sabato, Ottobre 23

Coronavirus: avanti a tentoni In Italia abbiamo un Governo, discutibile quanto si vuole, ma è un Governo legittimo e in carica, e questo Governo non solo ha il diritto, ma ha il dovere di governare

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Data la gravità della situazione, non vorrei scrivere criticamente su ciò che accade, ma come è possibile? Non tanto per il merito di ciò che si fa o non si fa, ma, una volta di più, una maledetta volta di più, per il metodo che alla fine, posto pure che porti vantaggi politici, confonde le idee e, lo ripeto ancora una volta la millesima, crea panico. Panico, non sicurezza. La gente, giustamente a mio parere, non capisce fino a che punto sia serio e fino a che punto sia il solito infinito e interminabile gioco tra politicanti intenti a piantare bandierine e a fare vedere come sono bravi o come non sono bravi gli altri: giocatori di poker, non di scacchi, ma dove la posta siamo noi.

Duole doverlo dire, ma è così. Vediamo un momento, tenuto conto che una chiusura dell’intero Paese come vorrebbero Matteo Salvini e Giorgia Meloni (auspice Matteo Renzi … eh lo vedete come funziona?) porterebbe ad un crac del Paese ancora maggiore di quanto già non sarà con le misure attuali e che quindi ‘dopo’ il Governo si troverà a gestire una situazione di disastro economico e sociale, sul quale si potrà attaccarlo dalla mattina alla sera.

Giuseppe Conte, sempre più pochette, col suo tono pomposo e suadente (ancora non lo ha capito Casalino che in quel modo è ancora meno credibile di quanto già non sia, non gli basta Zoro?), parlando difficile, dice che se la Regione Lombardia gli chiede delle misure ancora più restrittive, lo metta per iscritto, ‘faccia delle proposte precise’, e il Governo deciderà. Cioè, da un lato si afferma che il Governo decide su richiesta, e non sa quindi decidere da solo (cioè perde di autorevolezza solo dicendolo), e dall’altro fa il solito scaricabarile: io chiudo se me lo dici tu. Bel modo di ‘governare’ in un momento di questa gravità. Chiudo io, chiudi tu … lo ricordate Arbore?

Attilio Fontana -che si sente preso di punta e che soffre chiaramente la pressione di Salvini che vuole chiudere mezzo mondo come ho detto prima e per i fini che ho detto prima- risponde piccatovisto che me lo chiedi, lo faccio’ … mi sembra di sentire un ‘tiè’! ma mentre ieri diceva, a voce, di essere d’accordo con tutti Confindustria inclusa, oggi dice che è d’accordo con gli altri sindaci e con dei misteriosi “attori del Patto per lo sviluppo”. Bene, è la sua posizionecondivisa da Luca Zaia, che l’altro giorno voleva riaprire tutto!ma ha dimenticato gli industriali, che, infatti, ancora più piccati di lui, replicano subito che non se ne parla, in risposta non direttamente a Fontana, ma ai medici lombardi che lo chiedono perché non ce la fanno più. Ilgiocoè sempre più bizantino: chi parla per chi e chi parla per conto di chi?

Ma sorvoliamo. Fontana, decisionista, decide e scrive la lettera, in cui chiede uninasprimento’ «delle iniziative di contenimento già in essere avendo constatato la riduzione dei contagi nell’area del primo focolaio della Provincia di Lodi».
La scelta lessicale di ‘inasprimento’, secondo me meriterebbe una rapida analisi di qualche buono psicologo, ma la giustificazione della riduzione dei contagi è molto ambigua: Fontana è un epidemiologo? perché non cita gli epidemiologi lombardi? Sta in fatto, e forse ciò lo spiega che Walter Ricciardi, dell’OMS, dichiara che in Lombardia c’è molta agitazione (non parla di isteria, ma insomma, si capisce così sentendo l’intervista a ‘Radio Capital’) e ‘quindipotrebbe avere un senso la cosa, ma solo per la Lombardia, che paragona a Wuhan (10 milioni di abitanti come la Lombardia), in riferimento alla regione di Hubei (60 milioni., come l’Italia) in Cina.
Quanto alle difficoltà dei sanitari lombardi, è ben nota e segnalata, ma si è anche detto e ripetuto che tutte le Regioni limitrofe sono pronte a collaborare per alleggerire i colleghi lombardi. Ma non basta, perché ad aumentare la confusione e la paura, madre del panico, ci si mette anche Gori che dice (come ho scritto anche io citando l’intervista di un anestesista lombardo) che ormai si sceglie chi curare e chi no, immediatamente smentito dal prof. Fumagalli del Niguarda, che dice letteralmente: «Non è vero che lasciamo morire i pazienti, non è vero che non intubiamo i pazienti anziani, non è vero che scegliamo chi curare in base all’età» e c’è una rete con gli altri ospedali.

Insomma, la situazione è tutt’altro che chiara. Meglio, è chiaro che ciascuno tira l’acqua al proprio mulino, magari con le migliori intenzioni, ma in un Paese moderno e civile una cosa del genere è inammissibile, diciamocelo francamente.

Ma Fontana, come dicevo, tiene il punto e scrive la lettera dove chiede la chiusura di tutti gli esercizi commerciali, salvo là dove si distribuiscono beni «di prima necessità» e «di pubblica utilità» e, per quanto riguarda gli artigiani anche ad eccezione di quelle attività che forniscano «servizi emergenziali e di urgenza».

Insomma, ammetterete, che la chiarezza è minima, quanto meno, cosa sono i beni di ‘prima necessità’, tolti alimenti e medicine? Tanto più che lascia fuori le aziende, il che non mancherà di complicare ulteriormente le cose.

Ma la chiudo qui, non voglio mica fare l’esegesi dei testi dei due contendenti. Però, l’ambiguità e il pressapochismo la fanno da padroni e quindi, questo è il punto vero, quindi ognuno potrà dire all’altro di avere sbagliato, di avere fatto quello che gli era stato chiesto, di non avere ottenuto o di non essere stato richiesto, eccetera. Scaricabarile, l’arte in cui l’Italia eccelle.

Tanto più che lalotta tra Titani’ tra Fontana/Salvini/Zaia e Conte/pochette, continua e continuerà a lungo. Specialmente perché pochette crede realmente di essere quel sale della terra che, purtroppo per noi, è ben lungi dall’essere. Anche se, mi permetto di dissentire dai vari critici di pochette, l’idea del supercommissario, sia pure nei panni del ‘tecnico’ Domenico Arcuri, mi pare sballata, ma poi sarà nominato un commissario alla sanità: vedremo, ma io temo sia un ulteriore carrozzone.

Insomma, in Italia abbiamo un Governo, discutibile quanto si vuole, ma è un Governo legittimo e in carica, e questo Governo non solo ha il diritto, ma ha il dovere di governare, di prendere le decisioni, anche in una situazione difficile come quella italiana. Dove, la regionalizzazione à la carte, di cui ho già accennato, e i narcisismi dei vari protagonisti, per non parlare dei giochi bizantini in atto, rendono estremamente difficile governare, anche in un momento di crisi come questo.

Conte, pochette, avrebbe il potere di imporsi, di gestire lui, di decidere lui, di mettere in riga le Regioni: è lui che presiede il Governo d’Italia, i cosiddetti governatori (scioccamente anche pochette li chiama così, rivelando la sua debolezza), sono funzionari che devono eseguire, se il Governo decide. Ma per farlo il Governo deve avere la volontà, e la capacità. Non la forza perché quella, sulla carta ce l’ha, e Sergio Mattarella gliela ha confermata chiarissimamente nel suo lapidario discorso di qualche giorno fa.

Ma pochette, vuole fare tutto, specialmente spera di essere, a crisi finita, il novello, che so, De Gasperi o Adenauer italiano, ma ha un problema: non lo è e non lo sarà mai.

E infatti annuncia la conferenza stampa, la ritarda, poi la fissa e poi finalmente la fa: si chiama drammatizzazione, per un film si direbbe un trailer. Poi finalmente, dico, la fa: lunga premessa pomposa e affettuosa verso gli italiani, quindi l’annuncio delle misure chieste dai lombardi a valere per l’intera Italia, salvo per le imprese e i trasporti. Ma, nonostante i ritardi e quant’altro, le parole di Conte sono generiche, quindi bisognerà leggere il decreto: solo per dire che poteva dirlo subito, senza giocare sull’attesa e, ripeto, sulla drammatizzazione, e la conferenza stampa la fa da solo con tante bandiere, ma solo per non mettere a rischio la salute di altri, a cominciare dai giornalisti.

Certo ciò non ferma il virus, lo dice anche lui, ma nulla da ridire, lo dico chiaramente per quel nulla che conta. Trova il plauso perfino di Salvini … ma non di Garavaglia.
Forse sono misure giuste, forse potevano essere adottate prima, certamente all’estero sono lontani dall’avere capito come stanno le cose.
Ma, torno all’inizio, colpisce il metodo, pessimo, oscuro, antidemocratico, ambiguo: non conto nulla e quindi posso dirlo. E posso anche dire che, guarda caso, un certo sondaggio di ieri, dice che la gran parte degli italiani condivide queste misure e le azioni di Conte. Ma è solo un caso.

Ma poi, una notiziola colpisce: vuoi vedere che alcuni medici napoletani hanno ‘indovinata’ la soluzione? È notizia troppo fresca per commentarla, ma se è così … evviva i terroni di Fraschini, no?
E ora evitate la corsa ai supermercati, che poi mangiate troppo e invece del coronavirus vi beccate il colesterolo!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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