mercoledì, Aprile 14

Corea del Nord: USA pronti sia all’attacco preventivo che a intercettare i missili di Kim

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Gli Stati Uniti sarebbero pronti a lanciare un attacco con ordigni convenzionale sulla Corea del Nord se l’intelligence fosse certa che Pyongyang sia sul punto di effettuare un nuovo test nucleare, atteso secondo molti analisti, domani 15 aprile, giorno il 105mo anniversario dalla nascita di Kim Il Sung, fondatore e ‘Presidente eterno’ della Repubblica popolare democratica di Corea, nonché defunto nonno dell’attuale leader Kim Jong Un. Lo riferiscono fonti degli 007 americani. Diversi analisti, infatti, ritengono che Pyongyang starebbe preparando un nuovo test nucleare da svolgere proprio in concomitanza con la festività, che in Corea del Nord è conosciuta come ‘Giorno del Sole’.

Il sito utilizzato dalla Corea del Nord per i test nucleari, Punggye-ri, è ‘prontoa essere utuilizzato. Lo sostengono le analisi di ‘38 North‘, un portale internet molto considerato sulle questioni nordcoreane, che ha analizzato immagini satellitari di questi giorni.
Le immagini «mostrano un’attività continua attorno al portale nord, nuove attività nella zone amministrativa principale e del personale vicino al centro di comando» del sito, sostiene ‘38 North‘.
La Corea del Nord ha «apparentemente piazzato un ordigno nucleare in un tunnel» che potrebbe essere lanciato sabato, ha affermato dal canto suo ‘Voice of America‘, che cita diversi responsabili Usa sotto anonimato.
E una conferma arriverebbe dallo stesso Governo della Nord Corea, che ha avvertito, in queste ore, che ungrande eventoè vicino.
Pyongyange è pronta ad andare alla guerra e a usare il suo arsenale nucleare contro gli Usa se necessario. Lo dice il vice Ministro degli esteri nord-coreano, Hang Song Ryol, in una intervista esclusiva a ‘Associated Press’, aggiungendo che se le ‘provocazioni’ di Washington proseguiranno, Pyongyang è pronta a una risposta militare: «Se loro vogliono andremo alla guerra», ha aggiunto. Il viceministro nord coreano ha definito ‘spericolatele manovre militari Usa e ha concluso dicendo che la Corea «ha un potente deterrente nucleare e certamente non resterà con le mani in mano di fronte a un attacco preventivo da parte americana».
Han Song Ryol ha ribadito che «se gli Stati Uniti faranno manovre spericolate, li affronteremo con i nostri attacchi preventivi». Han ha citato anche un nuovo possibile test nucleare di Pyongyang, che avverrà «quando il quartiere generale supremo lo ritenga opportuno».
«Faremo fronte a qualsiasi cosa arrivi dagli Stati Uniti. Siamo assolutamente preparati», ha concluso il vice-Ministro.

L’invio della squadra navale d’attacco Usa guidata dalla portaerei a propulsione nucleare Carl Vinson, formata anche da 6 cacciatordpediniere classe Arleigh Burke ed un incrociatore classe Ticonderoga (tutti dotati del sistema di difesa Aegis) oltre a sottomarini d’attacco, confermano che gli Stati Uniti sono oramai decisi a mettere in campo l’opzione che la situazione imporrà.
Gli Usa avrebbero già posizionato due cacciatorpediniere Arleigh Burke in grado di lanciare missili da crociera Tomahawk -come i 59 sparati verso la base siriana di Shayrat- a meno di 500 km dal sito dove si sono effettuati i precedenti 5 test nucleari nordcoreani. Tomahawk che hanno una gittata di almeno 1.500 km.
A rafforzare ulteriormente il dispositivo militare Usa bombardieri pesanti Usa B-52 e i B-2 Spirith (stealth, invisibili ai radar) sono posizionati nella base aerea di Guam.

Ieri, a poco più di una settimana dall’attacco alla Siria, e, secondo molti, proprio per inviare un messaggio intimidatorio a Pyongyang, gli Usa hanno sganciato, per la prima volta nella storia, la loro bomba non nucleare più potente ed efficace, la Gbu-43/B Moab (Massime Ordnance Air Blast) da circa 10 tonnellate, su un obiettivo di Isis   (ne esiste una più potente, la GBU-57A/B Massive Ordinance Penetrator (Mop), ma meno efficace e disponibile in pochi esemplari).
La campagna militare che il Presidente Donald Trump sta sferrando «dovrebbe inviare un segnale non solo al Presidente siriano al-Assad che la vittoria non è possibile, ma anche ai suoi sostenitori», un messaggio che dice  che gli Stati Uniti agiranno a difesa dei propri interessi, ha commentato a caldo Jon B. Alterman direttore del Programma Medio Oriente del prestigioso CSIS (Center for Strategic and International Studies).
Proprio ieri, Trump aveva inviato un ennesimo monito al dittatore nordocreano, Kim Jong un. «La Corea del Nord è un problema. Un problema di cui ci occuperemo» e su la ‘madre di tutte le bombe’ sganciata sull’Afghanistan, «non so se invia un messaggio alla Corea del Nord, ma non fa alcuna differenza», aveva aggiunto Trump.

I due cacciatorpdiniere Usa schierati a largo delle coste nordcoreane sarebbero pronti ad intervenire anche nel caso di un ennesimo lancio di un missile balistico da parte di Pyongyang, in violazione delle sanzioni Onu.
Ma a differenza delle altre volte, stavolta gli Usa, con le due unità in zona, potrebbero abbattere il missile nordcoreano per inviare un ulteriore messaggio a Pyongynag di non superare i limiti imposti delle sanzioni internazionali che colpiscono sia il programma nucleare che quello missilistico.

Attacco preventivo o abbattimento del missile inviato da Kim che, secondo analisti come Alterman, rientra in una campagna militare che Trump sta attuando per mettere al riparo gli USA dai pericoli che possono arrivare agli USA e ai suoi alleati.
Il numero dei conflitti in Medio Oriente è scoraggiante, riflette Alterman. Le battaglie infuriano in Siria e in Iraq, nello Yemen e in Libia. C’è un’insurrezione a bassa intensità nella penisola del Sinai, e le comunità sciite in Arabia Saudita e Bahrain stanno ribollendo. Il Sahara occidentale crea tensioni tra l’Algeria e il Marocco. La piccola Giordania ospita milioni di rifugiati provenienti da tre Stati vicini, e fatica a contenere i movimenti radicali islamici. L’intero Medio Oriente sembra in fiamme, brucia di conflitti che stanno durando da anni. Questo perché, secondo Alterman, gli strumenti militari si sono dimostrati strumenti poveri per risolvere il i problemi della regione. Perché quelli militari sono, appunto, strumenti, serve l’azione politica, e l’azione militare deve contenere alla base ed essere progettata a partire da un progetto politico chiaro
Nessun Paese al mondo ha una più ampia varietà di strumenti militari a sua disposizione come agli Stati Uniti. Ma Trump dovrebbe progettare la campagna militare per mettere gli Stati Uniti in posizioni strategiche e mantenere la capacità degli Stati Uniti di danneggiare gli interessi degli altri se necessario per proteggere i propri e quelli dei suoi alleati. Una progettazione a monte che, secondo Alterman, ancora non si vede.

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