venerdì, Maggio 7

COP21: Fabius esorta ad accelerare Scarso interesse per la Conferenza sui social nonostante l'ampia copertura mediatica

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Terza giornata di lavori della Conferenza Onu sul Clima a Parigi. E’ arrivata oggi, forte e chiara, la sollecitazione «ad accelerare» del presidente della COP21, il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, invito rivolto ai negoziatori dei 195 Paesi presenti alla Conferenza sul clima di Parigi che lavorano all’accordo finale. L’obiettivo è che la maggior parte delle opzioni vengano risolte entro la fine della settimana, prima che i ministri dei diversi Paesi riprendano in mano i negoziati lunedì«Il mio messaggio è assolutamente chiaro: bisogna accelerare il processo perché ci resta ancora molto lavoro», ha dichiarato Fabius in conferenza stampa. «Alcune formule di compromesso devono essere sviluppate il più rapidamente possibile, i capi di stato e di governo ci hanno dato un mandato chiaro, dobbiamo riuscire», ha detto ancora Fabius. «Abbiamo un’esigenza di successo che pesa sulle nostre spalle», ha insistito, ricordando che un «progetto di accordo» deve essergli consegnato entro sabato a mezzogiorno. Poco prima un negoziatore europeo aveva confidato alla France Presse che le discussioni in corso procedevano «molto lentamente».

Questo stesso accordo che oggi il ministro dell’Ambiente italiano, Gian Luca Galletti, ha definito «un’opportunità» piuttosto che un vincolo e per il quale ha auspicato che «ci sia almeno un accenno al tetto di 1,5 gradi per l’aumento nella speranza che nel tempo diventi il vero obiettivo finale». «Da Parigi non si torna più indietro».

Arriva intanto il primo ‘no’ ufficiale a un impegno al taglio delle emissioni. A tirarsi fuori è stato il Nicaragua. Le autorità del Paese latinoamericano hanno reso noto che non presenteranno un piano su tagli su base volontaria perché questo metodo ucciderebbe il concetto di ‘responsabilità storica‘ dei principali inquinatori del Pianeta. Paul Oquist, capo delegazione, ha dichiarato che altri cinque Paesi dei 195 presenti, Venezuela, Bolivia, Argentina, El Salvador e India, condividono questa posizione.

Diverse ong hanno rivolto un appello affinché le banche di tutto il mondo dirottino i propri investimenti dal settore del carbone a quello delle energie rinnovabili. Secondo un rapporto che riguarda i finanziamenti di 15 banche europee e americane tra il 2009 e il 2014 «257 miliardi di dollari sono stati destinati al carbone dalle maggiori banche internazionali» in questo periodo, vale a dire 2,5 volte di più che alle energie rinnovabili, che hanno beneficiato di 105 miliardi di investimenti bancari. Il rapporto degli Amici della terra, BankTrack, Urgewald e Rainforest Action Network dimostra che le «politiche delle banche restano insufficienti nel rispondere all’urgenza climatica».

Il 10% più ricco della popolazione della Terra è responsabile del 50% delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, mentre la metà più povera della popolazione mondiale – circa 3,5 miliardi di persone – ne produce solo il 10%, pur essendo la prima vittima di alluvioni, siccità e altri cataclismi legati agli effetti dei cambiamenti climatici. A denunciarlo è il nuovo rapporto di Oxfam «Disuguaglianza climatica», che fornisce nuove stime e dati sui livelli di emissioni legati ai modelli di consumo dei cittadini nei paesi ricchi e poveri.

Più di 500 istituzioni, con un portafoglio complessivo di 3.400 miliardi di dollari, hanno rinunciato ad investimenti nelle energie fossili. Lo ha indicato l’ong 350.org, promotrice di una grande campagna internazionale destinata a contabilizzare questi impegni. Il montante globale delle somme disinvestite nelle energie fossili non ha potuto essere calcolato, ma il numero di istituzioni pubbliche e private di banche o assicurazioni che hanno reindirizzato i loro investimenti è passato da 181 attori, che rappresentavano 50 miliardi di dollari di asset nel settembre 2014, ad oltre 500, secondo l’ong.

Infine, va segnalato lo scarso interesse riscosso dalla Conferenza sui social. Un’indagine del Socialpolitico.it realizzata monitorando l’andamento dell’hashtag #Cop21 ne ha riscontrato la bassissima rilevanza nella classifica dei ‘tranding topic’. Anche su Facebook l’evento Cop 21 è stato snobbato: la pagina facebook ufficiale dell’evento ottiene soltanto 47.123 mi piace e 12.038 interazioni con altri utenti. Numeri davvero bassi per una manifestazione del genere. Un flop clamoroso, consumatosi nonostante l’attenzione riservata all’evento dai mezzi d’informazione, che sul tema hanno finora prodotto circa 32 milioni e 400 mila notizie.

 

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