venerdì, Luglio 23

Coronavirus: carceri, provvedimenti insufficienti Un appello dall’Europa per l’amnistia

0

Detenzione domiciliare, licenze, altre misure di ‘alleggerimento’: grazie a questi ‘tamponi’ circa seimila detenuti, negli ultimi giorni, hanno lasciato il carcere. Ma, obietta l’associazione Antigone, ‘per ridurre i rischi di contagio dovrebbero uscire altri 8-10 mila reclusi’. Il Garante nazionale dei detenuti fornisce gli ultimi dati disponibili: i detenuti sono 54.998. “Certamente sono state prese delle misure”, riconosce Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, ma sono del tutto insufficienti: bisogna fare molto più spazio in carcere per attuare il distanziamento sociale.

Com’è la situazione Coronavirus nelle carceri? Nel bollettino di una settimana fa il Garante parla di 105 situazioni di positività che attualmente riguardano le persone detenute; undici gli ospedalizzati, concentrati soprattutto in alcuni istituti del Nord Italia. Due i decessi tra i detenuti, avvenuti in ospedale, diciannove i guariti. Nessun contagio negli istituti di pena minorili, mentre, per quanto riguarda gli agenti penitenziari, i dati ufficiali del DAP parlano di 204 contagiati, sei guariti e due morti.

Il Garante fa sapere, per quel che riguarda i detenuti ‘liberati’ che “in 2.078 casi è uscita in detenzione domiciliare: 436 con applicazione del braccialetto elettronico, 425 casi di licenze fino al 30 giugno di persone semilibere.

La capienza regolamentare ufficiale”, dice Marietti, “è di circa 50 mila posti, ma dobbiamo tenere conto che vi sono sempre aree in manutenzione e che, dopo le rivolte di marzo, ci sono più posti inagibili. Serve un ‘alleggerimento’ più massiccio delle presenze in carcere, dovrebbero uscire altri 8-10 mila detenuti.

 Sulla questione interviene il presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida: “Il problema sanitario si aggiunge alla carenza di spaziola situazione di pericoloso ‘affollamento’ riguarda anche il numero altrettanto elevato (ancorché insufficiente) degli operatori delle carceri, le cui attività ovviamente non possono essere sospese né trasformate in ‘lavoro agile’ a distanza.

Per Onida il rischio del dilagare del contagio è aggravato per effetto di un fenomeno preesistente al virus: il sovraffollamento ‘cronico’ delle nostre carceri: “Il ricorso alle pene come risposta ai comportamenti antisociali dovrebbe essere solo l’extrema ratio; e soprattutto la pena detentiva dovrebbe essere riservata ai casi più gravi di pericolosità sociale, ampliando invece il ricorso a pene alternative. Inoltre il ricorso a misure alternative extracarcerarie (come l’affidamento ai servizi sociali e la detenzione domiciliare), per l’esecuzione della pena o di una parte di essa, dovrebbe essere reso più ampio.

Rischio contagio a parte il sovraffollamento delle carceri, “anche senza il coronavirus, avremmo dovuto e dovremmo farcene carico: ma l’emergenza sanitaria dovrebbe dare comunque la spinta per adottare in questa direzione provvedimenti decisivi e non provvisori. Occorre, aggiunge Onida, incidere a fondo sulle modalità di esecuzione delle pene, prevedendo modalità che davvero rispettino l’imperativo costituzionale per cui le pene “non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato“.

Una preoccupazione che si ritrova nell’appello promosso da ‘Nessuno tocchi Caino’ e Partito Radicale, sottoscritto da 54 le personalità di quattordici Paesi. Si chiede alle istituzioni europee di promuovere l’amnistia per far fronte alla pandemia del Covid19 nelle carceri. Un appello rivolto ai Presidenti delle istituzioni europee (Parlamento, Commissione, Consiglio) affinché invitino gli Stati membri a concedere un’ampia ed urgente amnistia alle persone private della libertà personale, a partire dai più vulnerabili come donne incinte, anziani, minori e handicappati per sottrarli al rischio del contagio a cui la promiscuità di questi luoghi li espone.

Primi firmatari Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di ‘Nessuno tocchi Caino’;  Rita Bernardini, Presidente; Sergio d’Elia, Segretario; Maurizio Turco, Segretario del Partito Radicale; Irene Testa, tesoriera e Maurizio Bolognetti, membro del Consiglio generale del PR ed in sciopero della fame dal 10 marzo sull’obiettivo di una amnistia per la Repubblica italiana. Con loro dall’Italia hanno firmato l’appello anche eminenti giuristi e parlamentari. Tra gli altri firmatari ci sono i francesi Jean Marie Delarue, ex Garante nazionale dei luoghi di privazione della libertà personale; Vincent Delbos, magistrato; Jean-Paul Costa, ex Presidente della Corte europea per i diritti dell’uomo; Ingrid Betancourt politica e scrittrice;Pascal Lamy, Presidente emerito dell’Istituto Jacques Delors ed ex Commissario europeo; il senatore André Gattolin, insieme allo spagnolo Alvares Gil Robles, primo Commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa; i greci Nikolaos Paraskevopoulos, ex Ministro alla Giustizia e Athanassia Anagnostopoulou ex Ministro degli Affari Europei; il Premio Nobel per la Pace dell’Irlanda de Nord Mairead Corrigan Maguire; i belgi Marc Nève, Presidente del Consiglio centrale di sorveglianza degli istituti penitenziari; FrançoiseTulkens, ex vicepresidente della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e Philippe Mary, professore a l’ULB, esperto di carcere; e ancora magistrati, giuristi, politici, esperti svizzeri, cechi, portoghesi, britannici.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->