venerdì, Maggio 14

COP21, serve un'intesa entro mercoledì field_506ffb1d3dbe2

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Conto alla rovescia per la conclusione della Cop21 di Parigi. E’ partita oggi la seconda settimana di negoziati con lo scopo di raggiungere un accordo mondiale entro venerdì, per limitare l’aumento della temperatura entro i 2 gradi.

Sabato i negoziatori hanno presentato alla Presidenza una bozza del testo di accordo da cui sono partite oggi le trattative a livello Ministeriale. Il testo è di 48 pagine, precisamente di 20 pagine di preambolo, seguite da altre 21 di ‘decisioni’ e 5 di ‘note informative’, con decine di opzioni da scegliere e centinaia di questioni ancora da dirimere. Il testo è ora nelle mani dei Ministri, che avranno tempo fino all’11 dicembre per tentare di trovare un punto d’incontro tra le parti. Ma la bozza non avrebbe raccolto il consenso sperato: c’è ancora da trovare un’intesa sulla soglia di contenimento del riscaldamento globale, a 2 o 1,5 gradi, il finanziamento per gli interventi climatici e l’obiettivo di lungo termine per l’azzeramento delle emissioni di gas serra.

Quello dei finanziamenti è un nodo cruciale. Si è detto che sono necessari 100 miliardi di dollari all’anno, di qui al 2020, per l’adattamento ai cambiamenti climatici, ma per ora ne sono stati rintracciati finora tra 5 e 8. E non c’è risposta alla richiesta delle Nazioni africane, che hanno proposto un fondo da 32 miliardi. Altro punto spinoso resta la decarbonizzazione, ponendo in essere tutte le misure affinché una quota sempre crescente del fabbisogno energetico globale provenga dalle fonti rinnovabili.

Il Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, che sta curando i colloqui, ha detto che una prima panoramica dell’accordo finale dovrebbe essere pronto per mercoledì, due giorni prima della chiusura della Conferenza.

«Dobbiamo essere franchi: tutti i temi politici più complicati non sono ancora stati risolti», ha ammesso il negoziatore dell’Unione Europea, Miguel Arias Canete. La Réseau action climat, coalizione di decine di Ong ecologiste che segue da vicino i negoziati, sottolinea infatti che se da un lato «il testo ora è meno denso», dall’altro «tutte le opzioni sono ancora sul tavolo: le migliori come le peggiori». Nel documento, infatti, sono presenti ancora più di novecento espressioni tra parentesi quadre (ovvero sulle quali non c’è ancora accordo).

«Abbiamo l’unica opportunità di decidere il nostro destino», ha detto oggi il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon nel discorso di apertura di questa seconda fase a livello Ministeriale, conscio dell’urgenza di pervenire ad un accordo condiviso. «Le decisioni che prenderete qui si rifletteranno attraverso i secoli. Siamo sull’orlo di uno degli accordi più importanti dei nostri tempi: far pace con il nostro pianeta», ha detto in conferenza stampa.

«Una settimana fa, 150 leader mondiali erano qui e hanno assicurato il loro pieno sostegno per un accordo sul clima globale e robusto come lo è la sfida che ci troviamo di fronte», ha ricordato Ban. «Mai prima d’allora tanti capi di Stato e di Governo si sono riuniti in un unico luogo, in una sola volta e con uno scopo comune», ha sottolineato ricordando il loro sostegno per la «riduzione delle emissioni di gas serra e il rafforzamento della resilienza ai cambiamenti climatici». Da qui l’appello di Ban ai leader di tradurre «questo storico invito all’azione in un accordo sul clima durevole, dinamico, credibile ed equo».

«In primo luogo, abbiamo bisogno di un accordo che limiterà l’aumento della temperatura a meno di 2 gradi. Per molti, compresi i Paesi meno sviluppati, anche un aumento di 1,5 gradi avrà gravi conseguenze», ha insistito. «In secondo luogo, il settore privato ha bisogno di un chiaro segnale che la trasformazione dell’economia globale verso un sistema a basse emissioni è inevitabile, benefica e già in corso. Terzo, i Paesi sviluppati devono accettare di guidare il processo e i Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di assumere responsabilità crescenti in linea con le loro capacità», ha sottolineato il capo dell’Onu.

«In quarto luogo, l’accordo deve garantire sufficiente ed equilibrato supporto all’adattamento e alla mitigazione per i Paesi in via di sviluppo, soprattutto i più poveri e più vulnerabili», ha aggiunto. Infine, Ban ha chiesto che l’accordo preveda un quadro unico e trasparente per la misurazione, il monitoraggio e l’aggiornamento dello stato di avanzamento.

 

 

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