mercoledì, Giugno 16

Corea troppo pochi bambini field_506ffb1d3dbe2

0

 corea_bambini

BangkokLa Corea è una delle Nazioni col più basso tasso di natalità e sta diventando una delle Nazioni di punta, nel mondo, per tassi di invecchiamento. Le Autorità governative ora lanciano il campanello d’allarme.

Il numero dei nuovi nati nella Nazione è declinato per la prima volta in quattro anni già nel 2013. I 436.000 bambini nati lo scorso anno rappresentavano una decrescita di 48.000 unità, cioé circa il 9.9 per cento rispetto all’anno precedente.

Il numero rappresenta il dato più basso fin dal 2005 e segna la prima volta dal 2009 nella quale il numero delle nascite ha avuto una decrescita su base annua. Il tasso totale di fertilità, ovvero il numero medio di bambini che si stima una donna possa avere tra i 15 e i 49 anni, è sceso dell’1.19 per cento lo scorso anno rispetto all’anno precedente nel quale il tasso era 1.3. Crea non poche preoccupazioni il fatto che il tasso che aveva mostrato d’innalzarsi fino a 1.24 nel 2011 e 1,3 nel 2012, sia caduto poi così in basso. Il problema più grande è che un numero crescente di donne stanno evitando o posponendo il matrimonio e la maternità.

Le statistiche governative mostrano che l’età media delle nuove madri si ferma a 30.73, il livello più alto da quando le Autorità Statistiche governative hanno cominciato ad accumulare dati statistici di riferimento in questo settore.

Vi è da annoverare, poi, il fatto che tra le donne di 35 ed anche più anni vi sia stato il 20.2 per cento di tutte le donne che hanno avuto bambini lo scorso anno. In Corea tutti i livelli di governo della cosa pubblica direttamente coinvolti su queste tematiche si dicono che in quest’epoca un basso tasso di natalità potrebbe essere considerato dai più come un fattore quasi inevitabile ma le statistiche più recenti obbligano -volenti o nolenti-  a ripensare su quel che finora si è fatto e cosa si debba fare in futuro per prevenire una vera e propria crisi demografica.

Al momento, le Nazioni che hanno avuto successo  nel porre un qualche rimedio alla caduta dei livelli di natalità sul proprio territorio, come Francia, Germania e Regno Unito, hanno tutte speso non meno del 3-4 per cento del Proprio PIL per svariati anni proprio al fine di combattere il declino dei livelli di natalità.

Al contrario, la Corea, che per la prima volta ha inteso destinare una quota del proprio PIL per frenare i livelli di decrescita della natalità, ha speso -per dare un dato circostanziato al periodo più recente- solo l’1.13 per cento del proprio PIL lo scorso anno. Questo -secondo gli osservatori ed i critici- mostra quanto ancora vi sia da fare nelle leve del potere governativo della Nazione e che finora molto probabilmente si è presa l’intera questione con eccessiva leggerezza.

Ad un occhio poco attento, potrebbe sembrare paradossale che proprio in Asia si discuta ampiamente e in varie Nazioni del problema del dato demografico asfittico, visto il ‘peso’ che esplica sul tutto l’alta densità di popolazione in India, in Hong Kong, la politica del ‘figlio unico’ in Cina, la notoria sovrappopolazione di metropoli giapponesi come Tokyo e così via. La realtà, però, se la si guarda nel dettaglio, diventa più complessa di quel che si potrebbe ritenere a prima vista. Tanto per dare un altro esempio, in una delle  zone asiatiche più popolose ed a più alta densità di popolazione, ovvero la città-Stato di Singapore, la decrescita della natalità è diventata così forte da attrarre l’attenzione dei governanti fino al punto di stabilire forme di sgravi fiscali e sostegni diretti alla famiglia di fonte statale dopo 47 anni di politiche demografiche fortemente contrarie alla famiglia ed alla crescita dei nuovi nati. Il che è davvero una novità assoluta sulla scena locale sul tema della natalità. La Corea, oggi, prende atto del trend negativo e cerca di correre ai ripari, nella speranza di non essere in eccessivo ritardo.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->