sabato, Maggio 15

Contro l’innatismo della virtù ‘Io, esser meglio di come sono non posso’, è un alibi.

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Due gatti abitano con noi, da quando erano molto piccoli. La maggiore, Nina, adesso ha due anni e mezzo, e Il Gricio ne ha uno e mezzo. E’ la nostra prima esperienza di convivenza con altri animali; e io non avevo mai avuto in casa, nemmeno da ragazzo con la mia famiglia, né gatti né cani. Abbiamo dovuto imparare, mia moglie e io; stiamo ancora imparando, sempre.

Per Nina, quasi da subito, abbiamo pensato di creare nella nostra stessa camera da letto una specie di capanna, un mini-stendino con sopra un telo. Nina ha mostrato di gradire: quello è diventato un suo spazio, di riposo e ‘meditazione’, fresco d’estate e caldo d’inverno. Come valore aggiunto – nella nostra testa umana di ‘miglioratori del mondo’, pacifisti senza se e senza ma – abbiamo stabilito che quello dovesse essere uno spazio assolutamente ‘franco’ per lei: se ci entrava mentre giocando la inseguivamo, lì sotto noi non potevamo mettere neppure una mano, nemmeno se il motivo della sua fuga fosse una qualche ‘marachella’ appena combinata.

Quella capannuccia insomma è diventata FreeNinaLand (detta così forse perché la prima estate della nostra convivenza con la gatta siamo andati in Irlanda, e anche a Derry con l’inevitabile foto emozionata al cippo bianco nel Bogside: You Are Now Entering Free Derry).

Poi dopo un anno è arrivato Il Gricio. Chi ha esperienza di gatti in casa immaginerà che l’accettazione del nuovo venuto da parte di Nina non sia stata né immediata né facile, e infatti è andata così. Tuttavia, a circa un mese dal suo arrivo Il Gricio aveva già conquistato la ‘primogenita’ – così come aveva fatto innamorare anche lui, da subito, noi due umani; e da allora a oggi i due ci paiono un bellissimo esempio di fratellanza felina, di rispetto reciproco, condivisione di giochi e coccole, autonomia di spazi e tempi all’occorrenza: da allargare il cuore.

Ciò non toglie che a volte si rincorrano come furie per tutta casa, si fronteggino come Jedi (senza spada-laser) e si rotolino avvinghiati come lottatori di wrestling all’ultimo sangue (senza farsi un graffio – è il caso di dirlo): sempre predatori sono!

E FreeNinaLand? Nina è stata generosa anche in questo, e Il Gricio anche in questo ha mostrato doti di apprendimento: la capannuccia è diventata spazio franco pure per lui, che ha capito dal nostro atteggiamento che lì sotto non lo avremmo disturbato in nessun caso. Se lo dividono con equanimità, tanto che dovremmo cambiargli nome – ma è rimasto intitolato a lei, e così penso resterà.

Ma il bello, e il succo di questo raccontino, è quanto segue.

FreeNinaLand è ‘free’ per loro due, gatti, riguardo all’interazione con noi due umani: così è nata, così l’ha capita Nina, così l’ha capita Il Gricio, così è ancora e sempre. Ossia, entrambi sanno – hanno imparato – che la differenza tra là dentro e dappertutto fuori è che dentro sono ‘salvi’ da noi, mentre fuori se c’è da prenderli, anche controvoglia (loro) come per la spazzolata giornaliera, li acchiappiamo come e dove ci pare. Se volessi antropomorfizzare le loro sensazioni direi che i due gatti hanno appreso che noi umani abbiamo unilateralmente eletto un luogo della casa comune a luogo di rispetto assoluto della loro libertà, della loro sicurezza e della loro privacy; hanno appreso che noi abbiamo ‘ceduto sovranità’ a seguito di una ‘trattativa silenziosa’ tra tutti e quattro, e che questo ha fatto avanzare la nostra micro-società di un passo sulla strada della Civiltà, dell’interesse generale, della pace permanente, del Bene collettivo.

Ora, la cosa meravigliosa è che – sempre antropomorfizzando – essi sembrano aver appreso non solo che noi abbiamo benevolmente stabilito questa cosa, ma anche la ‘benevolenza in sé’: la giustezza, cioè la convenienza di pattuire una cosa così da parte di chiunque, di qualsiasi specie. Infatti ho da poco scoperto che anche per loro, nelle loro reciproche interazioni a prescindere da noi, FreeNinaLand è ‘free’!
Esattamente – se rincorrendosi come pazzi gioiosi per le camere finiscono intorno alla capanna e uno dei due decide di entrarvi sotto, l’altro aspetta fuori che ne riesca; se lottano facendo capriole qua e là e uno ha bisogno per caso di rifiatare, s’infila sotto quel telo e l’altro rifiata anche lui; se se le stanno dando di santa ragione – da adolescenti di carattere quali credo siano – e lui o lei sta soccombendo, allora FreeNinaLand rappresenta un’onorevole resa temporanea, e il vincitore del momento se ne va soddisfatto senza strafare.

Di fatto, sulla sola scorta dell’esempio (il nostro, nei loro confronti) e dell’abitudine (un paio d’anni per lei, per lui un anno), due felini hanno compiuto – ritengo, da semplice osservatore senza titoli in etologia – il grande prodigio di mettere in qualche misura da parte l’istinto innato da carnivori aggressivi, acquisendo ‘per via deduttiva’ (non saprei come altro definirla) la virtù della non-belligeranza; o, almeno, quella della mediazione nei contesti (la ‘ritirata’ nella capanna, usata una volta dall’uno una volta dall’altro animale) in cui l’aggressività non sembra una cosa ‘buona’.

La morale è che la virtù si impara. Che può apprenderla un gatto, di cui sono portato a ritenere abbia un punto di equilibrio tra i due estremi dell’istinto genetico e dell’apprendimento esperienziale piuttosto vicino al primo che non al secondo. E che – quindi – tanto più può apprenderla un umano, per il quale varranno (voglio sperare) i circa 85 milioni di anni trascorsi da quando si sono separati i due rami evolutivi che rispettivamente conducono al gatto e all’uomo e alla donna; e varranno nel senso che il bilancio tra ‘innato’ e ‘imparato’, per noialtri, pende di più sul secondo aspetto.

Che dire – come sento spesso – ‘io, esser meglio di come sono non posso’, è un alibi. E che dire – come si sente sempre più spesso – ‘quelli, diversi da noi, sono così per natura e non cambiano mai’, è puro (e comodo e bieco – e infondato) razzismo.

Anche questa bellissima, assai confortante, demistificante e netta scoperta, dobbiamo – mia moglie e io – a Nina e a Il Gricio. E ho voluto condividerla con voi.

 

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