martedì, Agosto 3

Corea: Nord-Sud, segnali di disgelo a Panmunjom Macron pronto ad aprire il mercato francese ai cinesi. Siria, bombardamenti a posizioni governative da parte di Israele

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Arrivano buone notizie dal villaggio di confine di Panmunjom, dove si sono incontrate oggi, dopo due anni, le delegazioni di Corea del Nord e Corea del Sud. I due Paesi hanno concordato di far ripartire il dialogo militare per allentare le tensioni lungo i confini.

Le parti, riferisce l’agenzia ‘Yonhap‘, hanno deciso di continuare a tenere colloqui di alto livello per migliorare i legami e di dare il via a incontri operativi sulla partecipazione del Nord alle Olimpiadi di PyeongChang. Nella delegazione ci saranno atleti, sostenitori, gruppi di performance artistica, team dimostrativo di taekwondo e funzionari di vertice. Seul chiede poi che gli atleti delle due squadre sfilino insieme alla cerimonia di apertura e chiusura.

Per quanto riguarda il resto, la Corea del Sud ha accennato anche al fatto di riavviare le discussioni con la supervisione della Croce rossa sulle riunioni delle famiglie separate dalla Guerra di Corea intorno alla festa del Capodanno lunare di febbraio. La Corea del Sud ha chiesto inoltre al Nord di tenere quanto prima anche un dialogo tra militari allo scopo di «eliminare o ridurre i rischi di errore di valutazione». Corea del Nord e del Sud inoltre hanno deciso di riaprire la linea rossa di comunicazione militare.

 

In visita di Stato in Cina, il presidente francese Emmanuel Macron, ha annunciato oggi la conclusione di un accordo diplomatico per l’apertura di una filiale del Centre Pompidou (il celebre Museo d’arte moderna e contemporanea di Parigi) a Shanghai. L’inaugurazione del Centre Pompidou asiatico è prevista per il 2019. ma soprattutto il presidente francese ha offerto di aprire la Francia agli investimenti cinesi in cambio di un accesso più ampio delle aziende transalpine al mercato di Pechino. Macron però ha messo in guardia che la permanenza degli squilibri commerciali porteranno a rafforzare il protezionismo ovunque nel mondo.

Tensione di nuovo alta in Medioriente. Israele ha attaccato un deposito di armi di una base dell’esercito siriano nei pressi di Al-Katifa, sobborgo est di Damasco. Lo dice l’esercito siriano citato dai media israeliani, che qualche ora dopo ha poi annunciato, in un comunicato, che l’aviazione ha abbattuto un jet israeliano. Lo stesso comunicato riferisce anche di aver abbattuto uno dei missili israeliani, mentre gli altri sono caduti su siti militari causando danni materiali. Non ci sono conferme però da parte di Israele né dei raid in Siria né dell’aereo abbattuto.

Rimanendo a Israele, invece il premier Benyamin Netanyahu in un incontro con gli ambasciatori della Nato ha rivelato: «Israele ha impedito attacchi terroristici in Europa e tra questi alcuni che avrebbero coinvolto l’aviazione civile». «Attraverso i nostri servizi di intelligence abbiamo fornito informazioni che hanno fermato alcune dozzine di grandi attacchi terroristici, molti in Paesi europei. Alcuni del tipo peggiore, mai sperimentati sul suolo europeo. E ancora peggio, perché coinvolgevano l’aviazione civile. Israele li ha impediti ed ha aiutato a salvare molte vite europee», ha spiegato il premier.

Passiamo all’Iran, perché arrivano i primi numeri delle proteste. Circa 3.700 persone sono state arrestate e a dirlo è stato il parlamentare riformista Mahmoud Sadeghi, come riporta il sito di notizie del Parlamento iraniano (icana.ir). Gli arresti sono stati eseguiti da diverse forze dell’intelligence e della sicurezza e che quindi è difficile stabilirne il numero esatto.

Certo è che intanto gli animi contro gli Usa si scaldano. La Guida Suprema, l’ayatollah Seyyed Ali Khamenei ha lanciato un avvertimento agli Usa e a Donald Trump: «Avete inflitto danni all’Iran in questi giorni e questo non rimarrà senza risposta». Ed il presidente Usa pagherà, scrive l’agenzia iraniana Fars citando ancora Khamenei, il prezzo delle sue folli azioni teatrali.

Intanto l’alto rappresentante della politica estera e di difesa della Ue, Federica Mogherini, ha convocato l’11 gennaio a Bruxelles una riunione tra i ministri degli Esteri dei tre Paesi europei negoziatori per il nucleare iraniano (Francia, Germania e Regno Unito), e il ministro iraniano Jawad Zarif.

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