giovedì, Settembre 23

COP21: al via oggi la Conferenza di Parigi sul clima field_506ffb1d3dbe2

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Il presidente francese Francois Hollande e il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon hanno accolto i circa 150 leader mondiali a Le Bourget, sede dei lavori della XXI Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, meglio nota come COP21, che si svolge da oggi 30 novembre all’11 dicembre nella capitale francese. Neanche all’Assemblea generale delle Nazioni Unite si è assistito a una foto di gruppo con così tanti capi di Stato. Un minuto di silenzio per le vittime degli attentati di Parigi è stato osservato poco prima dell’intervento del presidente francese.

Sono 15.500 i poliziotti schierati in tutta la Regione, quasi 3.000 in prima linea nel quartiere generale di Le Bourget. Eppure la gran mole di forze dell’ordine in campo non ha scoraggiato ieri le proteste degli ambientalisti, con scontri, disordini e circa 200 fermi in Place de la Republique e il timore diffuso di una replica oggi, quando all’ombra della torre Eiffel saranno riuniti i potenti del mondo in piena emergenza terrorismo.

A 20 anni esatti dal primo Cop, tenutosi nel 1995 a Berlino, la sfida è sempre la stessa: fermare il cambiamento climatico e il temuto surriscaldamento del pianeta. In particolare, l’obiettivo è limitare a due gradi l’aumento della temperatura globale rispetto all’era preindustriale. Un impegno non da poco, considerando che i piani nazionali con cui arrivano al tavolo di Le Bourget i 190 Paesi attesi a Parigi infrangono la ‘zona rossa’ portando pericolosamente la colonnina di mercurio a +2,7 gradi.

In vista della conferenza 183 paesi su 195 hanno già presentato il loro impegno a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Un significativo passo avanti, ma insufficiente, che porterebbe comunque a un riscaldamento prossimo ai tre gradi. Il summit punta quindi a delineare per i prossimi decenni dei meccanismi di revisione al rialzo dell’accordo.

Nonostante i buoni propositi occorre dunque uno sforzo supplementare, con le diplomazie al lavoro per cancellare la disfatta di Copenaghen del 2009, quando il summit Onu si concluse con un nulla di fatto. Oggi come allora, Cina, India e Usa sono le nazioni che più rappresenteranno un freno al raggiungimento di un accordo per alzare il tetto alle emissioni di CO2, poiché sono le nazioni che inquinano di più in quanto super potenze industriali.

A Parigi si punta a raggiungere un’intesa che nel 2020 possa addirittura raccogliere il testimone dell’accordo di Kyoto con impegni ancor più ambiziosi. Ma gli ostacoli sono tanti e l’eterno scontro Nord-Sud si dimostra ancora una volta attuale, con i Paesi emergenti pronti a rivendicare una sorta di diritto ad inquinare di più perché in ritardo di due secoli sulla tabella di marcia dell’industrializzazione.

Sul piatto della bilancia pesa poi la scarsità di aiuti dei Paesi avanzati per finanziare la conversione alle energie rinnovabili dei poveri: dei 100 miliardi di dollari promessi, ben 38 mancano ancora all’appello. A tal proposito, il presidente cinese Xi Jinping ha chiesto alle principali economie del mondo di onorare gli impegni assunti per garantire ai paesi in via di sviluppo un miliardo di dollari all’anno per affrontare i problemi posti dai cambiamenti climatici.

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