Corno d’Africa, un piatto ricco per sfamare tutti In uno dei luoghi più poveri al mondo, l’interesse economico e militare delle varie potenze cresce ogni giorno di più

Tuttavia, negli ultimi tempi la Francia sta vedendo erodere i propri interessi a causa della presenza di un nuovo attore, la Cina. Pechino ha di recente costruito la sua prima base militare fuori dai propri confini proprio a Djibouti, siglando l’accordo nel gennaio 2016 con il Governo locale. Un fatto singolare, considerando la politica cinese di espandere sì la propria influenza commerciale, senza tuttavia intervenire militarmente. In questo caso, la Cina ha invece voluto assicurarsi la presenza del proprio esercito, anche per agire direttamente contro la pirateria somala, che minaccia il miliardo di dollari giornalieri relativi al commercio fra Cina ed Europa.

Da qui si capisce anche quali possano essere gli interessi degli altri Stati europei che contano una loro presenza militare sul territorio, come Germania, Italia e Spagna, tutti volenterosi di dare il proprio sostegno nella lotta alla pirateria, oggi in gran parte debellata, e tutelare i propri traffici commerciali dal medio e lontano oriente.

Come ricordato sopra, il generale americano a capo dell’AFRICOM si diceva preoccupato dalla nuova presenza russa nei territori dell’Africa orientale. La Russia è infatti il Paese che, per ultimo, sta cercando di inserirsi nel già complicato arcipelago di potere presente nella regione. Il rapporto della Russia con il Corno d’Africa era più intenso negli anni della Guerra Fredda, quando l’URSS poteva attingere alle abbondanti risorse a basso prezzo come il cotone, il bestiame e il grano.

Un rapporto degradato con la caduta del Muro, che ha lasciato la strada libera all’ingerenza americana nel territorio. Tuttavia, oggi la Russia sta tornando protagonista. In questo caso, gli interessi di Mosca non coincidono però con quelli delle altre potenze. La Russia, infatti, è uno dei maggiori produttori ed esportatori di energia da combustibili fossili e di gas naturale, e, al momento, non è interessata alle stesse risorse provenienti dall’Africa. La nuova politica di Putin è invece quella di intensificare i propri rapporti e la propria influenza nel Corno in modo da creare un asse comune fra due continenti, congiuntamente responsabili del 60 per cento del mercato degli idrocarburi.

Non solo. Gran parte dell’interesse diretto di Putin in questa regione deriva anche dall’export di armi russo, che nel Corno d’Africa può contare su un mercato vasto e, considerando una situazione di conflitto decennale, sempre ricco di opportunità. A questi discorsi si aggiungono motivazioni prettamente geopolitiche, in cui la Russia di Putin vuole tornare a contare in una zona del mondo da cui si è progressivamente allontanata, e contendere zone d’influenza ai suoi più diretti competitor, come gli Stati Uniti.

Le aree del pianeta in cui si scontrano così tanti interessi sono spesso teatro di pesanti conflitti e situazioni instabili. Così è, in effetti, il caso della Somalia e del Corno d’Africa, una delle zone più povere al mondo. Tuttavia, in questo caso, la corsa delle super potenze verso questi mercati potrebbe determinare un futuro migliore. Il loro interesse comune rimane quello di rendere l’intera area più stabile.

Allo stato attuale, escludendo i piccoli Stati di Djibouti ed Eritrea, la situazione politica nella regione è frammentata fra numerosi poteri locali, interessati a conquistarsi potere contrattuale attraverso il controllo di determinate aree. E, soprattutto, l’area è ancora minacciata dalle cellule del terrore che operano qui. La tendenza a debellare queste forze entropiche e la volontà di investire i propri capitali da parte delle potenze straniere potrebbero essere strumenti per risollevare lo sviluppo nella regione.

Già oggi, gli interessi economici di Usa, Cina ed Europa vengono affiancati da programmi di aiuto umanitario alla popolazione. La forte presenza di risorse del Corno d’Africa, ricco di giacimenti potenziai di minerali e idrocarburi, ingolosisce le grandi potenze ad investire. Tuttavia, un territorio altamente instabile e difficilmente controllabile rende questa realtà ancora lontana.