mercoledì, Dicembre 8

COP21, Brasile: accordo di Parigi 'giusto e ambizioso'

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La relazione, in effetti, non specifica le modalità con cui i Paesi dovranno agire per raggiungere gli obiettivi dell’accordo. A proposito di questo Roberto Silva Waack, integrante della Coalizione Brasile, Clima, Foresta e Agricoltura, che ha preso parte all’incontro, rileva che questo aspetto rimane a carico dei contributi volontari presentati da ogni singola nazione: «Ma anche rispetto a questi contributi l’accordo non entra nello specifico. Ciò che importa adesso è la segnalazione chiara di compromessi con obiettivi, trasparenza e finanziamenti. L’INDC brasiliano, cioè il tasso di contribuiti che ogni nazione intende determinare,  è molto ambizioso e si rivolge ai principali elementi competitivi del paese strettamente connessi all’uso della terra, all’agricoltura, alle foreste e ai biocombustibili. Quella  dell’esecuzione del Codice Forestale, dell’agricoltura del basso carbonio, del ritorno allo sviluppo dell’industria di biocombustibili e energie alternative, sono sfide che il Brasile è capace di affrontare a testa alta sfruttando le sue competenze tecnologiche e competitive. Sabbiamo cosa fare e come. Mancano i dettagli, ma la base tecnologica è la nostra forza».

Secondo il Presidente della Società Rurale Brasiliana, Gustavo Diniz Junqueira, quello che è stato negoziato a Parigi rappresenta una grande opportunità per il settore agricolo brasiliano, soprattutto rispetto alla conquista dei nuovi mercati. Ma la sfida è dura: «Abbiamo bisogno di maggiori investimenti, dobbiamo imparare a gestire meglio le cose, dobbiamo integrare gli obiettivi e cioè alimentare una popolazione che cresce sempre di più e allo stesso tempo dare vita a un nuovo modello di produzione sofisticato. Un modello capace di usare molte meno risorse».

Per l’economista Milton Rangel il coinvolgimento del Brasile è senza dubbio importante, ma ritiene che le attività che oggi traggono  beneficio dalla deforestazione, come l’industria della produzione e lavorazione della carne, saranno pregiudicate. «Il Brasile è uno dei maggiori produttori ed esportatori di carne del mondo e molte banche, soprattutto pubbliche, hanno concesso milioni di reais per finanziare questo settore dell’industria. Sarà interessante vedere come i gruppi politici affronteranno questa questione controversa, soprattutto nello scenario economico di recessione in cui ci troviamo. L’incontro avvenuto a Parigi è certamente un tentativo per rendere consapevole e cosciente il mondo intero rispetto alle emissioni di carbonio dei vari Paesi, con l’obiettivo di evitare che la temperatura globale aumenti nei prossimi anni innescando conseguenze tragiche per tutti. Però non bisogna dimenticare che a volte le riforme ambientali sono inversamente proporzionali alla crescita economica. Il Brasile di oggi è un Paese economicamente molto debole, perciò dubita che riesca a raggiungere gli obiettivi che si è preposto.  E’ chiaro che spero riesca a raggiungerli, ma se mi baso sulla serietà ambientale recentemente registrata dal Paese, resto un po’ perplesso».

 

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