domenica, Ottobre 24

COP21, Brasile: accordo di Parigi 'giusto e ambizioso'

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Rio de Janeiro – Il governo brasiliano ha accolto favorevolmente il ‘giusto e ambizioso’ progetto climatico raggiunto a Parigi durante la COP21 e ha definito decisiva la propria partecipazione al tavolo dei grandi.

Tra le varie promesse avanzate dal Paese, il Brasile a Parigi ha garantito di risolvere il problema della deforestazione in Amazzonia e di ridurre le emissioni di carbonio. Un progetto troppo ambizioso e forse un po’ paradossale se si pensa che la presenza del Brasile al tavolo di Parigi è avvenuta sotto l’ombra ingombrante di un disastro ambientale senza precedenti.

La tragedia di Mariana avvenuta qualche settimana prima della conferenza è frutto della postura compiacente e rilassata degli organi pubblici e dei loro criteri discutibili di controllo ambientale. Eppure il Brasile ha promesso mari e monti. «Ci daremo da fare» ha garantito il Presidente Dilma Rousseff in un comunicato stampa. «Festeggeremo con tutte le nazioni e i tutti i popoli del mondo questa grande conquista che garantisce lo sviluppo sostenibile, preserva il pianeta e le condizioni di vita dell’umanità. La nostra partecipazione è stata decisiva».

I 195 Paesi che hanno partecipato alla Conferenza sul clima di Parigi, COP21, hanno approvato un accordo storico che ha lo scopo di combattere il riscaldamento globale; un accordo che unisce per la prima volta in questa lotta Paesi ricchi e paesi in via di sviluppo. L’accordo, che dal 2020 sostituirà l’attuale Protocollo di Kyoto, è «giusto e ambizioso» ha sottolineato la Roussef, «rinvigorisce il regime multilaterale consentendogli di rispondere al meglio alle richieste legittime della comunità internazionale. La relazione si basa sui principi della Convezione sul riscaldamento globale e rispetta le differenze tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo».

Soddisfatto, il governo brasiliano ha tenuto a evidenziare l’importanza dell’intervento brasiliano al vertice parigino. «Fondamentale» si legge nel comunicato della Rousseff, «la proposta firmata congiuntamente da Brasile e Unione Europea  per promuovere un meccanismo che incentivi gli investimenti privati  verso progetti finalizzati alla riduzione delle emissioni». Il Brasile ha promesso di affrontare e risolvere il problema della deforestazione illegale in Amazzonia fino al 2030 e per questo ha promosso l’attivazione di un meccanismo che permette il riconoscimento economico dei risultati di tutte le azioni e le iniziative di lotta alla deforestazione e al degrado forestale. Il fenomeno in Amazzonia è aumentato del 16% negli ultimi dodici mesi. Non solo: la settima economia del mondo si propone di ridurre le emissioni di gas inquinanti contaminate del 37% fino al 2015 e del 43% fino al 2030 rispetto ai livelli del 2005.

Promesse ambiziose, quindi, quelle siglate dall’accordo di Parigi. Eppure, sebbene la relazione sia stata celebrata in tutto il mondo e nonostante l’entusiasmo del governo brasiliano, le critiche non sono mancate. Per il sovrintendente esecutivo delle politiche pubbliche e delle relazioni esterne della ong WWF in Brasile, Henrique Lian, la somma di 100 miliardi di dollari annuali che, in base all’accordo, le nazioni più ricche cederanno alle più povere, non sarebbe sufficiente: «Secondo alcune analisi effettuate dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite, il valore necessario allo sviluppo dei Paesi più poveri dovrebbe superare diversi trilioni. E’ vero che il testo dell’accordo estende il finanziamento di 100 miliardi di dollari fino al 2025 e invita i Paesi ad aumentare questa somma, ma non è chiaro quando raggiungeremo questi limiti e chi realmente si assumerà i costi». Oltre a questo, secondo Lian, stabilire il limite di 1,5 gradi Celsius per l’aumento della temperatura di per sé non assicura buoni risultati per tutti, come per esempio per i Caraibi: «Senza un’azione e un controllo effettivo delle mete nazionali di tutti i Paesi, cosa che è prevista nel testo dell’accordo fino al 2020, restiamo ancora incollati ai 2,7 gradi. Parigi non rappresenta un punto finale. E’ solo l’inizio».

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