giovedì, Ottobre 28

Corea del Nord, le navi fantasma dirette nel Mediterraneo Evadono le sanzioni internazionali e vendono ogni genere di armi a paesi e milizie del Medio Oriente e dell’Africa

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Sono i fantasmi del mare. Viaggiano con i dispositivi di identificazione spenti, trasbordano la merce in pieno oceano su piccole imbarcazioni non registrate, cambiano illegalmente nome e si muovono soprattutto di notte. È così che, secondo un report presentato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una settimana fa, le navi nordcoreane evadono le sanzioni internazionali e vendono ogni genere di armi a paesi e milizie del Medio Oriente e dell’Africa, alimentando grandi e piccole guerre. Tra i clienti figurano Iran, Burma, Cuba, Eritrea, Sudan, Egitto, Libia e Siria.

Secondo il report, non ancora reso noto, ma parzialmente rivelato ad alcuni quotidiani, le armi e le attrezzature militari dalla Corea del Nord arrivano ovunque. In Yemen missili balistici e armi leggere dopo aver viaggiato per mare finiscono nelle mani degli Houthi, i ribelli sostenuti dall’Iran, da tre anni in guerra contro la coalizione a guida saudita. In Sudan la Corea del Nord vende soprattutto missili anticarro. Oltre il canale di Suez, le armi leggere entrano nel Mediterraneo per raggiungere la Siria e le coste della Libia. In Libia Pyongyang ha cercato di stabilire relazioni con tutte le fazioni in guerra. Nel report si parla di contatti risalenti al 2015 tra ufficiali nordcoreani e Khalifa al Ghweil, all’epoca primo ministro del General National Congress libico.

Intermediario in tutte queste transazioni sarebbe un misterioso siriano, Hussein Al Ali, con la sua società di consulenza, la Consulting Bureau for Marketing. Un nome che figura nell’elenco delle società di consulenza siriane fornito dall’ambasciata statunitense a Damasco. Dunque, non uno sconosciuto.

I rapporti tra la Corea del Nord e la Siria sono noti e risalgono agli anni 60, quando i due paesi gravitavano nell’orbita sovietica. Da allora la cooperazione militare tra Damasco e Pyongyang non è mai venuta meno. La centrale nucleare di Al Kibar, finanziata dall’Iran e bombardata dagli israeliani nel 2007, si era rivelata l’esatta copia di quella nordcoreana di Yongbyon. Nel febbraio di quest’anno è emerso che i materiali e le tecnologie per i recenti sviluppi del programma missilistico siriano portavano il marchio di Pyongyang. E proprio nei giorni in cui il nuovo report sulla Corea del Nord veniva presentato all’Onu, a Masyaf, in Siria, è stato ucciso Aziz Asbar, uno dei più importanti scienziati del programma missilistico siriano. La sua macchina è saltata per aria nei pressi del centro di ricerca in cui lavorava a stretto contatto con rappresentanti di Teheran. Secondo Damasco, dietro l’omicidio ci sarebbe la mano di Israele.

Ma le connessioni nordcoreane non si fermano alla Siria e all’Iran. Per entrare nel Mediterraneo e passare il canale di Suez ci vogliono altre coperture. Un anno fa le autorità egiziane, in seguito a un messaggio perentorio inviato da Washington al Cairo, si erano viste costrette a mettere sotto sequestro al largo delle loro coste la Jie Shun’s, una nave carica di 30.000 razzi provenienti dalla Corea del Nord. Pochi mesi dopo si era scoperto che il destinatario non era la Siria in guerra, ma proprio l’Egitto. Un paese che adesso è interessato allo sviluppo delle tecnologie nucleari. Nel dicembre del 2017 il Cairo ha firmato un contratto con Mosca per la costruzione di un impianto nucleare a Dabaa, sulla costa del Mediterraneo. Il timore che i paesi del Medio Oriente possano acquisire dalla Corea del Nord materiali per la costruzione di bombe atomiche è altissimo. Su quelle navi fantasma in rotta verso il Mediterraneo può viaggiare anche materiale nucleare.

Il report presentato all’Onu sostiene che la Corea del Nord non avrebbe messo fine allo sviluppo del proprio programma nucleare e missilistico. E così proprio nei giorni in cui Russia e Cina suggerivano al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di discutere un alleggerimento delle sanzioni a Pyongyang, soprattutto dopo il proficuo incontro di giugno tra il presidente americano Donald Trump e il nordcoreano Kim Jong Un, le possibilità di una revisione delle sanzioni internazionali si assottigliano. Adesso è ancora possibile fare pressione su Pyongyang. Ma i traffici illeciti sono un’altra cosa: i paesi interessati alle tecnologie e alle armi della Corea del Nord sono pronti a evadere anche l’ultima sanzione.

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