giovedì, Giugno 17

COP21: la linea italiana a Parigi Italia in prima linea per proteggere l'ambiente

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«La Conferenza di Parigi si terrà in una città che è stata oggetto di durissimi attacchi terroristici proprio nei giorni scorsi. Noi abbiamo apprezzato molto la posizione del Presidente Hollande e del Ministro Fabius, che hanno voluto, immediatamente dopo poche ore dal tragico attentato, ribadire con forza che la Conferenza si sarebbe comunque tenuta a Parigi» Gian Luca Galletti, Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha aperto così il suo intervento di ieri alla Camera dei deputati riguardante la Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici, prevista a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre. Il Ministro Galletti ha sottolineato l’importanza di mostrare al mondo che, nonostante le difficoltà, l’Europa non rinuncia ai suoi valori, tra cui si annoverano anche quelli della difesa del globo e dell’ambiente.

Dopo aver evidenziato il valore di questo incontro, che vedrà 160 Capi di Stato, in alcuni casi provenienti da Paesi in guerra tra loro ma determinati a trovare un accordo per un tema di rilevanza globale quale il clima, il Ministro è entrato nel vivo del discorso, sottolineando quali saranno i temi trattati a Parigi. L’obiettivo principale della Conferenza sarà quello di perseguire i risultati già concordati a Cancun nel 2010, ossia che entro il 2100 la temperatura globale non aumenti di più di due gradi, soglia ritenuta minima dagli scienziati affinché il globo non subisca danni irreparabili. Per fare ciò, sarà necessario come prima cosa diminuire la produzione di gas serra. Sarà prevista anche l’ultima sessione dell’ADP (Ad Hoc Working Group on the Durban Platform), il gruppo negoziale che si sta occupando di redigere l’Accordo di Parigi, con l’auspicio di riuscire ad approvarne il testo finale che andrebbe a sostituire, migliorandolo ed aumentando il numero degli Stati aderenti, il Protocollo di Kyoto, segnando così una tappa storica per la comunità internazionale.

Riguardo ai negoziati, l’Europa ha intenzione di parlare con una sola voce, riflettendo le posizioni di tutti gli Stati membri: «I Capi di Stato e i Governi europei hanno assunto tre impegni: tagliare entro il 2030 di almeno il 40 per cento le emissioni di gas serra rispetto al 1990. Tengo a precisare la data di partenza, la data base a cui noi ci riferiamo, il 1990, perché questo rende ancora più ambizioso il nostro obiettivo. Molti dei contributi nazionali misurano il proprio taglio di emissioni a partire dal 2005; noi abbiamo scelto come base il 1990. Questo rende ancora più performante il nostro target; questo target, lo ricordo, è vincolante dal punto di vista giuridico con burden sharing» sostiene Galletti.

L’Italia in particolare vuole impegnarsi affinché l’accordo, al contrario di quello di Kyoto da cui alcuni Paesi sono rimasti esclusi a causa della mancanza di conoscenze tecniche e scientifiche, sia il più possibile inclusivo, dinamico e allargato come spiega nel suo intervento il Ministro dell’ambiente: «Noi siamo stati promotori di una proposta, che troverà spazio, probabilmente, nella versione definitiva che approveremo a Parigi, sulla cosiddetta capacity building, insomma di un meccanismo che aiuta i Paesi che non sono in grado da soli di fare il piano di contenimento delle emissioni, che non sono in grado di attuarlo, di monitorarlo e di renderlo trasparente. Quindi, un meccanismo efficace per aiutare questi Paesi a essere integrati nel Protocollo di Parigi proprio perché non succeda quello che è successo a Kyoto, dove alcuni Paesi non hanno potuto partecipare perché non avevano le conoscenze tecniche e scientifiche per poter identificare le proprie azioni e portarle avanti e monitorarle».

Sarà importante, secondo il Ministro Galletti, differenziare gli obiettivi tenendo conto delle peculiarità dei singoli Paesi. Allo stesso tempo sarà vitale che la definizione dei risultati voluti sia accompagnata da una robusta governance che non consenta passi indietro e che serva a monitorare ciclicamente i miglioramenti fatti.

Galletti sostiene ancora che a Parigi sarà importante non solo concordare i risultati che si vorranno ottenere, ma anche il percorso da seguire per arrivarci: «L’Italia e l’Europa hanno già espresso la propria posizione, che è quella di identificare una traiettoria precisa di taglio delle emissioni, da concordare certamente con gli altri Paesi, ma il principio è quello della traiettoria e noi lo andremo a dire con forza a Parigi». Una simile previsione sarebbe utile non solo per verificare nel tempo i risultati ottenuti dai singoli Stati, ma anche per capire come meglio aiutare i Paesi più poveri che vogliono aderire all’accordo, rendendo possibile l’inclusione di tutti. Uno dei difetti del protocollo di Kyoto, infatti, era dovuto alla bassa percentuale di adesioni (il 12% delle emissioni globali). A Parigi, invece, si punta ad arrivare all’accordo di 160 Paesi, i quali rappresenterebbero il 93% delle emissioni di gas serra nel mondo.

Il Ministro, inoltre, ha sottolineato un tema molto importante, spesso tralasciato quando si discute di questioni ambientali: i cambiamenti climatici potrebbero portare a nuove guerre, a carestie e a povertà, ma soprattutto a enormi flussi migratori: «Gli immigranti ambientali sono stimati, nei prossimi anni, in 250 milioni. Quindi, tutti sappiamo gli sconvolgimenti del pianeta. Però, su questi temi, che ho elencato adesso, cioè differenziazione, equità e solidarietà, Parigi sarà il momento in cui ognuno dovrà dimostrare di passare dalle parole ai fatti».

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