mercoledì, Maggio 12

Corea del Nord e Africa Orientale, un rapporto di morte Eritrea, Etiopia, Tanzania e Uganda accusati della compravendita di armi e formazione militare

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COrea del Nord Africa

Kampala – Il rapporto redatto da un team di esperti delle Nazioni Unite sulla violazione del embargo sulle armi imposto alla Repubblica Popolare Democratica della Corea (DPRK), nota in occidente con il nome improprio di Corea del Nord, ha scatenato una serie di proteste di vari Paesi dell’Africa Orientale. Secondo il rapporto, Eritrea, Etiopia, Tanzania e Uganda sono i Paesi accusati di aver stretti rapporti con il regime di Pyongyang per quanto riguarda la compravendita di armi e formazione militare. Il gruppo di esperti ONU afferma che i Paesi citati hanno aiutato la DPRK a creare un sofisticato network per evitare le sanzioni delle Nazioni Unite imposte al Paese asiatico riguardanti il commercio di armi. Il network utilizzerebbe le ambasciate nord coreane presenti in Africa così come ditte e imprenditori africani che farebbero da presta nome per il commercio di armi. La denuncia è inserita nel rapporto annuale redatto dalle Nazioni Unite relativo alle sanzioni imposte alla DPRK a causa del suo programma nucleare e missilistico.

Pyongyang sta formando la polizia ugandese sulla base di un accordo di collaborazione militare che incarica le forze coreane di formare la polizia ugandese nelle arti marziali. Nel novembre 2013 gli esperti ONU hanno ufficialmente richiesto al governo ugandese di fornire copia dell’accordo e tutti i dettagli sulla formazione militare coreana. La richiesta é stata nuovamente sottoposta lo scorso gennaio causa la mancata risposta delle autorità ugandesi, come asserisce il gruppo di esperti ONU.

La DPRK avrebbe stretto rapporti commerciali con una ditta etiope produttrice di munizioni. Almeno il 40% della produzione sarebbe inviata nel paese asiatico tramite intermediari in netta violazione del embargo ONU. In Tanzania dal novembre 2013 si registrerebbe la presenza di 18 tecnici militari nord coreani coinvolti nella ristrutturazione di 10 caccia F-7 in dotazione all’aviazione militare Tanzaniana presso la base di Mwanza. Il gruppo di esperti ONU nel novembre 2013 ha sottoposto al governo tanzaniano una richiesta di spiegazioni, non disponendo di prove certe. L’accusa, infatti, si basa su una indagine giornalistica del mensile Africa Confidential. L’articolo sottolineava anche la presenza di due consiglieri militari coreani presso il Tanzanian People’s Defence Forces TPDF l’esercito tanzaniano, nonostante che Pyongyang non abbia nessuna rappresentanza diplomatica in Tanzania.

«La Tanzania non intrattiene alcune relazione militare con la Nord Corea. Le sanzioni ONU sono chiare e noi le rispettiamo, ricordando che si riferiscono unicamente al commercio di armi e non agli accordi di commercio generali con la Nord Corea», risponde al Consiglio di Sicurezza ONU Mkumbwa Ally, incaricato delle pubbliche relazioni del Ministero degli Affari Esteri. La presenza della DPRK in Africa risale agli anni Ottanta quando furono firmati accordi di cooperazione militare e civile con Guinea, Egitto, Etiopia, Mali, Tanzania, Zimbabwe, in cambio della riconoscenza della Repubblica Popolare Democratica della Corea da parte di questi Paesi africani. Storici i legami tra Pyongyang e la Libia di Gheddafi.

Un aspetto non trascurabile quello del riconoscimento della DPRK, che è il fulcro principale di una contesa terminologica geopolitica tra il Paese asiatico, Europa e Stati Uniti. La maggioranza dei Paesi occidentali riconosce due Stati ben distinti che formano la penisola Coreana: il Nord Corea e il Sud Corea, in base al armistizio firmato dal Governo di Pyongyang e gli Stati Uniti nel novembre 1954 che interruppe la guerra iniziata nella primavera del 1950. I due distinti Stati sono separati sulla linea del trentottesimo parallelo dove é collocata la famosa “Zona demilitarizzata”, l’ultima cortina di ferro tra capitalismo e comunismo ancora esistente al mondo.  Gli  Stati Uniti hanno sempre giustificato la loro presenza militare di 60 anni nel Sud Corea come difesa di uno Stato sovrano contro l’aggressore comunista del nord.

Al contrario Pyongyang considera la Corea del Sud come parte integrante della Repubblica Popolare Democratica della Corea, purtroppo occupata dalle forze di invasione americane. L’obiettivo della dinastia fondata da Kim Jong-il.  rimane quello di liberare il sud del paese dal imperialismo capitalista e riunificare il paese. Il Governo Pyongyang si considera tutt’ora in guerra contro gli Stati Uniti. Considerazione giusta sotto un punto di vista legale in quanto all’armistizio del 1954 non é mai seguita la firma della pace.

La DPRK ha offerto, assieme a Russia e Cina, un valido aiuto finanziario e militare a vari movimenti indipendentistici africani tra i quali quello dell’Angola, Zimbabwe (ex Rhodesia) e Seychelles. Nel 1984 tremila soldati coreani furono inviati in Angola per combattere al fianco delle Forze Armate per la Liberazione dell’Angola (FAPLA) contemporaneamente al supporto politico e finanziario offerto al African National Congress  e la Organizzazione Popolare del Sud Est Africa (SWAPO). Nel 1985 l’esercito di Pyongyang inviò dei consiglieri militari in Lesotho per formare la Lega Giovanile del Partito Nazionale Basotho guidato dal leader Vincent Makhele.

La più grande ambasciata della DPRK in Africa si trova a Dakar, in Senegal. Pur non essendoci dati ufficiali della collaborazione economica e militare tra i vari paesi africani e Pyongyang si registra un sostanziale aumento della diplomazia coreana grazie alle frequenti visite di quadri del partito comunista nel continente africano, come riporta il collega  Zachary Keck nel  articolo “Cosa ci fa la Nord Corea in Africa?”, pubblicato sul The Diplomat nel agosto 2013. Pyongyang nel marzo 2014 ha attirato l’attenzione dei media internazionali a causa della presenza di una sua nave cisterna, la “Morning Glory” presso il porto di Sidra, in Libia, conquistato nel agosto 2013 dai ribelli separatisti della Cirenaica.

Purtroppo il rapporto del gruppo di esperti sul commercio di armi tra DPRK e i Paesi africani sembra contenere varie lacune ed imprecisioni che lo possono etichettare come un rapporto parziale e politico come fu il caso del rapporto sul rispetto dell’embargo di armi nel est del Congo redatto  nel 2012 da un gruppo di esperti ONU notoriamente ostili ai Governi ruandese e ugandese. Le imprecisioni riguardano soprattutto i rapporti tra Uganda e DPRK. Il gruppo degli esperti asserisce di non aver ricevuto risposte dal Governo di Kampala alla sua richiesta di spiegazioni datata novembre 2013 che ha costretto a sottoporre una nuova richiesta nel gennaio 2014. Affermazioni smentite dal Governo ugandese che ha pubblicato la risposta ufficiale data agli esperti ONU nel dicembre 2013. Nella risposta il Governo specifica che la formazione della polizia da parte dei consiglieri militari coreani risale a dei accordi precedenti al 1987 firmati dal Presidente Milton Obote e successivamente rinnovati dal Presidente Yoweri Museveni visto l’utilità di tali formazioni.

Il Governo ugandese specifica che la cooperazione militare con Pyongyang non si limita all’insegnamento delle arti marziali alla polizia ma coinvolge altri settori quali: operazioni di salvataggio, attività contro terroristiche e di intelligence, metodologie di indagini criminali e costruzione di infrastrutture per la polizia e le forze anti sommossa. La formazione avviene presso l’isola di Migingo, sul Lago Vittoria, perennemente oggetto di una dura disputa territoriale tra Uganda e Kenya.

Kampala, nella risposta, ricorda la visita del Ministro della Sicurezza Coreano Ri Song Chol, avvenuta nel 2013. Per l’occasione furono siglati degli accordi per l’acquisto di gas lacrimogeni e giubbotti anti proiettili destinati alla polizia ugandese. Nelle conclusioni della risposta, il Governo ugandese specifica che la formazione della polizia e l’acquisto di equipaggiamento logistico non viola l’embargo sulle armi imposto alla DPRK dalle Nazioni Unite.

La risposta ufficiale non menziona però le passate relazioni tra Kampala e Pyongyang che risalgono al 1987, quando Museveni conquistò il potere. All’epoca la DPRK concesse un prestito di 4 milioni di dollari per rafforzare la capacità militare del esercito rivoluzionario National Revolutionary Army (NRA), successivamente trasformato in Uganda People’s Defence Army (UPDF). Sempre nel 1987 Pyongyang affiancò al NRA 40 esperti militari coreani. Nel 1898 il Presidente Museveni firmò degli accordi di scambi commerciali che prevedevano la vendita di caffè e cotone in cambio di armi coreane. Gli esperti ONU hanno etichettato la risposta ricevuta dall’Uganda come non esauriente, senza specificare la data in cui l’hanno ricevuta.

Forte l’imbarazzo degli esperti ONU sulle 24 casse di munizioni per mitragliatrici pesanti da 14,5 millimetri di fabbricazione nord coreana trovate in dotazione al contingente africano in Somalia AMISOM, finanziato dalle Nazioni Unite. Citando l’accaduto nel rapporto, gli esperti ONU affermano di non essere stati in grado di determinare come e chi ha consegnato queste munizioni ai caschi blu africani, limitandosi solo a formulare l’ipotesi che le munizioni facessero parte di un vecchio stock consegnato da Pyongyang alla Libia nel 1977. Una coltre di silenzio è calata al Palazzo di Vetro di New York a seguito della precisazione del Comando Militare ugandese del AMISOM dove si specifica che le munizioni nord coreane sono state consegnate dalle Nazioni Unite seguendo regolari procedure.

Occorre notare che le Nazioni Unite sembrano particolarmente deficitarie nella denuncia del traffico clandestino di armi leggere e pesanti attuato dalle multinazionali occidentali nei principali teatri di guerra africani. Una dimenticanza involontaria?

 

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