martedì, Settembre 21

COP21: quarta giornata tra tensioni e passi avanti Trasporti e costruzioni ecosostenibili in primo piano

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Riguardo al trasporto merci, uno dei maggiori responsabili delle emissioni di diossido di carbonio nell’atmosfera, tredici nuovi Paesi si sono aggiunti a quelli che già dall’anno scorso si erano impegnati a sviluppare un programma per rendere meno inquinante questo settore.

Sul piano del trasporto aereo, invece, l’International Civil Aviation Organization (ICAO), che rappresenta l’80,6% delle emissioni totali del trasporto aereo, ha ricevuto 74 proposte di azione per stabilizzare le emissioni dell’industria aeronautica dal 2020. Inoltre, l’Air Transport Action Group, rappresentante di oltre 1800 aeroporti e di 258 compagnie aeree internazionali, ha dichiarato di voler spendere miliardi di dollari nella ricerca e sviluppo di nuovi aeroplani più performanti dal punto di vista delle emissioni.

Nel frattempo hanno continuato ad arrivare segnali incoraggianti da parte delle aziende private: Sodexo, leader mondiale nel settore dei servizi di qualità della vita, ha annunciato di voler avviare una campagna di sensibilizzazione per la riduzione degli sprechi di cibo, acqua, energia, carta e materie prime. L’azienda si è anche impegnata a limitare le proprie emissioni del 34% entro il 2020.

Nello spazio Générations climat, dedicato ai dibattiti esterni alle negoziazioni, il tema odierno è stato quello degli oceani, primi fornitori di ossigeno e capaci di assorbire il 25% dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera. La protezione dei mari è dunque al centro dell’attenzione di molti Paesi partecipanti al summit climatico. La Francia ha dichiarato che entro il 2016 il 20% delle sue acque marine sarà protetto tramite la creazione di nuove riserve naturali.

I primi momenti di tensione sono avvenuti durante la seduta plenaria, in cui i Paesi emergenti e la Cina, che proprio oggi ha dichiarato di voler diminuire le proprie emissioni del 60%, hanno alzato i toni, pretendendo dagli Stati più ricchi un impegno preciso riguardo agli aiuti indirizzati ai Paesi in via di sviluppo. È stato chiesto che dopo il 2020 il pacchetto da 100 miliardi di euro annuali, promessi dai Paesi sviluppati, aumenti in modo sostanziale. Gli Stati industrializzati, dal canto loro, hanno sottolineato che le più ricche tra le Nazioni in via di sviluppo si sarebbero dovute impegnare ad aiutare finanziariamente quelle del Sud del mondo, ma questi ultimi non hanno condiviso l’idea sottolineando che la responsabilità maggiore dell’inquinamento planetario è degli Stati sviluppati.

Nel pomeriggio i negoziati si sono concentrati sul secondo tema principale della giornata: dopo i trasporti è stato il turno delle costruzioni. Questo settore è il responsabile del 30% delle emissioni mondiali di diossido di carbonio, ma ha un grande potenziale di miglioramento. È per lavorare su questo fronte che ben 18 Stati e 60 organizzazioni tra pubbliche e private hanno annunciato di essersi uniti nella Global Alliance for Buildings and Construction. Gli obiettivi dell’alleanza saranno molteplici: ridurre al minimo la domanda energetica, rendere ecosostenibili i sistemi di costruzione, integrare l’utilizzo di risorse rinnovabili nelle città tramite sistemi di district energy, attuare la progettazione di edifici integrati e coinvolgere le istituzioni finanziarie nel progetto. Per fare ciò sarà necessario incrementare di almeno 220 miliardi di dollari gli investimenti già stanziati nel 2014 per la costruzione di edifici energeticamente efficienti. Il settore dell’urbanizzazione è cruciale per il controllo del cambiamento climatico: si stima infatti che in futuro il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle grandi città. I Paesi partecipanti alla COP21 hanno ben compreso l’importanza di questo settore e già in 91 hanno dichiarato di volersi impegnare in questo senso, inserendo nei propri piani nazionali alcuni dei punti proposti dalla Global Alliance for Buildings and Construction.

La conferenza climatica di Parigi, dunque, continua a procedere, anche se a un ritmo non soddisfacente. Le tensioni tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo hanno iniziato a emergere e rischiano di far fallire i negoziati. Non vi è dubbio che tutti gli Stati siano consapevoli che un nulla di fatto porterebbe a delle conseguenze spiacevoli: risale solo a ieri la notizia diffusa dall’istituto tedesco Adelphi secondo cui il cambiamento climatico è già stato causa di 79 conflitti. Tutto dipenderà dal senso di responsabilità dei singoli Paesi e dalla volontà di andare oltre gli interessi statali per perseguire fini di interesse globale.

 

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