martedì, Novembre 30

Corea: riunificazione, chi la vuole e quanto costa I 3 trilioni di dollari che il 94,4% dei nordcoreani e il 13,8% dei sudcoreani vorrebbero investire per la riunificazione della Corea

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Mancano ormai poche ore al tanto atteso incontro tra Kim Jong-un e Moon Jae-in nel cosiddetto ‘villaggio della pace’ di Panmunjom, simbolo dell’armistizio del 1953, che pose fine alle ostilità della guerra di Corea. Continua a piccoli passi, la distensione tra le due Coree, cominciata con la partecipazione di una delegazione nord-coreana alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang, e che proseguirà domani 27 aprile con il terzo summit inter-coreano grazie al quale per la prima avrà luogo l’incontro faccia a faccia tra i leader delle due Coree. Tre i temi sul tavolo delle trattative: la firma del trattato di pace di una guerra conclusa militarmente già nel 1953, la denuclearizzazione, ed infine la riunificazione tra le due Coree.

La riunificazione di due Paesi, il Nord e il Sud Corea, è causa di ulteriori spaccature e pensieri discordati nell’opinione pubblica. Chi è a favore della riunificazione? Quali sono le perplessità di chi non crede nella riunificazione delle due Coree? Quali le problematiche? Da un’analisi del 2018 di ‘Beyond Parallel’, condotta intervistando 36 nordcoreani, ne deriva che il 94,4% di essi ritiene necessaria una riunificazione con il Sud Corea, una cifra che risulta coerente con i dati di una precedente ricerca del 2016 della Seoul National University. L’università di Seoul, infatti, intervistò 138 nordcoreani,  cosiddetti ‘disertori’ perché abitavano in Sud Corea, di questi il 94,9% dunque 131 su 138 intervistati, si dimostrò favorevole alla riunificazione. Secondo lo studio di Beyond Parallel il 44,1% dei nordcoreani afferma che la motivazione principale per la quale una riunificazione sarebbe necessaria, riguarda l’etnia condivisa delle due popolazioni; il 29,4% crede che se i due Paesi si riunificassero si assisterebbe ad una crescita economica e il 14,7% afferma che l’importanza di un ricongiungimento tra le due Coree sta nel problema delle famiglie separate, risolvibile solo attraverso la riunificazione. Anche secondo il sondaggio dell’Università Nazionale di Seoul il 46,4% degli intervistati nordcoreani in Corea del Sud affermano che l’aumento degli standard di vita e dello sviluppo economico sono le ragioni principali per cui si ritiene necessaria l’unificazione, mentre il 30,4% crede che l’etnia condivisa rappresenti la ragione primaria.

Nel dicembre 2017, l’Istituto coreano per l’unificazione nazionale (KINU) dei sudcoreani ha concluso che solo 138 dei 1.000 intervistati ritenevano che l’unificazione fosse ‘molto necessaria’. Dei 1.000 intervistati dal KINU, 440 hanno affermato che l’unificazione fosse ‘un pò necessaria’ e 365 hanno sostenuto che fosse ‘non molto necessaria’. Un sondaggio del KINU del giugno 2017 sui sudcoreani ha rilevato che solo il 57,8% degli intervistati ritenesse l’unificazione necessaria, un dato in calo rispetto al 62,1 % del 2016 e al 69,3% del 2014. Nel sondaggio del 2017, il 41,7% degli intervistati ha sostenuto che una riunificazione fosse necessaria al fine di evitare la guerra inter-coreana. Tuttavia se da un lato le reazioni dei nordcoreani di fronte ad una possibilità di riunificazione, sembrano essere mediamente positive, dall’altro, nonostante su iniziativa di amministrazioni locali e comitati civici, in diverse località del Sud Corea sveltola la bandiera dell’unificazione, la popolazione non sembra completamente favorevole e nutre non poche riserve in merito alla questione.

La percezione da parte dei sudcoreani della minaccia nucleare nordcoreana influisce direttamente sulla loro visione d’insieme della Corea del Nord e sull’unificazione. Secondo il report  South Korean Youths’ Perceptions of North Korea and Unification’ di Asan Institute for Policy Studies, in Sud Corea i ventenni più che gli ultra sessantenni sono quelli che temono maggiormente uno scoppio della guerra con il Nord corea. Tra il 2011 e il 2017 almeno il 55,5% dei sudcoreani ventenni ha rivelato questa percezione e ciò spiega il perché di tendenze più conservatrici riguardo alle questioni di sicurezza e all’apertura nei confronti del Nord. A differenza dei sudcoreani over 60, che condividono ancora un senso di identità nazionale con i nordcoreani, molti dei ventenni semplicemente vedono la Corea del Nord come un ‘nemico’ o un ‘estraneo’. Inoltre, diversi ventenni risultano essere indifferenti all’unificazione e non la considerano una questione urgente.

L’aiuto economico e umanitario è sempre stato oggetto di dibattito. Parte della popolazione sostiene che la Corea del Sud dovrebbe fornire assistenza economica alla Corea del Nord per fini umanitari. Altri si sono opposti fortemente, sostenendo che un aiuto economico avrebbe solamente spinto la Corea del Nord a sviluppare le sue capacità nucleari.

Lo studio dell’ASAN mostra che la stragrande maggioranza dei sudcoreani negli ultimi 7 anni si è fortemente opposta al fornire aiuti economici al Nord Corea. Nel 2012 il 68,5% ha dichiarato che la Corea del Sud non dovrebbe fornire assistenza economica a meno che non vi fosse stato un significativo cambiamento dell’atteggiamento della Corea del Nord. Tale cifra è balzata al livello record del 78% nel 2017 e nello stesso anno, solo il 22% degli intervistati ha risposto che la Corea del Sud dovrebbe fornire assistenza economica a prescindere dalle relazioni intercoreane.

La questione economica risulta essere un altro punto caldo che sembra ‘remare contro’ la discussione sulla riunificazione che si terrà domani a Panmunjom. Il divario economico, oltre ai diversi sistemi politici, ai valori differenti, alla minaccia nucleare e alla figura stessa di Kim, è il maggior responsabile della crescente divisione tra il Sud e il Nord.

Alla luce di tutto ciò appare evidente che una riunificazione della Corea non solo avrebbe un costo di una certa consistenza ma, considerando la realtà economica del Nord Corea, questo peserebbe sulle spalle dei contribuenti sudcoreani. Quest’aspetto non fa altro che alimentare la percezione negativa che il Sud ha del Nord Corea e di una possibile riunificazione. Nel 2014, nel corso di un seminario a Seoul, Shin Je-Yoon, Presidente della Financial Services Commission (FSC) ha affermato che sarebbero serviti almeno 20 anni per aumentare il PIL pro capite del Nord da 1.251 a 10.000 di dollari. Una stima della FSC ha rilevato che il PIL del Sud era di 40 volte superiore a quello del Nord nel 2013, dieci volte tanto rispetto alla differenza tra Germania Ovest e Germania Est al momento della riunificazione nel 1990. L’FSC, inoltre, ha sottolineato che soltanto come punto di partenza per una discussione riguardante la riunificazione tra Nord e Sud Corea sarebbe stata necessaria una cifra di 500 miliardi di dollari. Shin affermò che metà dei fondi necessari sarebbero dovuti arrivare da istituzioni finanziarie pubbliche del Sud, come la Korea Development Bank e la Korea Exim Bank. L’altra metà sarebbe potuta essere finanziata da banche commerciali, entrate fiscali da progetti di sviluppo in Corea del Nord e organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale. Più recentemente, nel 2017, il ricercatore della National University australiana Leonid Petrov, ha dichiarato in un’intervista a ‘news.com.au‘, che  la riunificazione della Germania dell’est e dell’ovest è stata una ‘passeggiata nel parco’ rispetto quella dei  due Paesi asiatici. Secondo Petrov questa ‘mossa storica’ tra le due Coree avrebbe un costo di circa 3 trilioni di dollari, e sarebbe necessario almeno un decennio per far si che le due popolazioni si riescano ad integrare.

«Entrambi i Paesi sono stati isolati l’uno dall’altro, parlano dialetti diversi, comprendono il mondo in modo diverso. Le autorità sudcoreane potrebbero discriminare i loro vicini e trattarli come ‘cittadini di seconda classe’ », ha affermato Petrov e ha aggiunto: «La Corea del Sud non ha bisogno che i suoi fratelli poveri, aggressivi e scarsamente istruiti la inondino con una migrazione di massa».

I risultati dell’indagine dell’ASAN suggeriscono che una politica di unificazione che enfatizzi ‘unità’ e omogeneità non sarebbe ben accolta dalle nuove generazioni. Piuttosto, conclude il sondaggio, il Governo dovrebbe concentrarsi nello spiegare la necessità di unificazione in termini realistici, non con il sentimento nazionalistico. In altre parole, sarebbe più efficace enfatizzare i benefici dell’unificazione in termini di riduzione dei rischi per la sicurezza nazionale piuttosto che basarsi sul nazionalismo che sottolinea il ripristino di un’identità ‘coreana’. Sessantotto anni di divisione hanno creato un divario di identità tra le due Coree. È naturale che i giovani della Corea del Sud non possano connettersi con la Corea del Nord, un Paese con un sistema politico, valori sociali e cultura completamente diversi. Per colmare questa lacuna, il Governo sudcoreano dovrebbe avviare scambi sociali e culturali per porre rimedio a sentimenti estranei nei confronti della Corea del Nord. L’ASAN suggerisce che considerando che: «l’integrazione sociale e culturale può essere dispendiosa in termini di tempo, gli scambi inter-coreani non dovrebbero finire come mere acrobazie politiche, ma diventare una politica coerente mantenuta da una prospettiva a lungo termine». Il compito del Governo è convincere le giovani generazioni che l’unificazione sarebbe vantaggiosa per entrambe le Coree con elementi a favore e una logica realistica, piuttosto che enfatizzare il nazionalismo.

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