mercoledì, Dicembre 1

Corea Del Nord: le testate nucleari di Kim Jung-un sono una minaccia per l’UE? Missili intercontinentali, minacce e scudi balistici puntati sul Vecchio continente, ne parliamo con l’analista militare Francesco Tosato

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A settembre, la ministra della Difesa Francese Florence Parly, affermò che la minaccia nucleare nord coreana avrebbe potuto raggiungere l’Europa prima del previsto. Cosa è stato fatto dagli eserciti europei da quella prima minaccia a quella di oggi per scongiurare tale possibilità?

Coordinare sistemi di difesa balistici in un organizzazione come l’UE è difficile, e fino a questo momento l’offerta di protezione della Nato è sempre risultata soddisfacente. Un programma è stato iniziato (oltre a quello italo-francese sopraccennato) ma sempre sotto controllo Nato-Usa e si trova in Romania ed è configurato principalmente per affrontare eventuali minacce iraniane, ma appunto è un sistema americano schierato in Europa.

Crede che il segretario della difesa americano Mattis abbia ragione nel definire le esercitazioni militari effettuate dagli Usa e i suoi alleati al confine con la Corea del Nord come strumenti diplomatici? Vista la tensione del momento e i difficili eventi passati (test nucleari vicino al Giappone) tali esercitazioni potrebbero portare a una risposta nord coreana e a una successiva escalation di minacce e provocazioni in grado di far arrivare le parti a un conflitto armato?

Storicamente parlando bisogna sempre stare molto attenti quando si effettuano esercitazioni militari e provocazioni sul confine con la Corea del Nord visto che lo stesso Kim jung-un è solito lasciare dichiarazioni guerrafondaie. Incidenti si sono già verificati in passato ma in generale possiamo affermare che gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono di fronte a un bivio: la soluzione diplomatica è sicuramente la migliore ma se il regime nordcoreano non dovesse accennare a una diminuzione dei proprio sforzi nel programma nucleare non è da escludere l’intervento militare in quanto lasciar mano a una potenza che ha l’ambizione di diventare una potenza nucleare potrebbe dar vita a un effetto domino che vedrebbe diverse Nazioni (India, Pakistan e Iran su tutte) pretendere di raggiungere lo stesso peso militare di quell’élite di Paesi che possiedono già un arsenale nucleare minando la pace globale. In linea di massima possiamo dire che le esercitazioni sono un modo per sentire a Kim la pressione della comunità internazionale e ricordargli che l’intervento militare è un opzione valida (anche se tutte le parti in questioni preferirebbero ovviamente evitarlo) e che è ancora presente uno squilibrio tecnologico in armamenti tra le fazioni in gioco, cosa tra l’altro chiara al regime nordcoreano che ha come obiettivo quello di sopravvivere e non di affrontare un conflitto nucleare che potrebbe ridurlo in cenere.

Spesso nei mesi precedenti si è sentito Trump (o comunque figure militari americane) parlare di attacchi preventivi atti a disintegrare l’arsenale nucleare del regime nord coreano. Vista la difficoltà incontrata dalle intelligence occidentali ad ottenere informazioni sulla localizzazione di tali armi crede che sia possibile l’attuazione di una tale strategia preventiva?

Gli Usa sicuramente dispongono degli strumenti per effettuare un first strike preventivo devastante ai danni della Corea del Nord per ridurne drasticamente le capacità di lancio, tuttavia non si può ritenere con certezza che un eventuale azione preventiva sia in grado di distruggere totalmente l’arsenale nucleare nordcoreano e aldilà di tutto il regime di Kim Jung-un ha un gran numero di pezzi di artiglieria convenzionale nascosti in caverne e territori impervi al confine con la Corea del Sud, posizione strategica che rende possibile il colpire subito Seul (capitale della Sud Corea) provocando migliaia di morti in pochissimo tempo, eventualità che gli Stati Uniti e i suoi partner strategici vorrebbero assolutamente evitare.

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