domenica, Settembre 19

Corea del Nord: possibili scenari in caso di conflitto nella penisola Soluzione? Un compromesso sul riconoscimento della consistenza nucleare di Pyongyang e il congelamento dell’attuale situazione

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Il Pentagono ritiene che il Paese abbia molte unità militari con grande reattività, la maggior parte delle quali posizionate in modo da attaccare la Corea del Sud con pochissimo preavviso. Gli Stati Uniti e gli alleati risponderebbero con ampi attacchi missilistici contro i posti di comando e controllo della Corea del Nord e altri punti d’importanza strategica del Paese.

Naturalmente è difficile pronosticare la durata delle varie fasi ma secondo alcuni generali e analisti, alla fine la Corea del Nord perderebbe la guerra e il regime di Kim Jong Un probabilmente crollerebbe.

La seconda guerra coreana avrebbe conseguenze catastrofiche, produrrebbe decine di migliaia di morti solo a Seoul, e forse un milione di vittime solo nella Corea del Sud. Sarebbe quasi certamente devastante per tutta la penisola coreana, dicono gli esperti militari.

Ci sarebbero molte perdite. La Corea del Sud ha 25 milioni di abitanti nel raggio di azione delle artiglierie nordcoreane. Pyongyang ha migliaia di pezzi di artiglieria ben mimetizzati nel versante settentrionale sopra la zona demilitarizzata che divide la penisola coreana, oltre all’arsenale di armi chimiche e biologiche che potrebbero causare moltissime perdite.

Secondo gli analisti si tratta di armamenti probabilmente obsoleti e che sarebbero facilmente individuabili e quindi eliminabili. Ma i danni inflitti ai sudcoreani dalla prima ondata di fuoco nordcoreana, potrebbero comunque essere devastanti.

In entrambi gli scenari, la guerra non finirebbe subito, dopo la sconfitta delle forze nordcoreane, secondo Mark Fitzpatrick, direttore esecutivo dell’International Institute for Strategic Studies office a Washington, «la Corea del Nord non sarebbe immediatamente pacificata». Un conflitto convenzionale potrebbe allora trasformarsi in insurgency come in Medio Oriente e in Asia Meridionale.

I lealisti al regime Kim, indeboliti, potrebbero trasformare la guerra in guerriglia, organizzandosi in piccole unità e combattendo le forze occupanti. Secondo Fitzpatrick, «la Corea del Nord non sarebbe sconfitta velocemente (come il regime di Saddam in meno di un mese dell’invasione Usa o dei talebani in due mesi) ma le conseguenze sarebbero simili e probabilmente di maggiore intensità. I coreani hanno ricevuto un indottrinamento tale che credono che la dinastia Kim sia divina e gli americani siano fonte di tutto il male». Sempre secondo Fitzpatrick, nelle numerose simulazioni di guerra/esercitazioni, è stato analizzato come eliminare il regime e le sue armi, ma poco è stato fatto per studiare che cosa potrebbe succedere dopo. Lo stesso problema ha afflitto gli interventi militari in Iraq e in Afghanistan: hanno raggiunto i loro obiettivi iniziali, solo per essere risucchiati in un pantano aperto.

Da tener presente che i nordcoreani hanno avuto a disposizione più di 60 anni (dall’armistizio con la Corea del Sud nel 1953) per prepararsi e rispondere ad un’eventuale invasione.

 

 

Elvio Rotondo, Country Analyst think tank “Il Nodo di Gordio”

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