mercoledì, Dicembre 1

Corea del Nord: 69 anni di regime, tra leadership politica ed economia Ecco una data che potrebbe portare a nuove tensioni

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L’ articolo 3 della carta costituzionale recita: «La Repubblica popolare democratica di Corea è guidata nelle sue attività dall’idea Juche e dal Songun idea, prospettive del mondo incentrate sulle persone, rivoluzionarie ideologia per raggiungere l ‘indipendenza delle masse». Ideologicamente, la Corea del Nord, soprattutto se si guarda alla Guerra del 1950, si basava sull’ideologia anti-imperialista e socialista, tesa all’unificazione delle due Coree sotto la direzione politica di Pyongyang. Più tardi, questa ideologia si sarebbe combinata con il cosiddetto“sciovinismo nazionalistico” e le nozioni di Juche (autosufficienza) e unità organica tra il leader, il partito e il popolo, dando vita ad un collante per l’unità interna intorno al leader. Quando Kim Jong-un ufficialmente prese il potere, la Costituzione assunse la denominazione di “Kim Il-sung-Kim Jong-il Constitution”. Il culto della personalità è l’unica religione della Corea del Nord: numerosi i monumenti e le statue innalzate nel ricordo di Kim Il-sung e Kim Jong-il.

L’ autofinanziamento per organizzazioni pubbliche e singoli funzionari, a causa del crollo fiscale dell’amministrazione centrale negli anni ’90, ha promosso il loro impegno in attività commerciali e ha improntato il monopolio di poche imprese amiche del regime, agevolando la proliferazione delle imprese di componenti degli apparati statali e ibridando, per così dire, l’ economia coreana: da un lato l’ uso strumentale del mercato per garantirsi la sopravvivenza e i profitti ai protetti del regime, dall’ altro l’ adozione della violenza per contenere gli effetti negativi del mercato stesso.

Come evidenziato anche da Francesca Frassineti, proprio sulle pagine di questo quotidiano,  perfino l’ uso del deterrente nucleare ha una doppia chiave di lettura: da una parte la necessità di accreditarsi sul fronte internazionale, dall’ altra il tentativo di consolidare il potere sul fronte interno. Infatti, ad oggi, la Corea del Nord è uno dei paesi più poveri, meno sviluppati e più isolati del mondo, seppur dotato di capacità offensive enormi.  Il regime, in particolar modo dopo la crisi degli anni ’90, ha da tempo promosso la frammentazione dei gruppi sociali mediante il controllo totalitario sulla società.

Con l’inizio della “Prima politica militare” inaugurata nel 1995, i militari hanno assunto il primato. L’ascesa di Kim Jong-un, a partire dal 2009, è stata accompagnata dalla ferma volontà di riaffermare le supremazia del partito centrale sui militari. In Corea del Nord non ci sono mai state elezioni libere, anche se sono garantite, almeno formalmente, dalla Costituzione: quelle per l’Assemblea Popolare Suprema si svolgono ogni cinque anni, le ultime nel 2014 e sono monitorate e gestite dal Partito dei Lavoratori della Corea. Le masse si mobilitano e, per garantire la partecipazione completa, viene perseguito chiunque non si rechi alle urne.  Il potere di governare, pertanto, non deriva dalle urne, ma dalla designazione del leader supremo, che non è mai stato contrastato, né all’ interno né all’ esterno del partito.

L’articolo 67 della Costituzione  garantisce, nella teoria, la libertà di pubblicazione, di stampa di manifestazione e di associazione. Ma dato che il regime controlla la popolazione di circa 25 milioni di persone attraverso l’adesione forzata a organizzazioni, la sorveglianza della polizia e dei servizi segreti, sotto la minaccia di deportazione ed esilio, in realtà, i mezzi di comunicazione di massa sono gestiti dal partito o dallo stato e sono completamente controllati dalle autorità politiche.

Le disuguaglianze sociali sono estese e costanti: a raggiungere le posizioni di potere e di ricchezza sono, secondo la gerarchia politica ufficiale, quelli più vicini al leader supremo.  Kim Jong-il ha concesso al figlio, Kim Jong-un, innumerevoli monopoli con l’ intento di vedersi assicurate delle entrate ingenti e la lealtà dei suoi fedelissimi attraverso la distribuzione delle concessioni, legate, perlopiù, alle import-export. Il leader supremo, in fin dei conti, monopolizza il diritto di assegnare questi diritti, distribuendoli a suo piacimento. Le società di commercio affiliate ai gruppi collegati a Kim, hanno monopolizzato il mercato della produzione di beni di esportazione e distribuzione interna di beni importati dall’ estero, facendo grandi profitti sugli enormi divari tra prezzi nazionali e internazionali.

Rimanendo nell’ ambito economico, l’ istituzione bancaria rientra nel monopolio dello Stato. Come avvenuto in altre economie pianificate di stampo socialista, alle banche è assegnato il compito di controllare le attività economiche della pubblica amministrazione e delle imprese. Le banche statali, quindi, accettano depositi personali, ma non li restituiscono. Per questa circostanza, i cittadini rifuggono le banche e di questo si avvantaggia la corruzione e l’illegalità. Lo Stato ha fatto ricorso, nel tempo,  alla riforma monetaria per costringere la popolazione a cedere i propri soldi. A questo proposito, l’ ultima attività è stata la “misura del cambio di denaro” risalente al novembre 2009, che ha causato iper-inflazione pari al 30.000% nel biennio 2010-2011. Essendo monopolio dello Stato, la banca centrale non può essere indipendente: il leader supremo controlla la gestione centralizzata della valuta estera, come lo yuan o il dollaro.

Mentre il governo ha drasticamente ridotto i servizi pubblici ai cittadini, il leader ha impiegato i tributi in propaganda e per l’ acquisizione del deterrente nucleare. Seguendo il principio della proprietà statale dei mezzi di produzione, qualsiasi proprietà privata oltre i beni di consumo quotidiani è ancora ufficialmente vietata in Corea del Nord. Tuttavia, la diffusione delle attività commerciali e la corruzione sono sintomi di uno Stato in condizioni pessime, dove l’ attività illegale gode di ottima salute.

Insomma, aggiungendo a questo quadro, il non completo rispetto dei diritti umani, la situazione è tragica. Come ricordava il Generale Vincenzo Camporini intervistato da LINDRO, in un conflitto, ad assumere notevole importanza è la resilienza: finora la popolazione nordcoreana ha dimostrato di avere un’ enorme capacità di sopportazione e un profondo legame con il proprio leader. Per quanto ancora la realtà continuerà ad essere questa?

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