domenica, Giugno 13

COP21: pubblicata la prima bozza dell’accordo Dopo l'appello di Fabius qualcosa si muove. Ma la proposta è insoddisfacente

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La Conferenza di Parigi sul clima è giunta oggi alla sua quinta giornata. Il Ministro degli esteri francese Laurent Fabius due giorni fa ha invitato i negoziatori a fornire, entro domani, la bozza dell’accordo da sottoporre ai Ministri che giungeranno a Parigi la prossima settimana. Per riuscire a rispettare le scadenze, molti negoziatori hanno lavorato fino a tarda notte e i lavori sono stati suddivisi per aree tematiche e affidati a dei co-facilitatori, i quali in mattinata hanno presentato la sintesi dei risultati ottenuti.

Gli sforzi dei negoziatori per non ritardare troppo i lavori hanno dato i loro frutti, infatti, questa mattina intorno alle 10, è stata resa pubblica la prima versione, non ancora definitiva, dell’accordo sul clima. Come era prevedibile, dal testo presentato si possono evincere tutte le difficoltà incontrate in questi giorni di negoziazione. In realtà il testo, allo stato attuale, non presenta nessun contenuto che non fosse già prevedibile prima del summit di Parigi. Nella bozza si stabilisce che ciascun Paese dovrà prendere provvedimenti per la riduzione delle emissioni di gas serra e che ci saranno dei controlli periodici per valutare se gli impegni verranno onorati. Nessun riferimento viene però fatto alle modalità con cui questo monitoraggio verrà svolto nella pratica. Le tensioni affiorate ieri tra Paesi in via di sviluppo e Paesi ricchi non sono state appianate, in effetti, in base al testo pubblicato questa mattina, questi ultimi si sono impegnati a devolvere dei finanziamenti a favore dei primi, ma non sono mancate le critiche di chi accusa di avarizia gli Stati industrializzati. Un ulteriore punto su cui si è discusso, ha riguardato la soglia di innalzamento della temperatura oltre cui non si vuole andare; infatti, gli scienziati hanno segnalato che il surriscaldamento non dovrà superare i 2 gradi Celsius fino al 2100 per evitare conseguenze catastrofiche, ma alcuni Paesi, tra cui l’Italia, hanno proposto di stabilire una soglia più ambiziosa: 1.5 gradi Celsius. Quello che è certo è che l’accordo così come è stato presentato oggi, non è ancora soddisfacente in quanto troppo vago e superficiale, come ha ammesso lo stesso Ministro degli esteri francese Fabius. L’auspicio è che gli Stati parte dimostrino più coraggio e determinazione per giungere ad un testo finale che non sia soltanto simbolico.

Sono continuate comunque le discussioni per ottenere impegni concreti da parte di Stati, privati e società civile. I lavori di questa mattina sono stati dedicati principalmente ai finanziamenti privati per le iniziative riguardanti il controllo climatico. L’incontro è stato aperto da Janos Pasztor, assistente del Segretario Generale per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, il quale ha presentato un rapporto sugli investimenti derivanti dal settore privato per i progetti climatici del 2014. Lo scorso anno 1000 soggetti privati si sono impegnati per investire circa 30 miliardi di euro in progetti per far diventare pratica comune il monitoraggio delle emissioni di anidride carbonica. Dal settembre 2014 ad oggi, l’obiettivo dei 30 miliardi è stato ampiamente superato: le coalizioni di investitori hanno oltrepassato il numero previsto di fondi raccolti per la riduzione dell’utilizzo del carbone nella produzione industriale; molte aziende si sono impegnate per diminuire autonomamente le proprie emissioni; alcune banche hanno scelto di non finanziare attività a forte emissione di gas serra e il settore assicurativo si è impegnato per proteggere milioni di persone delle zone più povere colpite dai disastri ambientali. Pasztor ha evidenziato, però, che tutto questo potrebbe non bastare per attuare tutti i progetti necessari per evitare che il clima si surriscaldi oltre la soglia dei due gradi. Sarà l’intero sistema finanziario a doversi adattare a mobilitare i capitali verso un’economia verde, per ottenere questo bisognerà sviluppare nuove forme di finanziamenti che uniscano il settore privato con quello pubblico. Per questi motivi sono state avanzate diverse proposte: la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e la Banca interamericana per lo sviluppo, ad esempio, hanno stanziato decine di miliardi di dollari per finanziare progetti che perseguano l’obiettivo dell’efficienza energetica, con particolare attenzione ai Paesi emergenti. L’Agenzia internazionale per le risorse rinnovabili ha creato una piattaforma sul web su cui è possibile avere accesso ai progetti più validi di transizione alle risorse rinnovabili dei Paesi in via di sviluppo, per poi scegliere se finanziarli. Infine, ulteriori fondi sono stati stanziati per progetti riguardanti le risorse rinnovabili nell’Africa sub-sahariana e per la riabilitazione e la gestione sostenibile di 12 milioni di ettari di terreno ogni anno.

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