivere, perché qui, in questo Paese, nulla si fa se non arriva l’ordine e, meglio, la circolare. Anzi, nulla non si fa, perché, a parte i moltissimi, ma proprio moltissimi, che se ne fregano, di questa come di altre prescrizioni, a cominciare dal pagamento delle tasse, molto spesso ledisposizionivengono ignorate, perché ciascuno pensa di sapere meglio degli altri, e in particolare delle ‘Autorità’, cosa fare, e comunque si ritiene esente da rischi … lui! Ma oltre a questa caratteristica personale, per così dire, noi abbiamo la situazione politica e amministrativa, fatta non solo di inefficienza, accidia e arretratezza, ma, e principalmente, di odi e colpi bassi politici, di un ceto di politicanti ormai definibile solo per quello che è, devastante.

E dunque pochette, riflette su cosa fare e, siccome tutto è complicato in questo Paese, comunica le sue idee in particolare alle Regioni, che da un po’ hanno mostrato di ritenersi in sostanza degli staterelli (non delle banane, perché sarebbero troppo seri, ma al massimo dei cetrioli), degli staterelli che fanno da sé, ne sanno più degli altri, eccetera. È di ieri la affermazione di Luca Zaia, che si ritiene una sorta di reuccio con l’accento di Goldoni, secondo cui gli scienziati veneti hanno idee diverse e migliori da quelle degli scienziati non veneti. Ma non è solo lui. Anche il signor Attilio Fontana non manca occasione per dire e fare la sua, anzi, le sue, ivi compresa la minaccia odierna (ridicola) secondo cui se non si seguono le regole indicate, saranno adottati altri provvedimenti più vincolanti … dalle Regioni? Questo è ciò che dicevo: costoro non solo credono di sapere tutto meglio di tutto, ma anche di poter decidere cose, che non possono e non sanno decidere: così le minacce di Fontana, e gli ukase inesistenti di Emiliano o De Luca. Chiacchiere a fini elettorali.

Sta in fatto, comunque, che quando arriva la bozza di decreto, i due settentrionali dicono subito che è “pasticciato” e non so che altro. Sta in fatto, che mentre la bozza di decreto va avanti e indietro, alla fine ‘scappa’ e finisce alla stampa. Scappa? Avanti, siamo adulti e vaccinati: leggetevi il bello articolo di ieri di Walter Vecellio e saprete il necessario. Altro che scappa!
Ma pochette non può rinunciare a dire e fare la sua, ben consigliato dal suo mirabile creatore di immagine pagato quasi quanto il Presidente della Repubblica. E quindi, alle due di notte, ‘emette’ il decreto, con una conferenza stampa da solo: nella precedente aveva accanto una livida ministra della Pubblica Istruzione, l’altra notte no, si prende tutta la scena. Bravo. Solo che si guarda bene dall’avvertire gli altri Ministri, e in particolare quello dell’Interno. Per cui il decreto si fa, pasticciato ed esagerato a seconda del governatore che lo legge, ma si fa e genera solo confusione e aumenta il panico, già, iniziato durante la serata con le ‘fughe’ di notizie, alle quali non è seguita alcuna azione di controllo. E per di più è scritto in modo tale che non si capisce ciò che è prescritto e ciò che è consigliato e … sbaglierò, punitemi, credo non a caso … come si dice “vutta’ a petrella e annasconnere a manella”.

Qui, mi pare, non si può parlare solo di difficoltà per uno che è nuovo a questo mestiere, ormai dovrebbe avere imparato. Vuol dire che non ha imparato o non ci riesce, ma specialmente non solo non riesce a determinare una azione coesa e corale del Governo, ma a quanto sembra non è certamente bene accompagnato dalla Amministrazione pubblica, che purtroppo conferma la propria inadeguatezza. Perché certo una spatafiata così (leggetene sul vocabolario Treccani il significato) non la ha scritta da solo nella sua cameretta.
E infatti, a parte il fugone incontrollato da Milano, e accanto al convulso tentativo di arginare l’ondata di sospetti infetti (altra assurdità, ma tant’è), si determina una rivoluzione nelle carceri, splendidamente amministrate dall’improvvisamente taciturno Ministro Alfonso Bonafede, dove dalla sera alla mattina si sospendono le visite dei familiari, ma, specialmente credo, non si tiene conto che, nell’affollamento delle stesse, i detenuti, giustamente, temono per la propria salute, ammassati come sono in celle che sarebbero troppo piccole per una persona e ce ne stanno cinque!

Ma, una volta di più, la proposta di soluzione quale è? Amnistia, indulto, liberazioni anticipate, ecc. cioè, ancora una volta, disordine, incertezza, pressapochismo. Al solito, si mette una toppa sul buco, una toppa già consunta di suo, poi ci si penserà.
Quanto al nuovo decreto non vale la pena di aggiungere altro, salvo che non appare, Conte, nel cuore della notte, bensì in tarda serata.

Ma lasciamo correre, perché al pettine è arrivato l’altro nodo nascosto e negato da tempo. L’insufficienza del sistema già nel nord, figuriamoci nel sud.

Un istante di riflessione, per favore. L’insufficienza dipende anche, anche non solo, dalla drastica riduzione dei finanziamenti alla sanità pubblica, a vantaggio di quella privata o addirittura di quella all’estero. Ciò non toglie che in questo momento, i medici sono in prima linea, sono sotto stress, devono fare fronte ad una massa di lavoro incontrollabile.

Bene. Abbiamo visto e sentito questi medici, anche grazie a ‘Piazza Pulita’ con un servizio, a mio parere pessimo, che mostra l’eroismo e la tensione di questi medici un po’ magici, un po’ dei. Non sono d’accordo. Mi spiego. Quei medici sono encomiabili, anzi, molto di più, meritano una medaglia, ma non sono maghi, non sono dei, non sono padreterni. Non più né diversamente da quanto lo siano gli ingegneri che hanno realizzato i progetti del ponte di Genova in un mese, e gli architetti che lo hanno pensato, né più né diversamente da quei giudici e avvocati, che seguono processi difficili stressanti e pericolosi, o di quel comandante che è restato sulla nave ‘infetta’, ecc. Quei medici sono persone che fanno, devono fare, il loro lavoro al meglio. Poi, gli diremo grazie, ma non gli dedicheremo luoghi di culto.

Perché dico questo? Perché, dopo lo scandalo (purtroppo, devo dire, purtroppo nei confronti di una persona della quale non ho alcuna stima) purtroppo eccessivo, per un articolo di giornale in cui si descriveva l’ipotesi che i medici scelgano quali ammalati curare e quali no, la cosa non si ferma lì. Detta così è una cosa terribile, scandalosa e, infatti, non ci ho creduto, voglio non crederci, non ci credo, ma…
Ma leggo l’intervista al ‘Corriere di Christian Salaroli, anestetista, cioè uno di quei medici in primissima fila, che dice testualmente e seccamente: «All’interno del Pronto soccorso è stato aperto uno stanzone con venti posti letto, che viene utilizzato solo per eventi di massa. Lo chiamiamo Pemaf, ovvero Piano di emergenza per il maxi-afflusso. È qui che viene fatto il triage, ovvero la scelta», secondo un ‘protocollo’, pare. Il medico, cioè, sceglie chi curare e chi no: il medico-dio, sia pure con la giustificazione che i posti non bastano. Certo, mi viene da dire, se hai i soldi … Ma voglio sorvolare. Sono il primo, e l’ho scritto a tutti quelli ai quali potevo, figli inclusi, a non volere per me il cosiddetto accanimento terapeutico, ma la scelta non può essere del medico, cioè -perché questo è il punto terribile che dovrebbe farci saltare tutti sulla sedia- cioè, dico, della società, peggio, dello Stato, peggio ancora della Regione. Potrei aggiungere che trovo incredibile che un medico possa pensarlo!

Ma siamo matti? Non mi illudo, ma il Ministro Speranza (non pochette, è inutile) deve dirci come stanno le cose; il signor Fontana, deve dirci come risponde a quella intervista.
Lo Stato, quale ne sia la forma, non può scegliere chi vive e chi muore, anche (e lo dico senza ironia) se la scelta è tra un ricco da salvare e un povero da lasciare morire. Critichiamo tanto i regimi totalitari dove ciò accade, e la Cina ne è stata forse un esempio, ma … anche da noi? Dice quel medico: ‘come in guerra’ … ma vi rendete conto di ciò che dite, delle parole che usate?
Questo, cari Lettori, questo è il vero tema, un tema radicale, un tema che riguarda una concezione della società, che sia una società non solo umana, ma a misura dell’uomo.

Questo è il tema che questo orrido ceto di politicanti non potrà mai affrontare, anzi, negherà, nascondendosi, come già hanno fatto in questi giorni, dietro i camici dei medici, che, però, non capisco dove si nascondano, a parte il protocollo.
Ma per fortuna, questa è solo una banale influenza!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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