lunedì, Novembre 29

Cop26: ecco Xie e John, gli autori del colpo di scena a Glasgow Cina e Usa hanno deciso una iniziativa congiunta per rafforzare l'azione contro i cambiamenti climatici. Ecco chi sono Xie Zhenhua e John Kerry, i due veterani missionari del clima che hanno confezionato l'accordo

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La Cina e gli Usa hanno deciso una iniziativa congiunta per rafforzare l’azione contro i cambiamenti climatici. Lo ha annunciato l’inviato speciale cinese per il clima alla Cop26 di Glasgow, Xie Zhenhua.
«Entrambe le parti riconoscono che vi è un gap fra lo sforzo attuale», per contenere l’aumento delle temperature, «e gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, motivo per il quale insieme rafforzeremo l’azione per il clima» , ha affermato Xie Zhenhua.
Xie ha precisato che
l’intesa, ‘U.S.-China Joint Glasgow Declaration on Enhancing Climate Action in the 2020s‘, prevede «piani concreti» per rafforzare l’azione contro i cambiamenti climatici in questo decennio e che sia gli Usa che la Cina sono pronti «a lavorare insieme per finalizzare» l’attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima del 2015.
«
Essendo le due principali potenze mondiali, la Cina e gli Usa devono assumersi la responsabilità di lavorare insieme e con le altre parti per contrastare il cambiamento climatico», ha proseguito Xie osservando che «questo accordo dimostra che la cooperazione è l’unica via per la Cina e gli Usa».
Alla Cop26
Cina e Stati Uniti «hanno fatto la scelta di lavorare insieme», ha sottolineato l’inviato americano per il clima John Kerry, dopo essersi detto «soddisfatto» per l’accordo raggiunto tra i due Paesi per rafforzare l’azione su clima nel prossimo decennio. «I passi che abbiamo intrapreso, credo, possono rispondere alle domande sul percorso che sta facendo la Cina e aiutare Cina e Stati Uniti e gli altri a essere in grado di accelerare i loro sforzi».

Unasorpresa‘ questa dichiarazione, che è esattamente quello che auspicavano in molti alla vigilia dell’avvio dei lavori di questa Cop26 di Glasgow. Più di un auspicio, in realtà, puntando sul fatto che in campo c’erano loro: Xie Zhenhua e John Kerry, i due veterani missionari del clima.
Ma chi sono Xie e John?
Diciamo subito che Kerry e Zhenhua si conoscono bene, si stimano e per certi versi sono molto simili. Ciò che li accomuna è l’ottima conoscenza del tema,la lunga esperienza negoziale, la passione sincera nel tentativo di fare del clima e della salvezza del pianeta la priorità assoluta. Entrambi puntano a proteggere gli interessi dei loro rispettivi Paesi, come è dovere di ogni negoziatore, ma puntano a portare a casa un buon accordo nell’interesse prioritario della tutela dell’ambiente.

71 anni, veterano del clima della Cina, Xie Zhenhua ha guidato la squadra dei negoziatori cinesi in quasi tutti i colloqui ad alto livello dal 2007.
Xie, come molti funzionari del Partito Comunista della sua generazione, è cresciuto tra i disordini politici interni della Cina. Da adolescente, era uno dei milioni di giovani cinesisent-downche furono spediti nelle campagne per rieducare le loro menti attraverso il duro lavoro, durante la Rivoluzione Culturale di Mao Zedong. Xie è stato inviato a Heihe, una città arretrata nella provincia settentrionale di Heilongjiang, esperienza alla quale Xie attribuisce la sua maturità e resilienza.
Finita la Rivoluzione Culturale, Xie si è laureato in ingegneria fisica presso la prestigiosa Università Tsinghua di Pechino nel 1977, dopodiché ha iniziato la sua carriera nella Pubblica Amministrazione. Dopo aver iniziato come assistente ingegnere in un dipartimento governativo, Xie si è fatto strada fino a diventare direttore dell’Amministrazione statale per la protezione ambientale della Cina tra il 1993 e il 2005.
Nel
1993, dunque, è diventato capo del Ministero dell’Ambiente cinese, supervisionando l’introduzione di riforme sull’inquinamento e obiettivi ambientali. Come capo delle agenzie di protezione ambientale della Cina si dice che abbia agito ‘come un tuono‘, per i suoi sforzi per smascherare i trasgressori e spingere le aziende a rispettare le regole ambientali.
Nel 2005 si è dimesso dopo che l’esplosione di un impianto chimico ha provocato sei morti e migliaia di sfollati.
E’ stato lontano dal Governo per poco, quando è tornato, nel
2007, Xie è stato nominato vice ministro presso il principale pianificatore economico cinese, la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, che ha anche supervisionato la politica climatica fino al 2018, spingendo per le riforme verdi. In tale ruolo, ha guidato la delegazione cinese in conferenze chiave che vanno dai colloqui sul clima di Copenaghen del 2009 all’Accordo di Parigi del 2015, che per la prima volta ha riunito la maggior parte dei Paesi del mondo ad accettare di ridurre le proprie emissioni di gas serra per combattere il riscaldamento globale.


Xie è stato una figura cruciale per l’assunzione di impegni vincolanti in termini di politica climatica da parte della Cina -impegni in mancanza dei quali gli sforzi del resto del mondo sarebbero inutili. Allo stesso tempo, Xie ha spesso ripetuto con forza la posizione della Cina secondo cui i Paesi ricchi con un contributo storicamente maggiore alle emissioni hanno una responsabilità maggiore della Cina, che è ad oggi il più grande emettitore di carbonio al mondo, e ciò fin dal 2006. E però, il Paese è passato dalla difesa ostinata del proprio diritto a una crescita incontrollata delle emissioni, all’avvio attivo di un percorso a basse emissioni di carbonio, alla promozione dello sviluppo a basse emissioni di carbonio come strategia nazionale, una ‘rivoluzione energetica’ che comporta un massiccio dispiegamento di energie rinnovabili e un’interruzione decisiva dalla combustione del carbone. Questa trasformazione è diventata una strategia nazionale e il ruolo personale di Xie Zhenhua come facilitatore è stato indispensabile, sostengono gli addetti ai lavori. La politica ambientale di Xi è di fatto tracciata da Xie.

Xie è conosciuto come un negoziatore sincero e duro nei colloqui internazionali sul clima, un negoziatore tenace in difesa del ‘diritto allo sviluppo della Cina’, un buon ascoltatore, capace di mettere a nudo l’ipocrisia dell’Occidente, ma anche sincero e consapevole delle responsabilità del suo Paese. Untiratore scelto‘, si dice di lui, e ‘un credentenella missione per il cambiamento climatico.
I suoi modi lo rendono una rarità tra i funzionari cinesi di oggi, che sono sempre più avversi al rischio di parlare in mezzo alle varie repressioni del Presidente Xi Jinping sui funzionari. I media internazionali riportano le dichiarazioni di Li Shuo, senior global policy advisor di Greenpeace East Asia, che ha incontrato Xie di persona alle conferenze sul clima «
Xie non è un burocrate. Ha lo stile dei funzionari cinesi degli anni ’80 e ’90,quando avevano il coraggio di assumersi rischi e prendere iniziative, cosa che non si vede nei funzionari cinesi di oggi. Questo non perché i funzionari di oggi non vogliano [avere quello stile], ma perché il sistema attuale non glielo consente». «Parlare con Xie è come comunicare con un vero essere umano, mentre parlare con altri funzionari cinesi è come parlare con dei robot».

Xie è stato determinante nel processo in cui Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un consenso sugli obiettivi di emissione nel 2014, che ha poi aperto la strada all’accordo di Parigi. Secondo Xie, la chiave di quell’accordo è «che ogni Paese decida i propri obiettivi… il che mette a proprio agio entrambe le parti».
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E’ colorato e interessante, ha senso dell’umorismo e ama ridere. Mi è piaciuto subito», ha detto Todd Stern, inviato speciale degli Stati Uniti per il clima dal 2009 al 2016. «Capisce davvero i problemi. È molto protettivo nei confronti di quelli che considera gli interessi della Cina». La sua tenacia e la sua sincerità lo hanno aiutato a conquistare la fiducia dei suoi omologhi in altri importanti Paesi in via di sviluppo, consentendogli di appianare le cose quando i negoziati sono entrati in fasi critiche. «Era in grado di persuadere altri Paesi in via di sviluppo.Immagino che non ci sia nessuno più influente di lui», ha detto Stern. Qualità che a Glasgow sono preziose, e lo sono state sicuramente per il raggiungimento di questa iniziativa congiunta.

 

«Penso che siamo fortunati ad avere due persone con una forte relazione personale», aveva affermato, alla vigilia del vertice, Nick Mabey, CEO del think tank ambientale E3G, a ‘New Statesman‘, nei momenti critici «saranno Xie e Kerry a guardarsi negli occhi». Evidentemente i due si sono guardati negli occhi, e si sono riconosciuti.
«
Ho sempre creduto nella diplomazia». «Credo nella capacità delle persone di sedersi e cercare di lavorare ragionevolmente insieme». Parola di John Kerry a ‘Time. Parole che ritraggono perfettamente quello che il prestigioso giornale definisce ‘anziano statista’, sempre accolto a braccia aperte in tutte le capitali del mondo.
77 anni, c’è chi lo definisce ‘una mano debole’, certo non è un ‘tiratore scelto’ come il Xie, il suo è uno stile diverso. Intanto è un internazionalistaSono cresciuto molto abituato ad altre culture, altri paesi, altri punti di vista», racconta a ‘Time‘. «Non ho visto le cose esclusivamente attraverso un obiettivo americano»-, è poi, da diplomatico di razza, è un finissimo negoziatore, che alla mano pesante preferisce l’arte del dialogo, del confronto, del convincimento. La dichiarazione di ieri potrebbe essere -si vedrà nei prossimi mesi- il coronamento di una grande carriera, il più grande successo del suo essere ‘missionario’ del clima.

 

John Kerry è nato l’11 dicembre 1943, a Denver, in un ospedale militare, da una famiglia borghese. I nonni paterni erano ebrei austriaci trasferiti negli Stati Uniti, il padre era pilota e diplomatico, la madre proveniva dalla ricca famiglia Forbes di Boston. Educato tra il New England e la Svizzera, ha conseguito la laurea presso la Yale University e la laurea in giurisprudenza presso la Boston College Law School. Al termine degli studi, si arruolò nella Marina degli Stati Uniti e prestò servizio nella guerra del Vietnam come ufficiale di Marina.
Concluso il servizio militare, nel 1970, ha iniziato la sua battaglia contro la guerra, tutte le guerre, ed è stato cofondatore dei Vietnam Veterans of America e portavoce dei Vietnam Veterans Against the War.
Dal 1979 ha esercitato l’avvocatura privatamente per alcuni anni prima di dedicarsi alla carriera politica. Nel 1982 è stato eletto vicegovernatore del Massachusetts e nel 1984 ha vinto l’elezione al Senato degli Stati Uniti, in rappresentanza del Massachusetts, ed è stato Presidente della commissione per le relazioni estere del Senato dal 2009 al 2013, anno in cui si è concluso il suo mandato di senatore.
E’ stato candidato alla presidenza per il Partito Democratico, nel 2004. In seguito è stato Segretario di Stato, dal 2013 al 2017, nell’Amministrazione del Presidente Barack Obama. In qualità di massimo diplomatico americano, ha guidato la strategia del Dipartimento sulla non proliferazione nucleare, la lotta all’estremismo radicale e la minaccia del cambiamento climatico. Il suo mandato è stato segnato dal successo dei negoziati dell’accordo nucleare iraniano e dell’accordo sul clima di Parigi.
Nel 2019 Kerry è stata una figura chiave nella creazione di World War Zero, un’organizzazione dedicata alla lotta ai cambiamenti climatici, prima di essere nominato da Joe Biden, nel novembre 2020, inviato presidenziale speciale per il clima.

 

Il clima è la sua vera grande passione politica. ‘Time‘ racconta così questo suo impegno: «Fin dall’inizio della sua carriera politica, Kerry si è trovato attratto sia dalle questioni ambientali che dagli affari esteri, qualcosa che attribuisce alla sua educazione transatlantica e a una madre che, secondo lui, era dedita alle questioni ambientali. E durante la sua carriera, ha cercato di dare la priorità al cambiamento climatico anche se è rimasto nel dimenticatoio politico a lungo. Nel 1992 si è recato al Rio Earth Summit, il primo incontro delle Nazioni Unite sul clima, per sostenere soluzioni climatiche globali». «Al Senato, ha lavorato pubblicamente per costruire una coalizione bipartisan per approvare una legislazione sul clima che avrebbe limitato le emissioni degli Stati Uniti, mentre lavora dietro le quinte sugli sforzi per educare i suoi colleghi sull’urgenza della scienza del clima».
Assunta la carica di Segretario di Stato, ha iniziato a lavorare per far entrare la diplomazia climatica nell’apparato di politica estera degli Stati Uniti. L’enfasi sul clima è diventata un segno distintivo di come Kerry ha affrontato il suo ruolo di Segretario. «Subito dopo il suo insediamento, Kerry ha iniziato a viaggiare per il mondo, inserendo la questione nell’agenda dei capi di governo piuttosto che solo dei ministri dell’ambiente. All’interno del dipartimento, ha spinto ogni diplomatico ad avere una padronanza di base sulla questione e l’ha incorporata nei punti di discussione per incontri grandi e piccoli. “In pratica ha detto che ogni diplomatico del Dipartimento di Stato sarebbe stato un negoziatore sul clima, a un livello o all’altro“, afferma Jon Finer, capo dello staff di Kerry all’epoca che ora serve come vice consigliere per la sicurezza nazionale. Tutto ciò ha contribuito a gettare le basi per i colloqui che alla fine avrebbero portato all’accordo di Parigi», per il quale per due settimane ha condotto in prima persona negoziati continui.

Una caratteristica del lavoro di Kerry, non così comune nell’ambiente dei diplomatici, è la sua attenzione per il sistema delle aziende. Parlare con i responsabili politici delle Nazioni è importante, ma «l’immenso ruolo che il settore privato svolge negli affari globali rende i leader aziendali un obiettivo essenziale. Il settore privato, dice, ha il potere di fare o distruggere gli sforzi dei diplomatici». Per tanto quando non è in viaggio per incontrare i vertici politici e istituzionali delle Nazioni, incontra i responsabili delle grande aziende, consapevoli che alla fine sono loro a dover mettere a terra le buone pratiche a tutela del clima, se non c’è la loro adesione, qualsiasi decisione dei decisori politici si risolve in un nulla di fatto.

A Glasgow, Kerry è arrivato consapevole che la posta in gioco è esistenziale «per il pianeta, per la leadership statunitense e sull’intero sistema multilaterale che organizza le relazioni tra Paesi e popoli».
Nè per lui, né per Xie lo sforzo è concluso, anzi, ora devono lavorare per passare dalle parole ai fatti, e nei momenti critici saranno ancora loro a doversi guardare negli occhi.

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