domenica, Settembre 19

Coppa del Mondo, la partita dei Black Blocs

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black blocs brasile

Promettono di trasformare la Coppa del Mondo in un caos e per farlo al meglio chiedono aiuto ai fratelli del Primo comando della Capitale, un’organizzazione criminale terrorista nata a San Paolo nel 1993. Sono i Black blocs, protagonisti di alcune delle manifestazioni più violente che si sono verificate in Brasile da un anno a questa parte: prima durante la Confederation Cup, adesso per i Mondiali di Calcio.

Il gruppo di anarchici, anti-capitalisti e no global si è riunito dall’altra parte del mondo per manifestare il proprio dissenso all’evento Fifa. Buona parte delle istituzioni politiche brasiliane ritiene che i Black blocs trovino appoggio e sostentamento all’interno delle favelas di tutto il Paese, ma non ci sono prove a sufficienza per poterlo dimostrare. Per questo sono andata a Rocinha: nella favela di Rio de Janeiro, la più grande del Sud America,  la gente smentisce ogni legame con i gruppi anarchici.   “Pur di farci fuori se ne inventano parecchie” mi dice Julio, che è nato e cresciuto a Rocinha. “Fino a ieri era solo per il narcotraffico che venivamo bombardati quasi tutti i giorni. Adesso vogliono far credere al mondo che nelle favelas si nascondono i black blocs, così da giustificare le incursioni quotidiane della polizia nel nostro territorio”.

Forse Julio ha ragione, forse no. Chi può saperlo, in fondo. Il black bloc nel quotidiano non indossa maschere nè cappucci. E in effetti gli unici due black blocs (almeno tali si sono definiti) che si sono concessi ai pochi eletti della stampa brasiliana (a patto di mantenerne l’anonimato) sono due persone distinte, normalissime. Un’immagine lontana anni luce da quella che siamo abituati a vedere in certe manifestazioni.  Brasiliani entrambi, di San Paolo, uno è laureato in storia e sta seguendo un corso di psicologia all’Università, l’altro lavora in ospedale. “Facciamo saltare tutto in aria” dice il primo “vogliamo ripagare lo Stato con la sua stessa moneta. Il caos che ha portato in periferia con la violenza della polizia, la sanita pubblica carente, l’iistruzione precaria, il totale disinteresse nei confronti dei lavoratori del settore dei trasporti… Ecco, tutto questo caos che lo Stato ha generato vogliamo restituirglielo. Con gli interessi. E non in modo violento come lo Stato stesso vuole far credere al mondo intero. Usiamo solo la sua stessa moneta. Il caos”. Poi si intromette il secondo, con la stessa determinazione. “Seguiamo la tattica sviluppata da decenni in Europa e negli stati Uniti. Con questa técnica facciamo saltare la Coppa. Ci faremo aiutare dai compagni di lotta provenienti da tutto il mondo. E non solo. Chiediamo aiuto al PCC”.

Il black bloc parla cioè del Primo comando della Capitale, nonchè  l’organizzazione criminale terrorista nata in Brasile nel 1993 da compagni della prigione di Taubaté a San Paolo. Sin dal principio il PCC si è reso responsabile di svariati atti criminali come l’organizzazione di evasioni dal carcere, rivolte in cella, traffico di droga, furto e attività terroristiche. In sostanza, questi due anarchici prima raccontano di non voler usare la violenza e poi fanno un appello al gruppo criminale più violento del Brasile affinchè partecipi alle proteste.

Quel che è certo, assicurano entrambi, è che i black blocs autentici non hanno profili Facebook, Twitter o Linkedin. Non amano apparire e non hanno nulla a che spartire con gli adolescenti che amano imitarli e creano gruppi analoghi sui social network. Come “Black Block Rj”, un profilo Facebook che inneggia alla lotta e alla rivoluzione contro la coppa. Sulla sua pagina personale, si rivolge agli abitanti della favela Metro Mangueira e li rassicura: “Siamo qui per appoggiare la vostra protesta. Non prenderemo mai decisioni al posto vostro, vi siamo di aiuto. Per resistere ad ogni codardia si questo sistema immondo. Vandalo è lo Stato”.

Non sarà un autentico black bloc, ma la sua pagina piace a 94mila persone. Non sarà un puro sangue, ma i suoi post hanno sempre molto seguito. E questo non è un buon segno per chi si aspetta una Coppa di pace.

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