martedì, novembre 13

Corea del Nord: Pence, massima pressione e impegno su Pyongyang Il Vicepresidente americano annuncia una svolta nella strategia americana nei confronti del regime di Kim Yong Un

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Secondo quanto emerso da una recente conversazione che il Vicepresidente americano Mike Pence ha avuto con Josh Rogin, giornalista del Washinton Post, a bordo dell’Air Force Two che riportava la delegazione americana dopo aver fatto tappa in Corea del sud, gli Stati Uniti sarebbero pronti ad intraprendere dei colloqui con la Corea del Nord in merito al suo programma nucleare, pur continuando a mantenere alta la pressione sul regime di Kim Jong Un il quale, sebbene con toni più pacati, alla vigilia delle Olimpiadi in Corea del Sud, durante una parata, quasi “anomala”, organizzata per commemorare il LXX anniversario della fondazione delle forze armate,  è tornato ad affermare che «la Corea del Nord è una potenza militare di classe mondiale».

Rogin sostiene che, «nonostante la mutua freddezza tra i funzionari degli Stati Uniti e della Corea del Nord a Pyeongchang, la scorsa settimana, dietro le quinte sono stati compiuti reali progressi verso una nuova apertura diplomatica che potrebbe portare a colloqui diretti senza precondizioni tra Washington e Pyongyang».

La linea che Stati Uniti e Corea del Sud avrebbero concordato durante l’ incontro bilaterale, giovedì alla Blue House, si baserebbe, usando le parole di Pence, sulla « massima pressione e impegno allo stesso tempo»: Washington e i suoi alleati continueranno ad imporre costi crescenti al regime di Kim Jong Un finché quest’ultimo non si avvierà verso la denuclearizzazione. Certamente, è un cambio di passo notevole rispetto alla ‘retorica del bottone’ che fino a pochi giorni fa sembrava regnare tra la Casa Bianca e Pyongyang: in un certo qual modo, è come se l’ Amministrazione Trump si stesse dichiarando ora disposta a sedersi ad un tavolo e trattare con l’ avversario nordcoreano, sempre nell’ ambito di una strategia di pressioni. La rivoluzione consisterebbe nel fatto che il dialogo non si instaura dopo che la ‘pressione’ ha adempiuto al suo compito bensì la pressione dovrebbe continuare a lavorare, facendo da sfondo e creando l’ habitat favorevole all’ apertura.

La filosofia, enunciata da Pence al reporter del Washington Post, dal presupposto per cui « nessuna pressione viene meno fino a quando non stanno effettivamente facendo qualcosa che l’alleanza crede rappresenti un passo significativo verso la denuclearizzazione. Quindi la campagna di massima pressione continuerà e si intensificherà. Ma se vuole parlare, parleremo ».

«Prima di questi incontri»ricorda Rogin – «le amministrazioni di Trump e Moon non erano allineate sul fatto che il nuovo impegno di Seoul con Pyongyang dovesse continuare dopo la fine delle Olimpiadi». Ma Pence ha affermato di fronte a Moon che la comunità internazionale non deve ripetere gli errori del passato dando concessioni alla Corea del Nord in cambio del dialogo.


«Penso che sia diverso dagli ultimi 20 anni» avrebbe constatato Pence il quale avrebbe aggiunto che iniziare un processo di denuclearizzazione non è condizione necessaria e sufficiente per iniziare a dialogare, ma sarebbe un bel segnale nei confronti degli Stati Uniti. L’ eliminazione delle precondizioni è un secondo passo fatto dall’ Amministrazione americana. E’ anche vero, però, che lo stesso Pence, pochi giorni prima, aveva affermato la necessità di imporre al regime nordcoreano nuove e più pesanti sanzioni e non è detto che questo non crei ulteriore irritazione alla Corea del Nord.  Inoltre il regime di Kim non ha mai nascosto l’ ambizione per cui la comunità internazionale riconosca lo status nucleare del suo Paese e ha richiesto più volte l’interruzione delle esercitazioni militari congiunte.

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