giovedì, Dicembre 2

Corea del Nord e Sud insieme per l’apertura delle Olimpiadi invernali Usa: salute di Trump ok, intanto l'ex pornostar ammette la storia con lui. Netanyahu: 'Ambasciata Washington a Gerusalemme entro un anno'

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Corea del nord e del Sud sfileranno insieme sotto la bandiera della Corea unita alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di PyeongChang: è uno degli accordi raggiunti, in base a una nota congiunta, nell’incontro tenuto oggi a Panmunjom. L’incontro è stato il terzo in meno di 10 giorni, per discutere ulteriori dettagli sulla partecipazione del Nord alle Olimpiadi invernali nel vicino Paese, del 9 al 25 febbraio prossimi, in vista della riunione di sabato sul tema del Comitato olimpico internazionale.

Le parti hanno già deciso l’invio da parte del Nord di un’orchestra di 80 persone, più altre 60 corpi tra cori e corpi di ballo. La Corea del Nord ha offerto anche di inviare un gruppo di 230 tifosi, tra cui le cheerleaders. Sono stati esaminati poi nello specifico il numero di atleti, il numero di tifosi e il team dimostrativo di taekwondo, ha riferito un funzionario del ministero dell’Unificazione di Seul. In più, riferisce l’agenzia Yonhap, sono stati trattati eventi culturali congiunti al monte Kumgang, in Corea del Nord, e la possibilità di utilizzare il Masikryong Ski Resort, la grande struttura sciistica non lontana da Wonsan, sulla costa orientale nordcoreana, fortemente voluta dal leader Kim Jong-un. Pyongyang ha offerto anche di inviare una delegazione anche alla Paralimpiadi invernali. DI sicuro c’è però che intanto alle Olimpiadi ci sarà un’unica squadra delle Coree nel torneo di hockey femminile.

Andiamo negli Usa, perché l’Fbi ha arrestato un ex agente della Cia sospettato di aver venduto a Pechino i nomi di tutti gli informatori che l’Agenzia aveva in Cina e che dal 2010 sono stati arrestati o uccisi. L’arrestato, Jerry Chun Shing Lee, ha lavorato per la Cia dal 1994 al 2007. Viveva a Hong Kong ma al suo ritorno in Usa è stato bloccato all’aeroporto Jfk di New York e accusato di aver conservato illegalmente informazioni sulla difesa nazionale.

Nel frattempo qualcuno ha messo in dubbio la buona salute del presidente Donald Trump. Ma il controammiraglio Ronny L. Jackson, medico della Casa Bianca, ha negato ogni problema, dicendo che la saluta è buona e che il presidente ha superato ‘estremamente bene’ anche gli esami cognitivi (30 su 30). Se ci fosse stata la presenza dell’Alzheimer o di altri problemi mentali, ha aggiunto, i test lo avrebbero rivelato.

Mentre l’ex pornostar pagata nel 2016 130mila dollari per mantenere il silenzio su un presunto rapporto sessuale afferma che ebbe in realtà una relazione con lui per quasi un anno. Il primo incontro sarebbe avvenuto nel 2006 in Nevada, quando il magnate era sposato con Melania da meno di due anni. Trump e la Clifford si sono poi visti in altre occasioni, a New York e Los Angeles.

Trump sposterà l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme «molto più velocemente di quanto si pensi, probabilmente entro un anno». A dirlo è Benjamin Netanyahu, che ha definito «una buona cosa» la decisione Usa di tagliare i fondi all’Unrwa (l’agenzia Onu per i profughi palestinesi): «E’ la prima volta di una sfida all’Unrwa, dopo 70 anni. Un’agenzia che perpetua la narrativa palestinese e la cancellazione del sionismo».

Sulla questione ambasciata è tornato a parlare anche il presidente palestinese Abu Mazen, che ha bollato come un ‘peccato’ la decisione del presidente statunitense . Poi ha affondato il colpo: «L’amministrazione americana non è più affidabile per mediare fra noi e gli israeliani». Mentre sul taglio dei fondi Usa all’Unrwa, l’Olp è chiara: «Ancora una volta l’amministrazione Usa dimostra la sua complicità con l’occupazione israeliana. La scelta creerà anche condizioni che porteranno a maggiore instabilità nella regione e dimostra che non c’e’ senso di colpa nel colpire degli innocenti».

Intanto oggi nuove tensioni alla Spianata delle Moschee, con scontri dopo che vi era stato l’ingresso, scortato dalla polizia israeliana, per ragioni di sicurezza, di una comitiva di decine di nazionalisti israeliani. Secondo il Waqf, l’Ente per la protezione dei beni islamici in Palestina, uno di questi ha contravvenuto alle regole del Luogo recitando ad alta voce una preghiera ebraica. Ne è seguita una rissa fra i fedeli islamici e quelli ebrei. Per riportare la calma la polizia ha fermato una quarantina di israeliani, fra cui due rabbini legati all’estrema destra.

Passiamo alla Libia, perché secondo l’inviato speciale dell’Onu nel Paese, Ghassan Salamè, «lo spettro delle violenze rimane presente in Libia. Le forze militari stanno mostrando i muscoli, recentemente a Tripoli, vicino al confine con la Tunisia e a Derma. I gruppi armati combattono in aree residenziali, senza pensare alla sicurezza dei civili». Salamè ha ricordato che si trova a Tunisi perché le violenze vicino all’aeroporto di Tripoli gli hanno impedito di arrivare nella città.

Novità arrivano anche per la Siria, perché l’inviato speciale dell’Onu nel Paese, Staffan de Mistura, ha comunicato che i colloqui di pace riprenderanno a Vienna il 25 e 26 gennaio. De Mistura ha inviato oggi inviti separati al governo di Damasco e alla Syrian Negotiation Commission per un incontro con le Nazioni Unite nel quadro del processo politico di Ginevra. L’inviato speciale «si attende la partecipazione di entrambe le delegazioni».

Visita a Bucarest, in Romania, del ministro degli Esteri Angelino Alfano, che ha avuto colloqui il presidente Klaus Iohannis e con il collega Teodor Melescanu. «Da quando la Romania è entrata nell’Unione Europea abbiamo anche un tetto comune dove poter continuare a far crescere e rafforzare i nostri rapporti bilaterali, che è appunto il tetto dell’Unione Europea», ha detto Alfano, che poi ha confermato: «Siamo e saremo al fianco della Romania per le proprie ambizioni, per le proprie battaglie ed anche in vista dell’importante appuntamento politico da cui è attesa, cioè la presidenza del semestre europeo».

Intanto in Italia, e in Europa, si parla ancora di quanto riferito ieri da Pierre Moscovici sulle prossime elezioni in Italia. Ad intervenire oggi il presidente dell’europarlamento, Antonio Tajani, che da Radio Anch’io dice: «E’ un commissario socialista francese, non parla a nome dell’Unione Europea. Che ci sia preoccupazione per l’instabilità è vero, ma credo ci sarà un governo stabile, gli italiani andranno a votare per far contare di più questo Paese. Che ci siano preoccupazioni in Europa per instabilità in Italia, così come ci sono state per la Germania fino alla formazione del governo, è vero. Ma se fossi stato al posto di Moscovici sarei stato più prudente, non avrei fatto quella dichiarazione nel mezzo della campagna elettorale».

In Catalogna, il presidente uscente Carles Puigdemont e gli altri quattro dirigenti indipendentisti in esilio a Bruxelles hanno rinunciato a chiedere il voto delegato nella seduta costitutiva del nuovo Parlament. Il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva minacciato ricorso alla corte costituzionale se Puigdemont avesse potuto votare dall’esilio. La presidenza provvisoria ha invece accettato il voto delegato dei tre deputati indipendentisti in carcere, Oriol Junqueras, Joaquim Forn e Jordi Sanchez. Ad essere eletto presidente il deputato indipendentista di Girona Roger Torrent, esponente dei Repubblicani Catalani di Sinistra (Erc).

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