lunedì, Ottobre 18

Convenzione europea e diritti umani: 65 anni dopo

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La coscienza dell’Europa: il ruolo della Corte di Strasburgo nella tutela dei diritti umani‘: con questo titolo la Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, in collaborazione con il Consiglio d’Europa stesso, ha organizzato le celebrazioni del 65° anniversario della firma della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libertà fondamentali. La cerimonia si è svolta nello stesso Palazzo Barberini a Roma dove la Convenzione era stata firmata il 4 novembre 1950.

C’erano le massime cariche dello Stato a celebrare questo importante anniversario, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai Presidenti di Senato e Camera Pietro Grasso e Laura Boldrini, al Ministro della Giustizia Andrea Orlando e al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli affari europei Sandro Gozi. A fare gli onori di casa in rappresentanza del Consiglio d’Europa il Presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentre del Consiglio d’Europa Michele Nicoletti e la .

Anche per la parte giuridica la rappresentanza era ai massimi livelli: dal Presidente di fresca nomina della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, il giudice napoletano Guido Raimondi, che ha assunto le nuove funzioni il 1° novembre scorso, a due famosi giudici italiani alla Corte europea dei Diritti dell’uomo, Benedetto Conforti e Vladimiro Zagrebelsky, che hanno spiegato il ruolo della Corte di Strasburgo e il significato storico della Convenzione. Due parlamentari italiani, la Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati Donatella Ferrari e il senatore Giacomo Caliendo, componente della Commissione Giustizia del Senato della Repubblicha hanno invece spiegato come si svolge il dialogo tra la Corte e il diritto interno e come funziona il meccanismo di esecuzione delle sentenze.

A Gabriella Battaini abbiamo chiesto di spiegare il senso di questo incontro svoltosi il 1 dicembre 2015, esattamente 65 anni dopo la firma della Convenzione.

 

Una celebrazione e molto di più, giusto?

A Palazzo Barberini oggi sta accadendo qualcosa di veramente importante. Stiamo ritornando alle origini della nascita di un importantissimo testo che rappresenta la nostra coscienza europea, vale a dire la Convenzione europea dei Diritti dell’uomo. L’avvenimento di oggi, che è celebrativo, è fondamentale perché viviamo ora in un contesto nazionale e internazionale estremamente preoccupante, con i problemi che abbiamo incontrato in questi ultimi mesi e settimane, con tutta questa massa di rifugiati che arrivano attraverso il nostro Paese transitano verso altri Paesi europei, con il problema del terrorismo che incombe e il perdurare ancora della crisi economica e finanziaria che è passata in qualche modo in seconda fila, ma che comunque persiste e continua a far soffrire molte famiglie e moltissime persone. Allora il problema attuale è fare attenzione a come le autorità pubbliche e la politica reagiscono per cercare di portare rimedio a tutte queste situazioni di crisi, di instabilità, di minaccia per la nostra sopravvivenza fisica. E proprio nella ricerca delle soluzioni è fondamentale non perdere di vista la ‘bussola’ per farci guidare ed evitare così gravi errori. La Convenzione dei diritti è il collante che tiene unito il nostro continente, la base su cui poggia il diritto europeo e la pietra miliare del diritto internazionale. È proprio questo il senso profondo dell’avvenimento di oggi: la capacità di sapere che ci si può ispirare a un testo fondamentale come la Convenzione europea dei Diritti dell’uomo e alla sua giurisprudenza per poter evitare di fare errori gravi, tali da minacciare le nostre libertà individuali nel momento in cui si cerca di proteggerle e il rispetto della dignità umana. Penso in particolare a quanto accade ora a certi rifugiati in alcuni Paesi europei. Quindi tutto quello che può essere fatto per mantenere un equilibrio tra quella che può essere la sicurezza e la libertà dell’individuo da una parte e le necessarie misure che le autorità pubbliche devono assolutamente prendere per garantire situazioni di protezione è fondamentale. Quindi oggi i messaggi che abbiamo sentito sono messaggi di avvertimento, perché per poter andare avanti si sappia che non si può andare da soli ma bisogna andare con dei punti di riferimento precisi e dei principi solidi e tutto questo lo ritroviamo nella Convenzione europea dei Diritti dell’uomo.

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