sabato, Dicembre 4

COP26: chi è Xie Zhenhua, il veterano della Cina per il clima 71 anni, ha guidato la squadra dei negoziatori cinesi dal 2007. E' la speranza di tutti e in particolare di John Kerry. Kerry e Zhenhua si conoscono bene, si stimano e per certi versi sono molto simili

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71 anni, veterano del clima della Cina, Xie Zhenhua ha guidato la squadra dei negoziatori cinesi in quasi tutti i colloqui ad alto livello dal 2007, e ora a Glasgow affronterà due settimane di difficili negoziati, mentre il suo Presidente, Xi Jinping, probabilmente non sarà presente.
Xie è la speranza degli Stati Uniti e non solo, di tutti coloro che da questa Cop26 si attendono qualche buona notizia.
E’ la speranza soprattutto di John Kerry, l’inviato per il clima degli Stati Uniti, che, a 77 anni, in Scozia in queste due settimane si gioca i suoi 30 anni di esperienza sul clima. Kerry e Zhenhua si conoscono bene, si stimano e per certi versi sono molto simili. Ciò che li accomuna è l’ottima conoscenza del tema,la lunga esperienza negoziale, la passione sincera nel tentativo di fare del clima e della salvezza del pianeta la priorità assoluta. Entrambi puntano a proteggere gli interessi dei loro rispettivi Paesi, come è dovere di ogni negoziatore, ma puntano a portare a casa un buon accordo nell’interesse prioritario della tutela dell’ambiente, e questa è già un buon punto di partenza che lascia speranze all’ambizioso tentativo di una maggiore ambizione sulla riduzione delle emissioni dalla Cina. Alla Cop26, Xie sarà probabilmente la persona più importante presente, sostengono gli osservatori occidentali, e tutti gli occhi saranno puntati su come la Cina intende rispettare i suoi impegni già assunti e quelli che si spera assumerà.

Xie, come molti funzionari del Partito Comunista della sua generazione, è cresciuto tra i disordini politici interni della Cina. Da adolescente, era uno dei milioni di giovani cinesisent-down che furono spediti nelle campagne per rieducare le loro menti attraverso il duro lavoro, durante la Rivoluzione Culturale di Mao Zedong. Xie è stato inviato a Heihe, una città arretrata nella provincia settentrionale di Heilongjiang, esperienza alla quale Xie attribuisce la sua maturità e resilienza.

Finita la Rivoluzione Culturale, Xie si è laureato in ingegneria fisica presso la prestigiosa Università Tsinghua di Pechino nel 1977, dopodiché ha iniziato la sua carriera nella Pubblica Amministrazione. Dopo aver iniziato come assistente ingegnere in un dipartimento governativo, Xie si è fatto strada fino a diventare direttore dell’Amministrazione statale per la protezione ambientale della Cina tra il 1993 e il 2005.

Nel 1993, dunque, è diventato capo del Ministero dell’ambiente cinese, supervisionando l’introduzione di riforme sull’inquinamento e obiettivi ambientali. Come capo delle agenzie di protezione ambientale della Cina si dice che abbia agito ‘come un tuono‘, per i suoi sforzi per smascherare i trasgressori e spingere le aziende a rispettare le regole ambientali.
Nel 2005 si è dimesso dopo che l’esplosione di un impianto chimico ha provocato sei morti e migliaia di sfollati.
E’ stato lontano dal Governo per poco, quando è tornato, nel
2007, Xie è stato nominato vice ministro presso il principale pianificatore economico cinese, la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, che ha anche supervisionato la politica climatica fino al 2018, spingendo per le riforme verdi. In tale ruolo, ha guidato la delegazione cinese in conferenze chiave che vanno dai colloqui sul clima di Copenaghen del 2009 all’Accordo di Parigi del 2015, che per la prima volta ha riunito la maggior parte dei Paesi del mondo ad accettare di ridurre le proprie emissioni di gas serra per combattere il riscaldamento globale.

Xie è stato una figura cruciale per l’assunzione di impegni vincolanti in termini di politica climatica da parte della Cina -impegni in mancanza dei quali gli sforzi del resto del mondo sarebbero inutili. Allo stesso tempo, Xie ha spesso ripetuto con forza la posizione della Cina secondo cui i Paesi ricchi con un contributo storicamente maggiore alle emissioni hanno una responsabilità maggiore della Cina, che è ad oggi il più grande emettitore di carbonio al mondo, e ciò fin dal 2006. E però, il Paese è passato dalla difesa ostinata del proprio diritto a una crescita incontrollata delle emissioni, all’avvio attivo di un percorso a basse emissioni di carbonio, alla promozione dello sviluppo a basse emissioni di carbonio come strategia nazionale, una ‘rivoluzione energetica’ che comporta un massiccio dispiegamento di energie rinnovabili e un’interruzione decisiva dalla combustione del carbone. Questa trasformazione è diventata unastrategia nazionale e il ruolo personale di Xie Zhenhua come facilitatore è stato indispensabile, sostengono gli addetti ai lavori. La politica ambientale di Xi è di fatto tracciata da Xie.
Xie è conosciuto come un negoziatore sincero e duro nei colloqui internazionali sul clima, un negoziatore tenace in difesa del ‘diritto allo sviluppo della Cina’, un buon ascoltatore, capace di mettere a nudo l’ipocrisia dell’Occidente ma anche sincero e consapevole delle responsabilità del suo Paese. Untiratore scelto‘, si dice di lui, e ‘un credente nella missione per il cambiamento climatico.
I suoi modi lo rendono una rarità tra i funzionari cinesi di oggi, che
sono sempre più avversi alrischio di parlare in mezzo alle varie repressioni del Presidente Xi Jinping sui funzionari. I media internazionali riportano le dichiarazioni di Li Shuo, senior global policy advisor di Greenpeace East Asia, che ha incontrato Xie di persona alle conferenze sul clima «Xie non è un burocrate. Ha lo stile dei funzionari cinesi degli anni ’80 e ’90,quando avevano il coraggio di assumersi rischi e prendere iniziative, cosa che non si vede nei funzionari cinesi di oggi. Questo non perché i funzionari di oggi non vogliano [avere quello stile], ma perché il sistema attuale non glielo consente». «Parlare con Xie è come comunicare con un vero essere umano, mentre parlare con altri funzionari cinesi è come parlare con dei robot».

Xie è stato determinante nel processo in cui Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un consenso sugli obiettivi di emissione nel 2014, che ha poi aperto la strada all’accordo di Parigi. Secondo Xie, la chiave di quell’accordo è «che ogni Paese decida i propri obiettivi… il che mette a proprio agio entrambe le parti».
«E’ colorato e interessante, ha senso dell’umorismo e ama ridere. Mi è piaciuto subito», ha detto Todd Stern, inviato speciale degli Stati Uniti per il clima dal 2009 al 2016. «Capisce davvero i problemi. È molto protettivo nei confronti di quelli che considera gli interessi della Cina». La sua tenacia e la sua sincerità lo hanno aiutato a conquistare la fiducia dei suoi omologhi in altri importanti Paesi in via di sviluppo, consentendogli di appianare le cose quando i negoziati sono entrati in fasi critiche. «Era in grado di persuadere altri Paesi in via di sviluppo.Immagino che non ci sia nessuno più influente di lui», ha detto Stern. Qualità che a Glasgow saranno particolarmente preziose.

La Cina è responsabile del 27% delle emissioni globali. Il ruolo della Cina nel prossimo decennio sarà centrale. Il Paese lo scorso settembre ha proposto di raggiungere lo zero netto entro il 2060 e di raggiungere il picco delle emissioni entro il 2030. Domenica 24 ottobre, poi, ha pubblicato un nuovo piano su come raggiungere questi obiettivi. Gli scienziati puntano allo zero netto entro il 2050 per poter contare su di ‘un mondo sicuro e sostenibile’. Starà a Xie trovare una mediazione, insieme a Kerry, e poi convincere gli altri Paesi in via di sviluppo.

Ampiamente accreditato nei circoli negoziali, i negoziatori stranieri della Cop26 avranno un inviato cinese che ammirano e di cui si fidano, rispettato e capace di suscitare amicizia e buona volontà. Dote essenziale nelle prossime due settimane, considerato il livello particolarmente basso delle attuali relazioni tra Cina e Stati Uniti. La crescente ostilità geopolitica ha ridotto lo spazio in cui Xie e Kerry possono operare. Ma «“Penso che siamo fortunati ad avere due persone con una forte relazione personale”, ha affermato Nick Mabey, CEO del think tank ambientale E3G», a ‘New Statesman‘, nei momenti critici «“saranno Xie e Kerry a guardarsi negli occhi, quindi è fondamentale che si conoscano; possono non essere d’accordo sulla politica, ma si spera che non diffidano necessariamente o fraintendano”».

Dietro questo rispetto internazionale a livello globale c’è il lungo impegno di Xie per la protezione dell’ambiente in Cina, tutta la sua carriera è stata improntata a ciò. E tra i diplomatici del clima già si teme che l’andata in pensione di Xie possa accelerare la fine del ruolo del cambiamento climatico come ponte diplomatico tra Cina e Stati Uniti.
Per ora si guarda in direzione della Scozia, auspicando che i due pesi massimi, Zhenhua e Kerry, riescano concludere la loro prestigiosa carriera con un accordo che salvi il genere umano dal baratro. Non è detto fino all’ultimo secondo della negoziazione che non ci possano riuscire.

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