lunedì, Ottobre 25

Controllo di Internet, attacco alla libertà individuale?

0

Continua in Francia il dibattito sul progetto di legge sul controllo internet, avanzato dal Governo il 19 marzo e messo al voto in Senato martedi (2 giugno ndr.). Presentato come tappa necessaria della strategia di protezione del cittadino di fronte a possibili minacce terroristiche, il testo rafforza i dispositivi di sorveglianza: servizi segreti e polizia potranno accedere direttamente alle reti degli operatori  – telefonici, hosting o social media – per recuperare i dati della persona sospetta. Giustificato con la dimensione ‘d’urgenza’ che gli attentati di gennaio e la critica situazione internazionale porta ad affrontare, il processo prevederebbe l’installazione sulle reti internet nazionali di algoritmi capaci di analizzare i metadati del traffico web nazionale, e di individuarne le possibili derive terroriste. Un funzionamento simile, ha commentato martedi il primo ministro Manuel Valls, a quello delle scatole nere.

Convinto che l’analisi «totale e sistematica» delle reti internet nazionali sia un asse fondamentale dell’estirpazione di «comportamenti sospetti», Valls si dichiara favorevole ad un controllo dei dati in tempo reale. I dati di connessione delle persone definite come sospette potranno essere stoccati direttamente dai servizi di sorveglianza, senza farne la richiesta caso per caso. In altre parole, i comportamenti definiti ‘a rischio’ potranno essere sorvegliati in modo preventivo, senza dover dimostrare il loro reale coinvolgimento in filoni sospetti.

L’iniziativa solleva da due mesi un forte dibattito sulla difesa delle libertà individuali. «Bisogna continuare la mobilitazione contro questo testo inaccettabile indipendentemente dal voto all’Assemblea Nazionale» ha dichiarato lunedi in una conferenza stampa a Parigi la segretaria del sindacato della magistratura Laurence Buisson. Detto fatto, lunedi sera alle 18h una grande manifestazione è organizzata in piazza della Repubblica dall’Osservatorio delle libertà e del digitale: martedi 9 il voto passa al Senato.

A rendere impopolare la manovra governativa – benché alcuni sondaggi diffusi ad aprile dessero più del 60% dei Francesi favorevoli – contribuisce il curioso parallelo americano. Così martedi 2 giugno, mentre la Francia optava per un indurimento del controllo e una maggiore libertà di invasività da parte dei servizi preposti, oltreoceano il Senato americano approvava con lo USA Freedom Act la misura opposta: prima riconsiderazione di quel Patrioct Act firmato in fretta e furia al seguito degli attentati 2001 e le cui conseguenze sono state ampiamente denunciate da Edward Snowden, il Freedom Act mette mano soprattutto alla sezione 215 del primo documento.

Da questa settimana, i servizi segreti americani non hanno più liberamente e incondizionatamente accesso ai dati dei cittadini americani. Detengono ugualmente il diritto di richiederne il possesso ai gestori delle reti, ma motivandone caso per caso la necessità. Per poter essere controllato, il soggetto dev’essere riconosciuto sospetto.

A fronte di un dibattito altamente esplosivo e all’inevitabile confronto americano, in Francia il Governo tenta di prendere piede. In attesa della Conferenza di Parigi – annunciata per il mese di aprile e poi rimandata al 18 giugno, presenterà la strategia digitale nazionale – gli interventi istituzionali si moltiplicano nell’ottica di rassicurare un pubblico civico e mediatico capace di esercitare una forte pressione.

In carica da meno di un anno delle politiche digitali – in seguito alla riorganizzazione ad agosto scorso del Ministero delle Finanze e alla creazione della sua diramazione «numérique» – il ministro Axelle Lemaire incarna in pieno questa ricerca istituzionale di credibilità.

Al Forum per la Gestione Internet organizzato lo stesso martedì del voto francese e del voto americano, il neo-ministro non ha negato la funzione politica di questi appuntamenti: «La Francia ha un ruolo politico nella gestione di questo tema, lo abbiamo di fronte alla comunità internazionale e nei confronti di tutti i sistemi. E’ fondamentale riuscire a strutturare delle proposte concrete, applicabili rapidamente» ha detto.

«Restare vigili», «mantenere una pressione amichevole» : termini ed obiettivi dispiegati dal ministro evocano un quadro di interessi sottili, da maneggiare con cura e da difendere da intrusioni esterne. «Internet è un bene comune » ha continuato il ministro. «Lo dobbiamo difendere come abbiamo già saputo fare in altre occasioni, in collaborazione internazionale ma sulla base del principio di non intrusione». Il riferimento esplicito alla conquista dello spazio, e il parallelo a quella di internet come di « un quinto continente », solleva forti reazioni per la sua opposizione al principio di base della sua libertà costitutiva.

Se nelle proposte che il Governo avanzerà in occasione della Conferenza di Parigi è annunciata anche una nuova – e fumosa – categoria di dati «di interesse generale», da aggiungere alle catalogazioni europee e più concentrata sul sociale (il loro trattamento riguarderebbe ad esempio le persone in stato di handicap) e i servizi, molti riconoscono in questi argomenti un abile tentativo di mascherare l’incremento di controllo sui privati cittadini.

Contro una legge restrittiva delle libertà individuali torna ad esprimersi la voce più autorevole: nell’ultimo intervento pubblicato su Amnesty International e diffuso dal New York Times, Edward Snowden racconta come l’attuale panorama americano possa considerarsi una vittoria della coscienza collettiva.

«Due anni dopo [le rivelazioni], la differenza è profonda. Nel giro di un mese, il programma intrusivo di controllo NSA delle telefonate è stato dichiarato illegale. [..] Dopo che un’inchiesta della Casa Bianca ha determinato che questo programma non aveva permesso di impedire un solo attacco terrorista, perfino il nostro Presidente – che aveva in precedenza difeso la sua fondatezza e criticato la sua rivelazione – ha finito per ordinare di mettervi fine».

Snowden insiste sul potere di un pubblico informato, sulla formazione di una coscienza critica sull’argomento. «Ci sono stati momenti in cui ho temuto che avessimo [con i tre giornalisti collaboratori]messo in pericolo la nostra confortevole esistenza per niente, che il pubblico avrebbe reagito con indifferenza o fatto prova di cinismo di fronte alle rivelazioni. Non sono mai stato cosi felice di essermi sbagliato».

Se resta ancora molto da fare a livello internazionale per la gestione di una politica della sicurezza che non prevarichi le libertà costituzionali dei privati cittadini – Snowden cita le recenti dichiarazioni di David Cameron, a favore di una maggiore invasività: «passando all’anno 2000» commenta «pochi avrebbero immaginato che i cittadini di Paesi democratici e sviluppati si sarebbero presto trovati a difendere la nozione di società aperta contro i loro stessi dirigenti!» -, l’informatico si dichiara fiducioso.

«I rapporti di forza iniziano a cambiare. Assistiamo all’emergenza di una generazione post-terrore, che rigetta una visione del mondo definita da una tragedia particolare. Per la prima volta dagli attacchi dell’11 settembre, distinguiamo infine i contorni di una politica che gira le spalle alla reazione e alla paura per abbracciare la resilienza e la ragione. Ogni volta che la giustizia ci da ragione, che la legislazione viene modificata, dimostriamo che i fatti sono più convincenti della paura. E come società, riscopriamo che il valore di un diritto non si misura su quello che cela, ma su quello che protegge».

Ci sono voluti 14 anni. In Francia, la strada della creazione di questa coscienza si annuncia ancora lunga.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->