lunedì, Maggio 16

Corea del Nord, la canaglia frustrata e impaziente I test che proseguono e si moltiplicano evidenziano che l'arsenale della Corea del Nord è in rapida espansione e significativo avanzamento, mentre Kim è sempre più frustrato e fa di tutto per essere notato da Biden e farlo decidere a riprendere i negoziati nucleari

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Se c’è una cosa che manda in bestia i dittatori, è di non essere al centro dell’attenzione. Kim Jong Un, il leader della Corea del Nord, in effetti ultimamente è stato molto trascurato, in particolare da colui al quale Kim guarda con particolare, se non esclusivo, interesse, Joe Biden, il Presidente degli Stati Uniti, tutto concentrato su Cina e Russia. Così Kim, che si sente frustrato, fa di tutto per essere notato e manda segnali di fumo, anzi, segnali nucleari, o quasi, nella speranza di scuotere Biden e farlo decidere a ritagliare un po’ di tempo per riprendere i negoziati nucleari, in stallo oramai dal 2019, quando fallì il vertice di tra Kim e Donald Trump.

Ieri, 30 gennaio, la Corea del Nord, da un’area interna settentrionale del Paese, ha lanciato un sospetto missile balistico in mare, concludendo una settimana decisamente intensa: Martedì aveva testato in volo un paio di presunti missili da crociera a lungo raggio, Giovedì aveva lanciato due missili balistici a corto raggio in mare. Quello di ieri è il 7° test del 2022, anno in cui, aveva avvisato Kim, la Corea del Nord non si sentirà più vincolata alla moratoria che si era autoimposta nel 2018 sui test nucleari e missilistici a lungo raggio. Tutto questo mentre gli Stati Uniti chiedevano più sanzioni delle Nazioni Unite contro Pyongyang. Cina e Russia hanno bloccato la proposta al Consiglio di sicurezza Onu. Ma la Casa Bianca ha varato le sue sanzioni, le prime dell’Amministrazione Biden.
Gli esperti affermano che il Nord potrebbe interrompere la sua corsa ai test dopo l’inizio delle Olimpiadi invernali di Pechino, per rispetto della Cina, il suo principale alleato e ancora di salvezza economica. A chiusura di Pechino 2022,Pyongyang potrebbe poi alzare significativamente la posta in gioco nelle dimostrazioni di armi per attirare l’attenzione dell’Amministrazione Biden.
Kim sta espandendo e sviluppando nuove capacità militari, nonostante le severe sanzioni e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vietano i test sui missili balistici del Paese, e «vuole ricordare a Washington e Seoul che cercare di rovesciarlo sarebbe troppo costoso. Minacciando la stabilità in Asia mentre le risorse globali sono scarse altrove, Pyongyang chiede al mondo di compensarla per agire come una potenza nucleare responsabile», ha dichiarato a ‘Associated Press‘ Leif-Eric Easley, professore alla Ewha University di Seoul. Kim considera le armi nucleari e i missili come la sua più forte garanzia di sopravvivenza. Non solo. Più armi ha e più potenti sono, maggiore è la sua statura sia all’interno che all’esterno della Corea del Nord. Lo scorso anno, Kim «ha annunciato un nuovo piano quinquennale per lo sviluppo di armi e ha pubblicato un’ambiziosa lista dei desideri che includeva armi ipersoniche, satelliti spia, missili balistici intercontinentali a combustibile solido e missili nucleari lanciati da sottomarini», afferma ‘Associated Press‘. In questo primo mese dell’anno, la Corea del Nord ha condotto una serie di lanci che mostrano una vertiginosa gamma di tipi di armi, posizioni di lancio e una crescente sofisticatezza, afferma ‘Reuters‘. «Dai missili ipersonici e dai missili da crociera a lungo raggio ai missili lanciati da vagoni ferroviari e aeroporti, i test evidenziano l’arsenale in rapida espansione e avanzamento in mezzo ai colloqui di denuclearizzazione in stallo».

La campagna di pressione di Kim mira a costringere Washington ad accettarlo come potenza nucleare, e in subordine a convertire la sua diplomazia del disarmo nucleare in cambio di riduzione di sanzioni e aiuti economici per la disastrata economica nordcoreana.
Le pesanti sanzioni imposte dai due predecessori di Biden, non hanno spinto Kim più vicino a rinunciare al suo programma di armi nucleari «e un elemento critico solitamente associato alle sanzioni -la diplomazia- è finora mancato nell’approccio di Biden», afferma Edward Wong, corrispondente diplomatico e internazionale del ‘
New York Times‘.
In effetti
Biden non ha fatto della Corea del Nord una priorità, anzi, interviene raramente sul tema quando incontra i media, non ha ancora nominato un ambasciatore in Corea del Sud, mentre l’inviato speciale per la Corea del Nord, Sung Kim, è un diplomatico di lunga esperienza che ha già affrontato questi problemi in precedenza, ma è anche ambasciatore in Indonesia. Ora Biden potrebbe dover affrontare un esame accurato su ciò che la sua Amministrazione sta facendo per risolvere il problema dei programmi nucleari e missilistici di Kim Jong Un e la vera natura della minaccia per gli Stati Uniti. Dai tempi di Bill Clinton la Casa Bianca non è riuscita a risolvere la questione nucleare nordcoreana, divenuta nel tempo sempre più intrattabile.

Moon Chung-in, Presidente del Sejong Institute di Seoul ed ex consigliere del Presidente Moon Jae-in della Corea del Sud, ha dichiarato al ‘New York Times‘, che se l’Amministrazione Biden prenderà la via standard delle sanzioni come deterrenza, «mosse reattive e guidate dall’inerzia non saranno in grado di impedire il comportamento assertivo di Pyongyang e la penisola coreana sarà trascinata nel vortice di provocazioni, contromisure ed escalation». Moon, come altri analisti, ritiene che Biden debba annunciare di essere personalmente pronto a impegnarsi con la Corea del Nord, e di essere disposto a mettere tutto sul tavolo dei negoziati, compreso l’allentamento delle sanzioni e la sospensione delle esercitazioni militari tra il Stati Uniti e Corea del Sud.
L’Amministrazione Biden ha offertocolloqui senza precondizioni‘, ma ha mostrato scarso entusiasmo per l’allentamento delle sanzioni fino a quando Kim non prenderà provvedimenti verificabili per smantellare il suo programma di armi, il che significa di fatto porre condizioni prima ancora di sedersi al tavolo della discussione.
La Casa Bianca ha concluso lo scorso anno la revisione della politica USA nei confronti della Corea del Nord. La completa denuclearizzazione della penisola coreana resta l’obiettivo. Circa i mezzi, Biden sembra voler preferire il dialogo e la diplomazia. Fino ad ora, nulla si è visto però. E lo stile con il quale l’Amministrazione Biden sta conducendo le trattative con l’Iran per il rientro nel Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) non fa sperare in azioni potenzialmente in grado di sbloccare lo stallo tra Washington Pyongyang. «Le azioni e il linguaggio vago dell’Amministrazione Biden stanno ampiamente minando la retorica positiva a sostegno della diplomazia», ha affermato Sang-Min Kim, un Herbert Scoville Jr. Peace Fellow presso l’Arms Control Association.

Il Dipartimento di Stato ha dichiarato che si consulterà con la Corea del Sud e il Giappone. Il che complica ulteriormente la situazione, considerato che i leader dei due Paesi sono divisi nel loro approccio alla questione nordcoreana. Mail problema più grosso per Biden è come collaborare con la Cina per frenare il programma di armi della Corea del Nord. Oltre alla guerra diplomatica tra Pechino e Washington, il Presidente cinese, Xi Jinping, sta cercando di barcamenarsi tra la volontà di porre fine ai disagi causati dalle armi di Kim e evitare uno Stato fallito al confine, senza rischiare che Pyongyang si avvicini troppo a Washington e a Seoul.

 

Pyongyang continuerà a condurre più test nei prossimi mesi per dimostrare i progressi nelle sue tecnologie, sostengono molti osservatori. «Kim crede che la massima pressione, dimostrando potenti armi nucleari e missilistiche, potrebbe essere l’unico modo per spingere gli Stati Uniti a fare concessioni», afferma Sang-soo Lee, vicedirettore del Institute for Security & Development Policy (ISDP) e capo del Korea Center dell’ISDP. Kim «dovrà mostrare la sua forte leadership in occasione del 110° anniversario della nascita di Kim Il Sung, il fondatore del Paese, e dell’80° anniversario della nascita di Kim Jong Il, il padre di Kim, che si terranno rispettivamente ad aprile e febbraio». Ma l’economia nordcoreana è paralizzata, e «le mani di Kim sono legate all’economia, poiché non esiste un piano a lungo termine che possa seguire per affrontare la devastante carenza di cibo del Paese senza compromettere il suo approccio all’autosufficienza, poiché le misure anti-pandemia aggressive hanno completamente tagliato la Corea del Nord fuori dal mondo dall’inizio del 2020». Così, l’unica soluzione a lungo termine per il regime per migliorare la sua situazione economica sta nella ripresa dei i negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti per revocare le sanzioni esistenti. Intanto, però, «continuerà a concentrarsi sulla costruzione della sua potente potenza nucleare almeno fino alla fine della crisi pandemica globale. La situazione attuale impedirà ai funzionari nordcoreani di incontrare delegazioni straniere nel Paese o all’estero. Date le circostanze, quindi, quest’anno è il momento perfetto per il regime per esercitare la massima pressione sugli Stati Uniti», continua Sang-soo Lee, impegnati contro la Russia nell’Europa orientale e contro la Cina nell’Asia orientale.

Biden, secondo l’analista, deve rivalutare lapolitica di pazienza strategica‘ della sua Amministrazione, «poiché solo aspettare che Pyongyang torni ai colloqui diplomatici corre il rischio che la Corea del Nord alla fine raggiunga un livello intoccabile di capacità nucleare. Inoltre, la Corea del Sud rafforzerà anche la sua capacità militare per far fronte alle minacce nucleari della Corea del Nord, in particolare poiché il candidato presidenziale conservatore, Yoon, ha rivendicato il diritto di condurre un attacco preventivo sul Nord. Di conseguenza, la situazione così com’è potrebbe spingere l’attuale corsa agli armamenti nella penisola coreana in un pericoloso gioco finale.
L’Amministrazione Biden ha presentato una politica nucleare aggiornata che ridurrà l’importanza delle armi nucleari all’interno della strategia di sicurezza nazionale di Washington. Nel novembre 2021, Biden e Xi Jinping hanno concordato durante il loro vertice virtuale di avviare una serie di colloqui ad alto livello sul controllo degli armamenti. Ciò dimostra che la presidenza Biden sta diventando sempre più consapevole del valore degli accordi sul controllo degli armamenti nel limitare la concorrenza mondiale sulle armi nucleari. Biden e Kim potrebbero essere interessati alla creazione di un quadro di controllo degli armamenti nella penisola coreana, un punto di ingresso attraente per futuri negoziati, che può essere la base fondamentale del processo di denuclearizzazione a lungo termine nella penisola. A lungo termine, Washington potrebbe trarre grandi benefici da un simile quadro. Le misure multilaterali di controllo delle armi nucleari potrebbero rivelarsi uno strumento utile per ridurre la corsa agli armamenti tra gli attori regionali -vale a dire Corea del Nord, Cina, Corea del Sud e Giappone- e controllare la proliferazione delle armi nucleari attraverso la riduzione delle capacità e delle risorse nella regione».

La strategia della ‘massima pressione’ di Kim, quella di mostrare e in qualche modo minacciare, il suo arsenale missilistico, però, secondo Sang-soo Lee, potrebbe essere proprio l’ostacolo al ritorno degli Stati Uniti al tavolo delle trattative. «La riluttanza di Washington a negoziare con Pyongyang non è dovuta alla mancanza di tecnologia nucleare da parte della Corea del Nord; piuttosto, deriva dalla credibilità molto bassa di Pyongyang quando si tratta di rispettare gli accordi. Washington ha motivo di sospettare che la Corea del Nord rinuncerà ancora una volta ai termini concordati dopo aver raccolto i benefici promessi». Il che avrebbe un costo politico per Biden. I precedenti di mancato rispetto degli accordi sono ancora ben chiari nella momoria della Casa Bianca.
«La Corea del Nord ha segretamente perseguito l’arricchimento dell’uranio mentre riceveva assistenza energetica dopo la firma del quadro concordato del 1994. Inoltre, nonostante la firma della dichiarazione congiunta del 19 settembre 2005 durante i colloqui a sei, ha condotto il suo primo test nucleare l’anno successivo e ha continuato a perseguire clandestinamente l’arricchimento dell’uranio. Dopo la firma del cosiddetto ‘
Leap Day Deal‘ nel 2012, in cui la Corea del Nord ha accettato di implementare una moratoria sui lanci di missili a lungo raggio, sui test nucleari e sulle attività nucleari a Yongbyon, comprese le attività di arricchimento dell’uranio, Pyongyang con successo ha lanciato il razzo Kwangmyongsong-3 nel dicembre 2012 e ha condotto il suo terzo test di armi nucleari nel febbraio 2013. Sebbene la Corea del Nord abbia costantemente affermato che gli Stati Uniti sono stati i primi a infrangere le sue promesse, gli incidenti sopra menzionati hanno portato alla percezione che Pyongyang cerchi esclusivamente di raccogliere benefici». Anche se USA e Corea del Nord riusciranno a rinegoziare in futuro, sarà difficile per Pyongyang ottenere risultati soddisfacenti. «La soluzione a questo problema è nelle mani della Corea del Nord. Più la Corea del Nord sarà in grado di superare la sua mancanza di credibilità e perdere la reputazione di bugiarda seriale, migliori saranno i risultati dei negoziati futuri. Un approccio che la Corea del Nord potrebbe applicare per riabilitare la sua reputazione prevede l’adesione a trattati multilaterali legati al nucleare come la Convenzioneinternazionale per la soppressione di atti di terrorismo nucleare e il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari».

Biden «dovrebbe chiarire che la riduzione parziale delle sanzioni per alcuni settori economici sarà sul tavolo all’inizio dei negoziati in cambio di azioni concrete da parte di Pyongyang. Ciò può aiutare a stabilire il tono e la direzione giusti per la futura diplomazia, migliorare i mezzi di sussistenza del popolo nordcoreano ed essere il primo passo sulla strada più lunga verso la completa denuclearizzazione» afferma Sang Min Kim. Certo che recenti azioni dell’Amministrazione Biden, come lasciare libero sfogo alla Corea del Sud con il suo programma di missili balistici, hanno preventivamente minato la politica statunitense di proseguire i negoziati con la Corea del Nord, il che riduce le prospettive di qualsiasi dialogo». Bisogna tenere a mente che «la Corea del Nord è uno Stato in cerca di sicurezza, e percepisce qualsiasi maggiore capacità dell’esercito sudcoreano, anche se è solo una percezione, come una sfida alla deterrenza e al regime della Corea del Nord».
Gli Stati Uniti continuano ad esprimere sostegno «alla diplomazia con la Corea del Nord ma aspettano che Pyongyang faccia il primo passo concreto verso i colloqui. Ma il programma nucleare della Corea del Nord è come un tumore maligno: aspettare non farà che approfondire il problema. Durante l’Amministrazione Obama, Pyongyang aveva meno di 10 armi nucleari e limitate capacità di missili balistici. Oggi la Corea del Nord ha una scorta nucleare per circa
40-50 armi nucleari, ha testato missili balistici in grado di consegnare un’arma nucleare negli Stati Uniti e ha delineato piani per sviluppare nuovi tipi di missili nucleari e testate tattiche più piccole.
Gli Stati Uniti e i loro alleati non possono permettersi di perdere tempo. Al fine di portare avanti il suo obiettivo di denuclearizzazione della penisola coreana, Biden dovrebbe inviare prontamente un segnale diplomatico positivo a Pyongyang, in privato o pubblicamente, sulla sua disponibilità a discutere le questioni di sicurezza regionale, l’allentamento delle sanzioni e la denuclearizzazione della penisola coreana. Potrebbe fornire un quadro più concreto della ‘visione alternativa per un futuro non nucleare a Kim‘ promessa dalla campagna di Biden, in cui l’impegno tra Pyongyang e Washington giova alla sicurezza di entrambe le parti».

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