giovedì, Dicembre 2

Corea del Nord: Trump richiama Russia e Cina Catalogna: Puigdemont pronto a ricorso contro la Spagna davanti alle corti internazionali. Usa, stretta su multinazionali dopo i Paradise Papers

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Andiamo in Libia, dove sono pronte ad arrivare, nei centri di detenzione dei rifugiati, entro fine mese le ong italiane. A dirlo a Firenze, a margine del meeting internazionale dei sindaci, il viceministro degli Esteri Mario Giro. «E’ stato presentato il bando di 2 milioni con cui le ong italiane ora potranno concorrere ad entrare il prima possibile nei primi centri». L’obiettivo, sottolinea Giro, «è di aiutare questi profughi, perché noi non li vogliamo abbandonare. E poi, punto due, vogliamo superare questi centri di detenzione. In attesa che l’Unhcr riesca a negoziare con le autorità libiche una grande operazione di cui si sente assolutamente il bisogno, intanto ho voluto che le ong italiane potessero esserci, in questi centri di detenzione, per aiutarli a salvarsi dall’inferno e tentare di superare i centri».

L’Arabia Saudita impedisce da mesi al presidente yemenita, Abd-Rabbu Mansour Hadi, ai suoi figli e a diversi altri alti funzionari di tornare nello Yemen.  A dirlo fonti yemenite, secondo cui le autorità saudite hanno deciso così per proteggere Hadi e il suo governo, ma hanno aggiunto che si tratta di una misura adottata anche per compiacere gli Emirati Arabi Uniti, stretti alleati di Riad, che sono ostili ad Hadi e si oppongono al suo rientro in Yemen.

In Gran Bretagna il governo fa sapere che si aspetta che la maggioranza dei cittadini Ue residente nel Paese possa ottenere dopo la Brexit il cosiddetto ‘settled status’, lo status speciale che assicura diritti parificati a quelli dei sudditi di sua maestà. E’ stata ribadita la volontà di garantire i loro diritti e il riconoscimento del loro contributo all’economia e alla società del Regno Unito. Nella nota congiunta del ministero per la Brexit e l’Home Office si spiega che verrà concesso molto tempo per ottenere il nuovo status: fino a due anni di proroga dopo l’uscita dall’Unione prevista per il 2019.

Nel frattempo nel Paese c’è da segnalare una nuova gaffe diplomatica di Boris Johnson, che stavolta però può costare cara. Nel mirino Nazanin Zaghari-Ratcliffe, la donna di famiglia britannico-iraniana imprigionata dalle autorità di Teheran in base a un controverso processo per presunta cospirazione. Il ministro degli Esteri di Londra ha incautamente affermato che la donna si trovava in Iran per «insegnare giornalismo alla popolazione» offrendo così un pretesto ai giudici iraniani per minacciare di raddoppiare la sua pena di cinque anni di reclusione. La donna, che al tempo dell’arresto nel 2016 lavorava per la fondazione della Thomson Reuters, ha sempre negato, affermando che era lì solamente per visitare la sua famiglia.

Andiamo a Mosca, perché stamattina in Piazza Rossa è stata rievocata la celebra parata militare del 7 novembre 1941, dalla quale i soldati dell’Armata rossa partirono direttamente per il fronte per combattere contro le truppe naziste. Secondo i media, alla ricostruzione storica di quest’anno hanno partecipato circa 5.000 persone.

Chiudiamo con la decisione dell’università di Oxford, in Gran Bretagna, ha deciso di sospendere dalle sue funzioni Tariq Ramadan, il professore e studioso dell’Islam colpito da una duplice accusa di stupro in Francia. Intanto il settimanale satirico francese, Charlie Hebdo, ha deciso di sporgere denuncia dopo le minacce di morte seguite all’ultima discussa copertina sull’islamologo svizzero. Si parla di un clima ‘pesante’ e il direttore dice: «Sapere se sono minacce serie o meno è sempre difficile ma per principio le prendiamo sul serio e sporgiamo denuncia».

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