sabato, Maggio 8

La scomoda posizione della Corea del Sud

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Legata economicamente alla Cina, e militarmente agli Stati Uniti, è la Corea del Sud il Paese che- comunque vada- rischia più di tutti nella eterna questione della corsa agli armamenti del suo scomodo vicino settentrionale (con cui – formalmente – si trova in stato di guerra da più di cinquant’anni).

La posizione geopolitica di Seul è stata per decenni piuttosto delicata. Con l’escalation della competizione tra i due ‘big player’ del Pacifico, il Paese potrebbe essere costretto a decidere da che parte stare. Secondo un’analisi dell’East Asian Forum, la possibilità di un più netto allineamento con la Cina rappresenterebbe una scommessa sul futuro del gigante asiatico. La crescita economica fa ben sperare, naturalmente, ma gli interessi geopolitici sono ben altra questione. In primo luogo, i due Paesi sono ‘ideologicamente’ distanti: il primo solidamente arroccato su un sistema politico liberale e di stampo occidentale, il secondo promotore di un marxismo annacquato con capitalismo di convenienza ma ancora fondamentalmente autoritario. Nulla, inoltre, assicura che la Cina sia interessata al destino di Seul, in caso di attacco da parte della Corea del Nord. D’altra parte, una più marcata alleanza con gli Stati Uniti e l’altra potenza regionale allineata con Washington, il Giappone, potrebbe essere rischiosa in caso di ulteriori tensioni tra Cina e America. Il supporto, o almeno la neutralità, di Pechino per Seul è ancora indispensabile.

Tuttavia, è da anni che un riallineamento delle potenze della regione viene, se non discusso, almeno ipotizzato a Pechino. I motivi per cui i cinesi potrebbero – come in effetti stanno facendo – mostrarsi sempre più tiepidi nei confronti di Pyongyang sono diversi: per ‘The Diplomat‘ che già nel 2014 riportava le analisi di alcuni think tank cinesi, Pechino è sempre meno interessata alla ‘zona cuscinetto’ che la Nord corea tradizionalmente offre. La disparità crescente di tecnologia e armamenti ne rende il ruolo sempre più obsoleto. In termini economici la Corea del Sud è chiaramente il partner prediletto e il più redditizio per i cinesi. Anche il ruolo di ‘rogue-state‘ (stato-canaglia) e l’inclusione nel cosiddetto ‘asse del male’ di Pyongyang da parte degli Stati Uniti contribuiscono a rendere sempre più insostenibile una vera e propria alleanza con la Corea del Nord.

Gli analisti più audaci ipotizzavano anche la possibilità di una ‘doppia alleanza’ dei sudcoreani con Stati Uniti e Cina. Effettivamente non impensabile, vista la tradizionale posizione diplomatica intermedia che Seul già ricopre. Eppure, se i sondaggi condotti dal ‘South Korea’s Asan Institute for Policy Studies‘ hanno ragione, il 93% dei coreani ritiene indispensabile il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, almeno fino alla tanto agognata riunificazione della penisola – dopo di che il supporto scenderebbe al 66%.

Eppure il rapporto con gli Stati Uniti sembrerebbe oggi ancora più solido, specialmente visti i recenti piani per l’installazione del THAAD, il Terminal High Altitude Area Defense, uno scudo antimissile formalmente rivolto alle minacce del vicino settentrionale di Seul, e che ha fatto infuriare i cinesi. «A Pechino», aveva comunicato Joshua Pollack – per il ‘The nonproliferation Review‘, «si tende a vedere la struttura delle alleanze degli Stati Uniti in Asia come mirata a circondare e contenere la Cina». Meno diplomaticamente, sul ‘China Daily‘ di proprietà statale si legge che il THAAD «mette la Cina sotto sorveglianza militare degli Stati Uniti».

Da parte sua, scrivono Scott Snyder e Sungtae Park, la Corea potrebbe tentare di ‘allentare la morsa’ della diplomazia statunitense e proporre un meccanismo di difesa e mantenimento della pace regionale indipendente e che comprenda la collaborazione di Giappone e Cina. Nonostante il sogno di una riunificazione guidata da Seul, infatti, il cambiamento dello status quo regionale è rischioso per tutte le potenze in gioco.

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