sabato, ottobre 20

Corea: una guerra che non è mai finita I resti di migliaia di militari USA deceduti durante il conflitto tra Nord e Sud Corea ancor oggi reclamati dai parenti dopo circa 70 anni. Inutilmente

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Una guerra che non è mai finita. Il 25 giugno 1950, le truppe nordcoreane ruppero gli indugi, attraversarono il 38° Parallelo, sfondarono a Sud con soldati e mezzi blindati nell’ambito di una offensiva a tutto campo contro la Corea del Sud. Circa 70 anni dopo, quel conflitto ancora attende la dichiarazione di cessazione delle ostilità.

Migliaia di resti di soldati americani sono ancora in territorio nordcoreano, nonostante decine di anni di richieste, petizioni e sforzi condotti dalle famiglie dei soldati americani dispersi, dalla Corea del Nord non è mai giunta alcuna apertura in tal senso. Di rimpatrio dei resti dei soldati USA, quindi, da parte nordcoreana per lungo tempo non se n’è parlato. Ora qualcosa cambia.

Certo, dopo i colloqui di pace tra Donald Trump  e Kim Jong-un a Singapore, si aprono nuove prospettive. Le speranze dei familiari dei soldati americani morti o dispersi nella Corea del Nord hanno vissuto un nuovo rinfocolarsi e lo stesso Presidente degli Stati Uniti in carica ha affermato che in un futuro non molto lontano potrebbe vedersi il rimpatrio delle salme o dei resti dei compatrioti deceduti durante la cruenta Guerra di Corea del 1950. Se tutto questo ha portato un po’ di momentaneo conforto alle famiglie dei soldati USA deceduti in guerra, non si può dire di quei soldati che dopo circa 70 anni non hanno alcun tipo di notizie sui loro congiunti e vivono ancor oggi in un limbo fatto di dubbi e incertezze.

La Penisola Coreana, durante la Seconda Guerra Mondiale fu di fatto occupata e colonizzata dal Giappone e seguì -a suo modo- la fine drammatica del Giappone sconfitto, in quanto fu occupata a Nord dai russi dell’Unione Sovietica e dagli americani a Sud.  Le due entità nazionali presero corpo definitivamente il 1948 con le denominazioni ufficiali di Repubblica di Corea (ROK) a Sud e a Nord Repubblica Democratica Popolare di Corea (DPRK). Entrambe le due sezioni della Penisola Coreana coltivarono l’aspirazione di unificare l’intero territorio secondo la propria ideologia di riferimento, questo determinò l’innescarsi definitivo della guerra. Le forze militari della Corea del Nord, sostenute da Cina e Unione Sovietica superarono il confine e sfidarono le forze opposte del Sud e nelle prime ore del conflitto gli ufficiali USA più alti in grado constatarono e riferirono immediatamente ai vertici militari nazionali in Patria che i militari nordcoreani erano ampiamente più forti delle forze sudcoreane e con più mezzi di quelli a loro disposizione. Le forze militari sudcoreane lottarono aspramente per opporsi al potere dei mezzi armati del Nord.

«L’obbiettivo della Corea del Nord è invadere la Corea del Sud e prendere pieno possesso della intera Penisola Coreana», affermava un dispaccio segreto preparato per il Presidente USA Harry Truman, poco dopo l’attraversamento del 38° Parallelo da parte dei carri armati nordcoreani. «La Corea del Nord attualmente intende ottenere una vittoria decisiva attraverso la conquista di Seul nel periodo dei prossimi sette giorni». La rappresentanza diplomatica presso le Nazioni Unite -organismo che in quel momento aveva solo cinque anni di età- sollecitò il Consiglio di Sicurezza presso l’ONU affinché intraprendesse azioni mirate verso la Corea del Nord. Nel frattempo, il 27 giugno, il Presidente USA Truman affermò al popolo americano che aveva «ordinato agli Stati Uniti ed alle forze aeree di dare tutto il proprio apporto alle truppe militari del Governo Coreano». Per Truman ed i suoi consiglieri la guerra di Corea non era un conflitto remoto o roba di gendarmeria USA nel Mondo ma un tassello del più ampio conflitto poi diventato famoso nei libri di Storia come Guerra Fredda”, una battaglia reiterata e senza quartiere contro i comunisti e il potere dei Soviet in tutto il Pianeta. Da questo punto di vista, l’Estremo Oriente correva il rischio di diventare il giardino privato della Cina, della Russia e dei comunisti. Si ritenne necessario anche creare barriere militari navali per proteggere Taiwan da un eventuale invasione cinese. Il conflitto d’area correva il rischio di espandersi a macchia d’olio con implicazioni difficili da prevedere.

Prima che le ostilità cessassero il 27 luglio 1953, 1.2 milioni di soldati restarono uccisi di entrambe le parti in conflitto, cifra alla quale bisogna aggiungere 1.6 milioni di civili, molti dei quali morti a causa di una intensa campagna di bombardamenti condotta dagli Stati Uniti che lasciò dietro di sé una Corea del Nord praticamente nella forma di un cumulo di macerie fumanti.

L’armistizio firmato in quella data stabiliva i 250 chilometri di confine, pesantemente militarizzato e con una zona fortemente fortificata e demilitarizzata tra le due Coree (DMZ), il che sanzionava ufficialmente la divisione tra le due sezioni della Penisola Coreana, separando famiglie tra le due zone a cavallo del confine ed ancor oggi quella linea di confine rappresenta una ferita non ancora sanata e dolorosa.

Ora c’è la questione dei resti dei militari che hanno combattuto quella guerra e sono periti nella zona di competenza della Corea del Nord, una parte del Mondo sempre più isolata e relegata nelle oscurità della Storia. Si tratta di migliaia di soldati in prevalenza americani parte delle forze USA operative in quella parte del territorio della Penisola Coreana. Secondo quanto afferma il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, 7.697 unità perse durante la Guerra di Corea sono ancor oggi ritenuti dispersi, 5.300 delle quali si ritiene appunto che siano a Nord del 38° Parallelo.

Fin dal 1990, i resti di 340 soldati sono stati fatti passare attraverso la zona demilitarizzata. Altri 200 resti si ritiene siano stati identificati da Pyongyang come componenti delle truppe militari USA e gli esponenti militari americani sperano di poterli vedere restituiti nei prossimi giorni. Mentre si portano a compimento le pratiche diplomatiche e burocratiche del caso, un portavoce delle Forze militari USA operative in Corea ha affermato che i resti saranno restituiti attraverso le Autorità delle Nazioni Unite presso la Zona Demilitarizzata come accaduto in passato. Dopo una cerimonia ufficiale di rimpatrio, i resti saranno trasferiti ad una struttura affiliata alla operatività militare USA nelle Hawai, dove c’è il più grande laboratorio di identificazione di scheletri del Mondo, dove si cercherà di dar loro una identità usando metodi forensi, antropologici, tecniche odontotecniche, col DNA ed altre metodiche scientifiche.

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